Niger Soldato
28 Giugno Giu 2018 1730 28 giugno 2018

Come la politica migratoria Ue spinge il terrorismo in Africa

Le pressioni di Bruxelles sul Niger per inasprire le pene contro i trafficanti di uomini hanno tolto guadagni a migliaia di persone. Che si sono avvicinate allo jihadismo. Così il Paese rischia la fine dell'Afghanistan.

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Il vero confine europeo non è né lungo il Mediterraneo né sulle coste della Libia. Il vero confine europeo è in Ciad e Niger. Ne è convinto il presidente nigerino Mahamadou Issoufou: «La vacuità di potere e il caos che c'è in Libia fa di questi due Paesi il vero confine d'Europa. Chi controlla l'Africa controlla l'Europa». Nei mesi del grande braccio di ferro europeo sulla questione migratoria c'è un soggetto che manca in molti dibatti: l'Africa. Il Guardian con un reportage da Agadez, uno degli hub di raccolta dei migranti più importante del Sahel, ha raccontato come le politiche migratorie europee potrebbero avere una pericolosa ricaduta: aumentare la minaccia terroristica.

TRAFFICANTI ESPOSTI AL TERRORISMO. Migliaia di persone che per anni si sono occupate di trasportare e ospitare i migranti che usavano il Niger come punto di passaggio ora si trovano senza lavoro e quindi esposti al rischio di diventare facili "prede" dei gruppi di jihadisti dell'area sempre in cerca di nuovi miliziani. Allo stesso tempo sempre meno persone confluiscono in Libia. Rispetto agli ultimi anni infatti molti migranti perdono la vita nel deserto, un numero impossibile da stimare e che resta lontano dagli occhi europei.

Per capire le ragioni di questo fenomeno bisogna andare a vedere come è cambiata la legislazione di Niamey. Sotto forti pressioni dell'Ue il governo del Niger nel 2015 ha votato una legge che ha criminalizzato il flusso di migranti e nel corso del 2017 l'ha ulteriormente inasprita e ampliata. Come effetto di queste disposizioni oltre 7 mila persone sono state private di una fonte primaria di guadagni, mentre i migranti si sono trovati ad affrontare viaggi sempre più pericolosi.

IL TRAFFICANTE: «CHE CRIMINE ABBIAMO COMMESSO?». Agadez, nel cuore del Sahel, è un punto di raccordo per migliaia di migranti, grazie soprattutto alla libera mobilità dei Paesi dell'Ecowas, la "Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale", che ha un accordo per la libera circolazione molto simile a quello europeo. Il Guardian ha raccolto la testimonianza di un trafficante di esseri umani, Ismail, che continua a trasportare persone nonostante il rischio di 10 anni di carcere. «Hanno fatto questo (le legge contro i trafficanti, ndr) per fare un favore all'Europa. Ci chiamano criminali, ma che crimine abbiamo commesso?».

Per Mohamed Anacko, presidente del consiglio regionale di Agadez, «le migrazioni sono diventate clandestine. Nessuno sa quante persone ci sono in giro. Molti migranti si perdono nel deserto, ma nessuno sa esattamente quanti». ll trafficante Ismail ha raccontato che negli ultimi mesi ha visto aumentare il numero di corpi nel deserto: «Sono sempre di più e non riesco a contarli».

UN PAESE STRETTO TRA I JIHADISTI. Se la vita del trafficante è sempre più pericolosa, non piace nemmeno la prospettiva di restare senza lavoro. Per questo l'alternativa jihadista sembra la strada più probabile. Il Niger è stretto a Est dalla minaccia di Boko Haram e a Nord dall'Isgs, cioè lo Stato islamico nel Grande Sahara. Anacko ha spiegato che se le persone di Agadez non vengono aiutate troveranno un nuovo modo di vivere. E questo modo passerà per i terroristi, con il rischio che il Paese diventi un nuovo Afghanistan.

«Il rischio che corriamo con queste nuove leggi contro l'immigrazione è che se non facciamo niente per queste persone seguiranno la via dell'estremismo», ha spiegato ancora Anacko, «se lasciamo che questi giovani si avvicinino ai terroristi questi prenderanno le montagne e tutto finirà». Il presidente del consiglio regionale si riferisce in particolare al ramo locale dello Stato islamico e alla possibilità che il massiccio dell'Aïr finisca nelle loro mani. «Nessun esercito al mondo potrebbe riconquistarlo, faremmo la fine dell'Afghanistan. I jihadisti vogliono quelle montagne. Per il momento le popolazioni locali si sono rifiutate di dare il loro appoggio, ma la situazione potrebbe cambiare».

LE PROMESSE INSUFFICIENTI DELL'EUROPA. Uno dei modi per cercare di arginare il fenomeno senza tornare ai vecchi modelli del traffico di esseri umani potrebbe arrivare dalla cooperazione allo sviluppo. L'Ue ha predisposto dei progetti per rilanciare l'occupazione ma, come ha spiegato al giornale britannico lo stesso Anacko, si è spesso trattato di promesse con poche ricadute pratiche. Verso la metà di giugno un gruppo di 287 ex trafficanti è stato reimpiegato con fondi Ue in lavori legati al commercio. Un gesto significativo, ma altri 5 mila sono ancora in attesa di risposte.

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