Trump, storico vertice di pace con Kim
TRUMPERIE
13 Giugno Giu 2018 1700 13 giugno 2018

Trump e le affinità elettive con Kim Jong-un

Il presidente Usa prima ha offenso il placido ed educato vicino canadese. Poi a Singapore è stato folgorato dal dittatore nordcoreano. È proprio vero: al cuor non si comanda. 

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La settimana di Trump è stata un susseguirsi di idiozie annunciate al mondo, tanto per cambiare. Ma andiamo con ordine: appena prima di salire sull’aereo che lo avrebbe portato all’incontro del G7 con le maggiori potenze economiche mondiali, Trump si è fatto scappare una frase che ha turbato profondamente il mondo occidentale e non solo: «Non è giusto che la Russia sia stata cacciata dal G8!». Come non è giusto? Putin ha invaso la Crimea, è un oligarca e nella sua politica non dà segni di democrazia... Il tycoon poi è inseguito dallo spettro del Russiagate. Molti giornalisti americani, di destra e di sinistra, per questo si sono chiesti se, con questo commento fuori luogo, il presidente non abbia dimostrato di essere solo un burattino del Cremlino. «Ma cosa gli è venuto in mente di dire?», si chiedevano allibiti i commentatori in radio e in televisione.

L'IMPRESA DI LITIGARE CON I CANADESI. Durante il G7 si è parlato di tariffe, tra le altre cose. Se c’è un Paese al mondo che è pacifico, gentile, senza secondi fini, democratico e corretto, questo è il Canada. Nessun leader non solo americano ma forse addirittura mondiale è mai riuscito a litigare con i primi ministri canadesi: sono alleati, sono vicini di casa, non danno fastidio a nessuno e se non altro sono un esempio di civiltà che gli Stati Uniti non hanno ancora raggiunto. Certo, anche loro hanno non pochi scheletri nell’armadio (penso a come hanno cacciato i nativi e sterminato una civiltà), ma insomma, sono i cugini buoni degli americani. E invece Trump è riuscito a litigarci. In risposta alle parole del primo ministro Trudeau sulle tariffe imposte da Washington - «I canadesi sono ben educati, responsabili, ma non ci faremo comandare a bacchetta» - Trump ha preso in mano il suo telefonino cominciando a fare lo strafottente e il maleducato su Twitter, minacciando il premier canadese che questa l'avrebbero pagata cara. Guance rosse di rabbia, palpitazione a mille. Prima crisi politica tra gli Stati Uniti e il Canada. Well done, Mister President!

Qualche ora dopo Trump è stato intervistato riguardo all’incontro in programma a Singapore con il dittatore più temuto al mondo, Kim Jong-un. I giornalisti gli hanno chiesto se si fosse preparato, e cioè se avesse studiato la storia della Corea del Nord e se avesse pensato ai dettagli del suo discorso.

L'ISTINTO DEL TYCOON. A questo punto vale la pena sottolineare il fatto che l’incontro è stato organizzato per evitare una terza guerra mondiale, e una prima nucleare. La delicatezza diplomatica è fondamentale, anche perché come tutti sappiamo, Kim Jong-un è forse più pazzo di Trump (forse). Non era mai successo, inoltre, che un leader occidentale incontrasse il dittatore, finora l’onore lo aveva avuto solo il nostro Antonio Razzi. Trump invece ha risposto alle domande come se avesse dovuto concludere un affare immobiliare a Long Island: «Mi fido del mio istinto, ecco cosa farò. Quanto tempo mi ci vorrà per capire se è una persona seria o no? Bè, capirò al primo minuto. Sapete quello che si dice? Sai se qualcuno ti piace dopo i primi cinque secondi. L’avete mai sentita questa espressione? Ecco, saprò da subito se ne verrà fuori qualcosa di buono…». Manco fosse andato a un appuntamento al buio.

L'INNAMORAMENTO PER PYONGYANG. Comunque ha avuto ragione: qualcosa è successo. Trump si è follemente innamorato di Kim Jong-un. Queste le dichiarazioni a caldo, subito dopo il summit: «È un uomo intelligente, ama il suo popolo, ama la sua Nazione. È un uomo di talento». E ancora sui diritti umani: «Faremo qualcosa anche sulla situazione di vita di queste persone che è molto dura, continueremo a fare il massimo possibile, è stato un altro degli argomenti principali oltre alla denuclearizzazione». Ricordiamo a Trump che in Corea del Nord c’è la dittatura più feroce al mondo: campi di concentramento, gente che muore di fame, gente ammazzata se osa contraddire il capo supremo, non c’è Internet, non c’è libertà di stampa, non c’è libertà di nessun tipo.

UN BUCO NELL'ACQUA. Tra l’altro, come ci ricorda il giornalista del New York Times Nicholas Kristof, il summit è stato disastroso per gli Stati Uniti, che non hanno ottenuto nulla: nessun programma per fermare l'importazione di plutonio o di uranio o per distruggere missili intercontinentali nelle mani di Pyongyang e puntati sulle grandi città statunitensi, nessun impegno riguardo la presenza di ispettori. C’è poco da fare, a Trump piacciono moltissimo i dittatori, e come si dice, al cuor non si comanda. L’ha mai sentita questa espressione, Mister President?

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