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9 Giugno Giu 2018 1113 09 giugno 2018

Sco, "l'altro G7" guidato da Cina e Russia flirta con l'Iran

Xi Jinping ha accolto Putin come un imperatore. Hanno firmato accordi per 2,6 miliardi di euro e si preparano a fornire un alternativa euroasiatica alla Nato. E al vertice di quest'anno c'è anche Rohani.

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«Alla Russia dovrebbe essere permesso di tornare nel G8» ha detto il presidente Usa Donald Trump prima di partire per il G7. Risposta gelida da parte del portavoce di Vladimir Putin: «Mosca si concentra su altri formati». Se i grandi della terra si sentono orfani del Cremlino infatti, il novello zar è già stato accolto come in pompa magna a Pechino. Lunga intervista sulla televisione di Stato, parata militare in piazza Tian'anmen e pesante collana d'oro offerta da Xi Jinping in persona per suggellare il legame.

SOMIGLIANZE TRA PUTIN E XI. Certo è che i due sanno come prendersi, si vezzeggiano e si scambiano regali. Sono entrambi eredi di imperi trasformati dalla dittatura del proletariato che li ha uniti e divisi in maniera forte. È evidente che sanno parlare la stessa lingua e capiscono i rispettivi interessi. Sono uomini che non si tirano indietro, e che non nascondono né l'ambizione a governare più a lungo del loro mandato né le tendenze autoritarie con cui gestiscono i loro popoli.

Prima ancora che Trump gli offrisse un ramoscello d'ulivo, Putin aveva ricordato sulla televisione cinese che il suo compleanno del 2013 lo aveva passato con Xi Jinping. Senza sottolineare che quest'ultimo era appena stato appuntato alla guida del suo Paese e con i modi di chi si confida, faceva sapere a 1,3 milioni di potenziali spettatori che il suo rapporto con il leader cinese è unico. «Non lo nascondo, abbiamo brindato con uno shot di vodka e affettato qualche salsiccia. Quando abbiamo finito di lavorare si è fermato a festeggiare con me. Non ho mai avuto una tale relazione o stretto accordi di questa entità con nessun altro dei miei colleghi stranieri».

CINA E RUSSIA MAI COSÌ VICINE. E alle parole sono seguiti i fatti. Accordi per un valore di 2,6 miliardi di euro e un fondo di investimenti da circa 1 miliardo. Si tratta, come sottolinea Xi Jinping alla stampa, di una cooperazione che è «matura, risoluta e stabile». Di più: «la più profonda, strategica e significativa relazione tra le potenze del mondo». E ancora: «Aldilà dei cambiamenti della situazione internazionale, Cina e Russia si spalleggeranno sempre nella difesa dei rispettivi interessi».

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Da Mosca, in ogni caso, all'apertura di Trump è arrivata una risposta gelida: "La Russia si concentra su altri formati", ha detto infatti il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitri Peskov, che si trova in Cina. La Russia è stata esclusa dal G8 nel 2014, dopo l'invasione e la successiva annessione della Crimea, al culmine della crisi politico-militare in Ucraina.

Intanto lo sparring partner gli faceva eco dichiarando che i due Paesi «erano interessati nella pace nella stabilità della penisola coreana» e che avrebbero intrapreso «gli sforzi necessari» per preservare l'accordo sul nucleare iraniano recentemente abbandonato dall'amministrazione Trump. Affermazioni che di fatto aprono il vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai in programma il 9 giugno nella città costiera di Qingdao.

TRA SICUREZZA E COOPERAZIONE. L'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è nata nel 2001 con sei membri: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. L'anno scorso si sono aggiunte anche India e Pakistan. Ma forse il potenziale più esplosivo è quello degli Stati osservatori: Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia. Tra i sei partner di dialogo, è inoltre da ricordare, c'è anche la Turchia. L'ambizione è quella di promuovere la sicurezza regionale e la cooperazione politica ed economica e fornire un alternativa euroasiatica alla Nato. E, sarà un caso, quest'anno i suoi incontri si svolgeranno praticamente in contemporanea con il difficile G7 canadese. È chiaro che le risoluzioni prese qui, cercheranno di promuovere un'alternativa a La Malbaie.

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