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Guerra dei dazi
Cina risponde a Trump, reagiremo ai dazi
15 Giugno Giu 2018 1137 15 giugno 2018

Usa-Cina, le tensioni commerciali

Washington annuncia sanzioni per il 25% del valore delle merci per un totale di 50 miliardi, ma Pechino non resta a guardare: dal 6 luglio identiche tariffe aggiuntive sui beni statunitensi.

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Il presidente Donald Trump ha approvato dazi per 50 miliardi di dollari sulle importazioni Usa. La sua amministrazione lo ha annunciato nella giornata del 15 giugno, ma la risposta della Cina non si è fatta attendere. Pechino imporrà tariffe analoghe Usa per un identicovalore di circa 50 miliardi di dollari. Le tariffe per circa 34 miliardi su beni Usa importati scatteranno il 6 luglio e includono prodotti agricoli, automobili e pesce. Per altri beni come medicine, materiale medico e prodotti energetici la data in cui verranno introdotte le tariffe sarà comunicata più avanti.

COLPITE LE TECNOLOGIE. L'accusa di Washington è sempre la stessa: Pechino ruba tecnologie alle aziende Usa e viola i diritti sulla proprietà intellettuale. I prodotti saranno probabilmente i 1.300 inseriti nella lista rivelata lo scorso aprile. Secondo quanto rivela Reuters, l'amministrazione Trump starebbe lavorando a una seconda lista per il valore di 100 miliardi che potrebbe portare a una seconda ondata di tariffe entro 60 giorni. C'è anche da considerare che la decisione Usa segue l'imposizione di dazi su acciaio alluminio che già colpito l'Unione europea, il Canada e il Giappone e che ha praticamente mandato a carte e quarantotto lo scorso G7.

LA LISTA. La lista pubblicata lo scorso aprile dallo Us Trade Representative prende di mira soprattutto i prodotti tecnologici importati dalla Cina (aerospazio, tecnologie per le comunicazioni e per l’informazione, robotica, macchinari, semiconduttori), oggetto di indagini per sospette violazioni di proprietà intellettuale in base alla sezione 301 dello Us Trade Act del 1974. L'elenco, che comprende prodotti chimici industriali, medicinali e metalli è considerato la risposta al presunto furto cinese di segreti industriali, con violazione della proprietà intellettuale di software, brevetti e tecnologia Made in Usa.

Dazi, perché Trump ha già perso la guerra commerciale con la Cina

"Le contromisure cinesi saranno straordinarie e non convenzionali", dice a Bloomberg Gao Zhikai, ex diplomatico e vice presidente di un'azienda petrolifera di stato, la Cnooc. "I 50 miliardi di tariffe sulla Cina sono armi di distruzione di massa per il commercio. Violano le regole dell'Omc e non le lasciano via di scampo".

La mossa rappresenta una concreta quanto drammatica escalation del conflitto tra le prime due potenze economiche al mondo e rischia di affossare le speranze di soluzioni diplomatiche avvicinando rapidamente l’esplosione di un vasto conflitto dalle incerte conseguenze. L’amministrazione Trump era parsa nel recente passato disposta a soluzioni concilianti, ipotizzando un congelamento delle procedure sui dazi mentre proseguivano trattative tra le parti. Ma ha poi virato nuovamente e bruscamente verso posizioni intransigenti, respingendo una proposta cinese di maggiori acquisti di beni americani.

LA PARTITA È SOLO AGLI INIZI. La partita, che secondo gli analisti se uscisse fuori controllo ha il potenziale non solo di danneggiare il commercio mondiale ma di innescare una recessione, potrebbe essere soltanto agli inizi. La Cina ha minacciato di rispondere con rappresaglie di identica entità, che ha già approntato. E Trump ha promesso di alzare la posta in gioco identificando dazi su altri cento miliardi di beni cinesi accanto a crescenti restrizioni sugli investimenti di Pechino negli Stati Uniti.

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