Conte, Trump contento su Governo
DIPLOMATICAMENTE
11 Giugno Giu 2018 1730 11 giugno 2018

Conte non s'illuda: né Trump né Putin saranno suoi amici

L'ansia del premier è comprensibile. Ma non conti né sulla simpatia dell'uno (Trudeau docet) né sulla gratitudine dell'altro, il cui interesse sta nell’indebolimento della coesione europea.

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Che il G7 fosse un formato intergovernativo ormai inadeguato ad affrontare le grandi questioni della globalità in un contesto di multipolarità emergente lo si era capito da un pezzo. Ma che il venir meno del baricentro americano comportasse il disorientamento della bussola del resto dell’Occidente che costituisce il G7 - Canada, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra e Italia - era meno prevedibile, così come era meno prevedibile la difficoltà del suo attuale ceto dirigente di elaborare una strategia capace di ipotizzare la messa in asse di un diverso baricentro. Certo, il guastatore Trump ha fatto di tutto e di più per contrapporsi ai suoi “alleati” ma la sua cifra brutalmente contrattualista – "transactional" in inglese – era apparsa fin troppo evidente fin dai primi giorni della sua presidenza e, del resto, era stata ampiamente preannunciata nel corso della campagna elettorale.

L'ULTIMA PROVOCAZIONE DI DONALD. Del senno di poi sono piene le fosse, recita l’adagio, ma non credo che si sbagli nel ritenere che occorreva cogliere fin dall’inizio forma e profilo delle chiavi del suo approccio e nello stigmatizzarlo, cosa del tutto legittima, sfidarlo costruttivamente sulle sue parole-cardini, come ad esempio “fair and reciprocal” riferite ai rapporti commerciali, bilaterali e multilaterali, per individuare i termini di un praticabile sistema innovativo che tenesse conto davvero di quanto condivisibile e vero esisteva nelle sue accuse in proposito. Anche la sua ultima provocazione di un mondo senza tariffe doganali e senza sussidi – giusto per citare un esempio - poteva e può offrire uno spiraglio in quel senso. La pragmatica cancelliera Angela Merkel vi si era messa al vento esprimendo l’idea che la proposta di Trump potesse costituire un punto di partenza su cui ragionare – avendo ben in mente, tra l’altro, lo squilibrio commerciale a favore dell’Unione europea (Germania in primis, naturalmente) - ma ci ha pensato il premier canadese Justin Trudeau a rispondere altrettanto e forse ancor più provocatoriamente definendo le tariffe su alluminio e acciaio volute dalla Casa Bianca «un insulto» per i propri cittadini, inducendo Trump a cancellare la sua firma sotto il comunicato ufficiale.

Anche il futuro dei rapporti con la Russia è stato materia di scontro o, per meglio dire, di sconcerto per gli alleati del G7 nella misura in cui Trump ha espresso il convincimento che un G7 ri-diventato un G8 col rientro di Mosca rappresenterebbe un formato intergovernativo ben più significativo sullo scenario internazionale. Questo concetto, sostanzialmente condivisibile, ha fatto il paio con il secondo, laddove Trump ha annotato che la Russia costituirebbe un asset, cioè una risorsa, per il G7, per gli Usa, per il mondo, ha sottolineato. Anche su questo versante la risposta più ferma e al tempo stesso più dialogante è venuta dalla cancelliera Merkel laddove ha dichiarato che gli alleati hanno sempre considerato «interesse comune a poter contare sul coinvolgimento della Russia» precisando nello stesso tempo la necessità di ricordare la ragione per la quale il G8 è divenuto il G7, e cioè l’illegittima annessione della Crimea e l’assenza da allora di segnali costruttivi da parte di Mosca sull’applicazione del Protocollo di Minsk-2 del 2015.

LA RISPOSTA DELLO ZAR. L’aspetto più nevralgico di questo dossier è dato dalla risposta sprezzante di Putin che da un lato si è dichiarato poco attratto da un “G8” ritenendo più rilevante il G20, dall’altro ha mostrato invece interesse per un incontro con Trump e dall’altro ancora ha sventolato la bandiera della Shanghai Cooperation Organization, il vertice asiatico guidato da Cina e Russia e comprendente Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, India e Pakistan, oltre ad Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia in qualità di Paesi osservatori, svoltosi quasi in contemporanea. Trump è uscito isolato dal G7 canadese? Se si ragiona in termini eurocentrici la risposta è positiva. Ma se si allarga lo sguardo agli equilibri globali, per il guastatore Trump, che resta tale rispetto all’intero ordine internazionale, la prospettiva assume carattere e portata diversa. E su questa prospettiva c’è da augurarsi che i 6 Paesi membri riescano a riflettere in comune e non in ordine sparso come è avvenuto. Intanto Trump è arrivato a Singapore in vista dell’incontro con Kim Jong-un, centrale nella sua strategia di sicurezza globale.

Il premier canadese Justin Trudeau.
ANSA

A questo proposito vale la pena considerare la condotta e le parole del nostro presidente del Consiglio, il “nuovo venuto” nel club del G7. Apparentemente a suo agio, ha mostrato una certa inclinazione a esprimere il suo pensiero alla stampa, principalmente italiana. E per quanto le cancellerie di quel mondo che si interessa alla posizione internazionale dell’Italia, segnatamente quelle del G7, della Nato e del G20, fossero già informate della volontà di apertura alla Russia del nuovo esecutivo Conte, da “riabilitare” quale interlocutore strategico, secondo il contratto di governo, ritengo che abbiano inarcato più di un sopracciglio nel suo pubblicizzato allineamento a Trump sul rientro di Mosca nell’attuale G7. I suoi partner non lo hanno commentato pubblicamente ma si ha ragione di ritenere che in sede di riunione si sia ricordato al nostro presidente del Consiglio l’origine dell’esclusione della Russia. Così come la base di legittimazione delle sanzioni che tra l’altro non impediscono ai Paesi europei di intrattenere rapporti anche intensi con Mosca; come accade al nostro Paese che nel 2017 ha visto le nostre esportazioni verso quel paese aumentare sensibilmente.

IL PREMIER STIA ATTENTO. Si può comprendere infine l’ansia del presidente Conte di anticipare alla stampa l’accordo sul sistema del commercio internazionale incarnato strutturalmente nel Wto nel senso che debba essere aggiornato rispetto alle mutate realtà sociali ed economiche. Si può comprendere anche il desiderio di valorizzare il ruolo svolto dal suo governo del cambiamento. Ma è bene che non si faccia illusioni, né sulla simpatia di Trump (l’esempio di Trudeau e di Macron insegna) né sulla gratitudine di Putin, il cui interesse sta nell’indebolimento e non certo nel rafforzamento della coesione europea.

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