Borsa: Shanghai apre a -1,03%
26 Giugno Giu 2018 1026 26 giugno 2018

Le borse cinesi precipitano e lo yuan si deprezza

In appena sei mesi l'indice di Shanghai ha bruciato più del pil annuale della Spagna. E il deprezzamento della moneta, mai così al ribasso negli ultimi due anni, fa pensare a una risposta strategica ai dazi di Trump.

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È la zampata dell'orso. Da gennaio la borsa di Shanghai ha perso il 20 per cento del suo valore, mercato al ribasso per una delle due borse della seconda economia mondiale. Si calcola che dall'inizio dell'anno siano stati bruciati 1.600 miliardi di dollari, ovvero più del pil annuale di Paesi come Spagna o Australia. Ecco i primi effetti dell'inasprimento dei dazi, e gli analisti temono una nuova crisi del mercato azionario cinese.

E gli analisti sono preoccupati che si torni a un momento di estrema volatilità come quello dell'estate 2015, quando in poche settimane i mercati azionari cinesi hanno perso il 45 per cento del loro valore, e il governo è stato costretto ad intervenire con misure drastiche ben lontane dai principi del libero mercato.

YUAN DEPREZZATO. Nel frattempo il valore dello yuan sul dollaro è sceso di tre punti percentuali. Dal 13 giugno scorso, siamo di fronte alla peggior serie di ribassi sul dollaro da due anni a questa parte. La decisione della Banca popolare cinese di sganciarsi dalla crescita dei tassi di interesse Usa va letta come una reazione alla guerra commerciale lanciata dall'amministrazione Trump. Svalutare la moneta aiuta infatti Pechino a sostenere le esportazioni cinesi.

RISCHIO VOLATILITÀ. Ma una svalutazione comporta anche rischi. Il più grave, e forse quello a cui stiamo assistendo, è l'esposizione della Cina a un’accresciuta volatilità dei mercati finanziari, qualcosa contro cui le autorità hanno lavorato duramente negli ultimi anni. Ad agosto 2015, per tornare all'esempio dell'estate nera delle borse cinesi, la decisione della Cina di svalutare lo yuan del 2% provocò deflussi di capitali e ondate di panico sui mercati finanziari globali.

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