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Migranti ed Europa
Horst Seehofer viktor orban
12 Giugno Giu 2018 1437 12 giugno 2018

Migranti, perché il fronte di Visegrad danneggerà Salvini

Lega e M5s stanno con il blocco di Orban, vicino alla Baviera e all'Austria che avrà presto la guida Ue. Ma le barriere interne non giocano a favore di Roma. A cui farebbe più comodo la mano tesa di Merkel.

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La guerra non dichiarata sui naufraghi nel Mediterraneo è deflagrata tra Stati europei non appena, in Italia, il leader leghista Matteo Salvini si è seduto sulla poltrona di ministro dell'Interno. È il prodromo di una spaccatura destinata a diventare un fossato, con il varo, il primo luglio 2018, del semestre di presidenza Ue dell'Austria, guidata da un governo di destra radicale. Già nel fallimentare primo summit europeo del 5 giugno sulle modifiche al regolamento di Dublino per richiedenti asilo era emerso che gli equilibri stanno per saltare, portando a galla opposizioni a lungo tenute sotto il tappeto tra i 28 Stati membri dell'Ue e dentro gli stessi esecutivi nazionali. Frutto sempre più, anche in Germania, dei faticosi accordi di compromesso per governare.

GOVERNO TEDESCO SPACCATO. A Berlino, mentre tra l'Italia e gli altri Paesi dell'Ue si consumava lo scontro per l'attracco della nave umanitaria Aquarius, con a bordo 629 migranti naufraghi, la cancelliera Angela Merkel bloccava l'annuncio, dopo uno sei suoi rari litigi con un ministro chiave, del Piano sui migranti confezionato dal titolare dell'Interno – ago della bilancia della Grande coalizione – Horst Seehofer. Seehofer è anche il leader dell'ala bavarese (Csu) dell'Unione dei cristiano-democratici e sociali (Csu-Cdu), cioè un compagno di partito di Merkel e da anni se la intende bene con il premier ungherese Viktor Orban, leader dei cristiano-democratici di Fidesz su posizioni ormai xenofobe. Come del resto il giovane leader dei cristiano-democratici austriaci e premier Sebastian Kurz.

I naufraghi dell'Aquarius.

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Da Budapest, Orban guida con intransigenza e demagogia il blocco di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), sempre più critico sull'Ue e chiuso all'accoglienza e alla redistribuzione dei richiedenti asilo tra Stati Ue, da ridefinire con le modifiche alla Convenzione di Dublino del 2013. Attorno al fronte di Visegrad orbita la maggioranza degli Stati dell'Est e si allineano ormai anche l'Austria di Kurz, dal 2017 al governo con l'estrema destra anti-islamica (Fpö), e la Baviera di Seehofer e dei suoi compagni della Csu. Sia Kurz sia Seehofer sono membri di spicco dei popolari europei, come anche Orban e Merkel, e tanto basta a spiegare la babele sui migranti in atto persino tra forze in teorie omogenee tra loro. Non solo tra destra e sinistra.

MERKEL COME MINNITI. Alle ultime Legislative del 2017 la cancelliera ha avuto un crollo elettorale – sopratutto in Baviera – a causa del sì incondizionato ad accogliere nell'estate 2015 «tutti i profughi», drammaticamente stipati sui treni bloccati alla stazione di Budapest proprio da Orban, con la stessa tattica del rimpallo adottato da Salvini con la nave delle Ong Sos Mediterranee e Medici senza frontiere, coordinata tra le acque maltesi e italiane dalla guardia costiera italiana e con a bordo oltre un centianio tra donne (anche incinte) e minori. In Germania, entrato quasi 1 milione di richiedenti asilo, per ragioni elettorali Merkel si è dovuta poi contraddire: è stata la promotrice dell'accordo con la Turchia per trattenere i migranti alle porte dell'Ue, come ha fatto l'ex ministro dell'Interno italiano Marco Minniti con la Libia con accordi ancora più estremi.

