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15 Giugno Giu 2018 1600 15 giugno 2018

Cina, prove di sorveglianza di massa: chip per controllare le auto

Dal primo luglio 2018 installati su base volontaria, da gennaio 2019 obbligatori. Per Pechino serve a decongestionare il traffico. Ma secondo Human Right Watch è uno strumento pericoloso per la privacy.

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Un chip che permetta di tracciare gli spostamenti di ogni macchina. Ed ecco che la Cina, che con circa 30 milioni di veicoli venduti ogni anno è attualmente il più grande mercato automobilistico del mondo, è in procinto di avviare il sistema elettronico per il controllo della circolazione più esteso a livello globale.

IL MINISTERO MONITORA TUTTO. La sperimentazione parte il primo luglio 2018 ed è destinata a diventare norma in appena sei mesi. Secondo le indiscrezioni pubblicate dal Wall street journal, dal 2019 le nuove automobili al momento della registrazione saranno obbligate a installare un chip identificativo a radiofrequenza in grado di trasmetterne gli spostamenti al ministero della Sicurezza pubblica.

TECNOLOGIA COME IL TELEPASS. Secondo quanto si apprende, i chip dovrebbero essere installati sui parabrezza delle macchine e il sistema dovrebbe registrare informazioni quali il numero di targa e il colore dell’automobile. La tecnologia è simile a quella usata dai telepass agli ingressi delle nostre autostrade e, nella viabilità cinese, si andrà ad aggiungere al sistema di monitoraggio delle telecamere a circuito chiuso.

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Nel 2020, secondo il governo cinese, "la fiducia regnerà sotto il cielo perché sarà difficile per chi è stato screditato compiere anche un singolo passo". Letteralmente il sistema dovrà "accrescere l'onestà mentale e i livelli di credibilità dell'intera società". Questo vale anche per le aziende, che dovranno "autoregolamentarsi" per assecondare i dettami governativi.

Rispetto alla video sorveglianza, utilizza sicuramente device più costosi ma ha il vantaggio di funzionare più velocemente e anche in situazioni di scarsa visibilità e di utilizzo di targhe false, una pratica che in Cina è piuttosto diffusa perché finora le metropoli hanno gestito il controllo del traffico non attraverso il blocco della vendita di auto, ma con l'assegnazione tramite estrazione di un numero limitato di targhe.

INDUSTRIA E CONTROLLO. Le autorità hanno motivato questa decisione con la necessità di decongestionare il traffico nelle grandi città, ma certo è che permetterà lo sviluppo dell'industria cinese dei chip a radiofrequenza, soddisfano anche l'aspirazione al controllo globale e capillare della Repubblica popolare. Un documento ufficiale dell'Istituto di ricerca per il controllo del traffico datato 2014, infatti, rivelava già l'aspirazione a creare un sistema che permettesse di tracciare le singole vetture per evitare ingorghi e attacchi terroristici che si servissero di veicoli.

SORVEGLIANZA DI MASSA. Nel 2016 si sono poi avviati programmi pilota nelle metropoli di Wuxi e Shenzhen. I chip per l'identificazione a radiofrequenza in queste città sono stati installati su taxi, camion e mezzi pubblici. La municipalità di Shenzhen ha assicurato che la privacy degli automobilisti non sarà violata, ma secondo Maya Wang, ricercatrice della Human Right Watch che si occupa proprio dei programmi di sorveglianza della Rpc, «è un altro strumento nella cassetta degli attrezzi della sorveglianza di massa».

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