Mondiali Di Russia 2018
Mondiali di Russia 2018
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24 Giugno Giu 2018 0900 24 giugno 2018

Mohammed bin Salman, il calcio italiano e la rivalità col Qatar

Il figlio del re saudita, a caccia di club nostrani, rincorre Doha che ospiterà i Mondiali 2022. Occhi puntati su Milan e Roma. E la sfida si allarga anche a teatri e musei.

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Rumors negli ambienti calcistici italiani danno il rampante erede al trono saudita Mohammed bin Salman interessato a comprare la Roma, dopo aver sondato le possibilità d'acquisto per il Milan. I due grandi team vivono momenti societari critici: i rossoneri per la gestione fallimentare del nuovo patron cinese Yonghong Li, sospetto prestanome non si sa bene di chi; la Roma per l'inchiesta giudiziaria sul nuovo stadio. Dovesse fallire il progetto - e certo non per colpa sua -, il presidente della società giallorossa James Pallotta ha minacciato di tornarsene dritto a Boston, negli Usa. Il principe MbS (così i sauditi chiamano il re in pectore che può e decide tutto) è lì, come in un sacco di altri posti, pronto ad aggiudicarsi l'asta per accaparrarsi un pezzo di mondo. Magari prima dei Mondiali in Qatar del 2022.

QATAR, DA GREGARIO A COMPETITOR. Gli occhi puntati da Riad sulle società calcistiche, sugli immobili e sulle opere di prestigiosi musei del Vecchio Continente, riflettono la visione del principe per il nuovo corso del Paese. Con una stella polare: rincorrere e superare l'odiato e invidiato Qatar, bloccato dal 2016 dall'embargo dell'Arabia Saudita e dai suoi emirati satelliti del Golfo, dopo che sotto la dinastia degli al Thani il piccolo regno si era emancipato dall'orbita saudita, inseguendo mire di grandeur proprie. È andata bene all'emiro Hamad bin Khalifa al Thani e al figlio 38enne succedutogli: con i petrodollari del gas Doha ha diversificato l'economia interna sul modello occidentale, finanziato estremisti islamici in Medio Oriente e fatto incetta di beni e società in Europa. Incluso il Paris Saint-Germain, gioiello del giovane emiro Tamim bin Hamad che presenzia i match di punta nello stadio parigino acquistato.

A sinistra l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad al Thani, proprietario del Paris Saint Germain.
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Anche a MbS piace il calcio, e tanto. Rientrato dal tour promozionale negli Usa e in Europa, ha staccato la spina: in primavera non si è fatto vedere in pubblico per un po', neanche con il segretario di Stato americano a Riad Mike Pompeo. Ma a maggio il principe Bin Salman ha eccezionalmente aperto la porta della sua residenza di Gedda al presidente della Fifa Gianni Infantino, premendo per una maggiore cooperazione dell'associazione calcistica con l'Arabia Saudita. Da qualche mese nel regno anche le donne possono entrare negli stadi e il suo piano Vision 2030 programma un balzo dal 13% al 40% della popolazione che pratica sport almeno una volta a settimana, in palestre e altre strutture in costruzione. Il rampollo 32enne di re Salman è poi ricomparso ai Mondiali in Russia 2018, accanto proprio a Infantino e al padrone di casa Vladimir Putin, alle partite della nazionale araba.

SONDATO ANCHE IL MILAN. In Italia gli sceicchi di Riad in avanscoperta si palesano tra Roma e Milano ormai da un annetto. Al prospettarsi di una seconda vendita della Ac Milan, nella città ambrosiana hanno iniziato a rincorrersi voci di un interesse del re degli shopping center e miliardario saudita Fawaz Abdulaziz al Hokair che, oltre a progettare il più grande mall a Roma, in Lombardia ha acquistato un centro commerciale e investito nell'ex area Falk di Sesto San Giovanni. Dove il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha di recente rivelato che potrebbe essere costruito proprio il nuovo stadio del club rossonero. Una coincidenza? Rinchiuso all'Hotel Ritz Carlton di Riad come altre centinaia di paperoni finiti nelle retate "anti-corruzione" disposte da MbS, il magnate al Hokair sembra aver patteggiato con l'erede al trono investimenti per il Vision 2030 in cambio del suo rilascio.

MbS ai Mondiali di calcio 2018. Primo a sinistra, il presidente della Fifa Gianni Infantino.
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E certo il principe delle purghe e dei «giga progetti», «supereroe» per la giovane società saudita, «sulla rivoluzione al via» nel regno come riporta The Economist, non è nuovo a spedire emissari a far shopping in Occidente: nel novembre 2017 a un'asta Christie's a New York si è presentato un facoltoso principe arabo, secondo numerosi e qualificati rumors intimo di MbS, per acquistare con la più alta somma mai versata da un privato per un'opera d'arte - oltre 450 milioni di dollari - il Salvator mundi di Leonardo da Vinci. La misteriosa tela del genio del Rinascimento che ha abitato le più blasonate magioni d'Europa, prima di essere esposta alla National Gallery di Londra ed essere acquistata e rivenduta dall'oligarca russo patron della Ac Monaco Dmitri Ryobovlev, è poi risbucata al Louvre di Abu Dhabi, fresco di inaugurazione negli Emirati Arabi. Ma poco conta.

LA RINCORSA DEL QATAR. Il principe ereditario emiratino Mohammad bin Zayed, alias MbZ, è l'alleato più stretto di MbS e, sempre da indiscrezioni, MbS avrebbe ceduto all'amico il Salvator mundi in cambio di un super yatch. Anche Vision 2030 mette in cantiere in Arabia Saudita musei, teatri e case della musica, sulla falsariga dell'Opéra di Parigi e dei luoghi di cultura e intrattenimento copiati dagli emiri del Golfo. È una catena: ad Abu Dabhi c'è il Louvre, a Doha un fac-simile della Galleria Vittorio Emanuele di Milano in marmo di Carrara. Se il Qatar rileva interi arrondissement di Parigi, in Francia il super-principe di Riad si è fatto costruire da impresari sauditi un castello sul modello delle residenze di Re Sole. Presto i businessmen di MbS potrebbero trovarsi gomito a gomito anche in Italia con gli investitori, in espansione immobiliare a Milano e in Sardegna, del Qatar.

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