Merkel ha indurito la legge sull'asilo e disposto più rimpatri. Ma è contraria ai respingimenti indiscriminati nell'Ue pianificati dal ministro Seehofer

La cancelliera al suo probabile ultimo mandato ha indurito la legge sul diritto d'asilo, aumentato i contestati rimpatri e, con i socialdemocratici (Spd) della Grande coalizione, è d'accordo anche nell'aumentare le difese esterne della Fortezza Europa. Ma non al punto di far scattare respingimenti indiscriminati, come vorrebbe nel suo piano il suo Seehofer, indietro verso i Paesi di loro primo approdo – quasi sempre la Grecia e l'Italia – di richiedenti asilo arrivati sul territorio tedesco dopo essere stati registrati in altri Paesi Ue. Seehofer ha dichiarato anche di voler sospendere «a tempo indeterminato» la libera circolazione di Schengen nell'Ue. Ma Merkel, e la Spd con lei, non è per i muri dell'Ungheria, minacciati anche dall'Austria al Brennero e graditi ai bavaresi.

IL CASO AQUARIUS. La cancelliera tedesca ha bruscamente fermato Seehofer perché, ha ribadito, «il Trattato di Dublino va riformato, neanche noi siamo d'accordo con alcune delle modifiche proposte sotto la presidenza bulgara». Ma «senza agire unilateralmente in modo nazionale, il diritto europeo deve continuare ad avere la priorità». Con il distinguo Merkel, che nel Mediterraneo ha in campo navi della Marina e diverse ong di connazionali, è molto più vicina al neo insediato premier socialista spagnolo Pedro Sanchez che – in discontinuità con il predecessore conservatore Mariano Rajoy – ha deciso di rompere il muro contro muro tra l'Italia e gli altri Stati dell'Ue, facendo attraccare nel porto di Valencia la Aquarius, in partenza scortata da navi vedetta italiane con altri migranti trasferiti a bordo.

Giorgia Meloni e Viktor Orban.

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Con il blocco dei porti Salvini ha rotto una diga. Anche l'indipendentista corso Jean-Guy Talamoni, presidente del parlamentino dell'isola, ha proposto di aprire all'attracco delle Ong. Dalla Germania, in una lunga telefonata Seehofer ha annunciato «piena sintonia con l'Italia nella difesa delle frontiere esterne». Ma paradossalmente Salvini ha più amica la cancelliera che non il suo omologo tedesco: per interessi nazionali identici a quelli della Lega, il blocco di Visegrad e nella sua scia anche l'Austria e la Baviera sono per modificare il Trattato di Dublino in modo diametralmente opposto alla redistribuzione chiesta dall'Italia. Anche secondo Merkel «da non lasciare più sola», ma fino a che punto Angela può mettere a rischio la tenuta del governo e della Cdu-Csu che guida?

VISEGRAD CONTRO ITALIA. Più nell'Ue si alzano barriere interne meno ci guadagna l'Italia, che al massimo in questo caso può servire come hub di centri di detenzione ed espulsione per migranti. Grazie al silenzio-assenso della polizia tedesca, per anni dal Brennero è rimasto aperto un corridoio verso la Germania di parte dei richiedenti asilo, africani e dal Medio Oriente, di Lampedusa: sui treni nessuno li fermava, finché la Francia non ha chiuso il varco di Ventimiglia e poi l'Austria ha iniziato a protestare. Merkel è in rotta di collisione con Vienna anche per la luna di miele tra il nuovo ambasciatore Usa a Berlino, il trumpiano Richard Grenell e il premier Kurz, e vuole anche che sui migranti la Francia faccia di più. Ma il presidente Emmanuel Macron, che per Aquarius critica e non ha mosso un dito, ha un piano di espulsioni degno dei Paesi di Visegrad che nell'Ue avranno presto la leadership.

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