Trump, Russia dovrebbe rientrare nel G8
FRONTIERE
28 Giugno Giu 2018 0900 28 giugno 2018

Guerra dei dazi: si vis pacem, para bellum

Trump mena duro, va all’attacco, minaccia, penalizza gli avversari anche colpendoli sotto la cinta. Ma non mira a eccitare un conflitto. L'obiettivo è contrattare un nuovo equilibrio.

  • ...

La guerra dei dazi lanciata da Donald Trump terremota le Borse europee e aizza i profeti di sventura. Ma c’è della logica nella apparente follia del presidente americano. Per afferrarla, bisogna ricordare quale sia la strategia negoziale che l’immobiliarista Trump ha sempre applicato e che ha dato risultati clamorosi nel contenzioso nucleare con la Corea del Nord. Si vis pacem, para bellum, dicevano i romani, e oggi Trump fa appunto questo: si vis pacem, para consuetudine officiorum, si potrebbe dire. Se vuoi la pace nei commerci internazionali, imponi i dazi e mena duro i principali esportatori negli Usa, la Cina e la Germania innanzitutto. E poi si tratta. Non a caso quel furbacchione di Sergio Marchionne, che è uno dei più accorti manager del pianeta, si è platealmente dissociato dall’allarme generale per la guerra dei dazi e ha appena dichiarato: «Non sono la fine del mondo, è un problema da gestire: tutto è gestibile. Bisogna stare molto attenti a non esagerare nelle risposta europea. Alla fine, l’obiettivo sarà un altro, ci sarà la base su cui ricostruire un equilibrio diverso».

DICHIARARE GUERRA PER FARE PACE. Dunque, come teorizzava Henry Kissinger e come è abituato a praticare Trump, una “logica di Westfalia”, dichiari una guerra, ma per chiudere un accordo di pace. È infatti fuori discussione che l’America (e anche il resto d’Europa) soffrano enormemente dell’abnorme surplus di esportazioni della Germania (che peraltro viola impunemente i trattati europei), così come di quello della Cina (peraltro spesso in deroga alle norme sui brevetti e sulla politica ambientale). Per contrattare un nuovo equilibrio, Trump mena duro, va all’attacco, minaccia, penalizza gli avversari anche colpendoli sotto la cinta. Ma non mira a eccitare un conflitto, a una escalation senza fine; mira invece a trovare un nuovo accordo, a determinare un nuovo equilibrio contrattato, concordato, con Cina e Germania in primis.

UN GIOCO CHE PUÒ SCAPPARE DI MANO. Passato un anno e mezzo, è ora di imparare a prendere le misure a un presidente americano sicuramente non succube del “politically correct”, certamente agli antipodi dalla forma mentis del buonista (e fallimentare) Barack Obama, che sta però portando a casa risultati non disprezzabili, anche in politica estera. In queste ore John Bolton, il nuovo Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Washington, è a colloquio con Vladimir Putin in una cornice identica: preceduto da toni di Guerra fredda ispirati dal presidente Usa, oggi il “falco” Bolton tratta con Putin un accordo quadro di enorme portata strategica per riequilibrare a normalizzare le relazioni Usa-Russia. Insomma, dobbiamo abituarci a questa politica continua di strappi e drammatizzazioni della Casa Bianca, di stop and go continui. Nella speranza che Trump riesca sempre a gestire un gioco che può facilmente scappargli di mano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso