Libia: forze Haftar, ripresi terminal
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29 Giugno Giu 2018 1142 29 giugno 2018

Guerra in Libia, Haftar è sempre più potente

Cade l'ultima roccaforte jihadista sulla costa orientale, e il generale dell'Eln è sempre più forte. Dopo aver preso i pozzi della Cirenaica, annuncia in tv «un'era nuova di libertà, sicurezza e pace». 

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Khalifa Haftar, l'uomo forte della Libia, avrebbe «liberato» Derna, la città costiera di circa 150 mila poco meno di 300 km a est di Bengasi, qulella che sarebbe l'ultima roccaforte delle milizie jihadiste nei territori orientali. La città da 150 mila abitanti era sotto il controllo di una coalizione frammentaria di milizie islamiste e jihadiste ostili sia a Haftar che allo Stato islamico da circa tre anni. Haftar l'ha annunciato in televisione, la notte del 28 giugno, promettendo ai residenti «un'era nuova di libertà, sicurezza e pace». Il comandante dell'Esercito nazionale libico e leader di fatto della Libia orientale aveva cominciato l'assedio il 7 maggio scorso, ma la situazione del Paese è sempre più complicata.

IL PETROLIO IN MANO DI HAFTAR. Le milizie e le bande armate che dilaniano la scena politica stanno diventando più pericolose e aggressive. Stanno militarizzando e brutalizzando ogni spazio di politica, ogni possibilità di confronto (e anche scontro) politico non violento nel paese. Pochi giorni fa, il 25 giugno, dopo aver riconquistato i terminal petroliferi in Cirenaica, da Bengasi il generale Khalifa Haftar aveva annunciato che il governo dell’Est, guidato da un suo sottoposto, avrebbe iniziato a vendere il petrolio autonomamente dalle autorità di Tripoli. Una decisione che aveva provocato la reazione di Washington che, come l'Onu, appoggia Fayez al-Sarraj, capo del governo di accordo nazionale che ovviamente ha chiesto al Consiglio di sicurezza di bloccare ogni esportazione «illegale» di petrolio.

Libia, la speranza di pacificazione sta nell'avidità delle sue milizie

Lo sforzo di Macron non placa chi lo vede come interferenza straniera. Ma i gruppi militari vogliono mantenere il potere. E sono più inclini alla riconciliazione. A patto di tagliare fuori la compagnia petrolifera.

L'ONU APPOGGIA AL-SARRAJ. Stati Uniti, Francia, Italia e Gran Bretagna hanno diffuso un comunicato in cui sostengono che «il petrolio, la produzione e i profitti appartengono al popolo libico. Queste vitali risorse libiche devono rimanere sotto l'esclusivo controllo della legittima National Oil Corporation e sotto la supervisione del Governo di accordo nazionale come sottolineato dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu». Per Usa, Italia, Francia e Regno Unito «ogni tentativo di aggirare le sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu causerà danni all'economia libica, minerà la sua stabilità e inasprirà la crisi umanitaria. La comunità internazionale conterrà coloro che vogliono minare la pace e la sicurezza in Libia. Chiediamo a tutti le fazioni armate di cessare le ostilità e di ritirarsi immediatamente dalle installazioni petrolifere senza condizioni prima che si creino ulteriori danni».

LA CRISI LIBICA. Il Paese è nel caos dal 20 ottobre 2011, quando Mu'ammar Gheddafi fu identificato da droni statunitensi e attaccato e attaccato dall'aviazione militare francese. Furono poi i suoi oppositori politici a fare il lavoro sporco: lo catturarono e lo uccisero con un colpo alla testa registrando gli ultimi momenti in un video che poi è diventato virale. Da allora fazioni politiche e militare si contendono il controllo di parti di territorio e dei pozzi di petrolio (in tempo di pace la produzione era di un milione e 600 mila barili al giorno). Dal 2014 la Libia ha due governi in competizione tra loro: quello di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite e quello di Tobruk guidato dal generale Haftar.

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