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29 Giugno Giu 2018 1440 29 giugno 2018

Migranti: arrivi in Europa, ricollocazioni e proiezioni sul futuro

Nei primi tre mesi del 2018 accolte 19 mila persone. Di cui poi solo 1.409 trasferite. E quasi mille morte in mare. I flussi saranno costanti per 50 anni. E costituiranno l'82% della crescita demografica dei Paesi ad alto reddito. I dati Oim.

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Poco c'è mancato che sui migranti si spaccasse l'Europa. E se non s'è spaccata è solo perché la definizione di tutti i problemi pratici connessi viene di fatto rinviata. Sono queste le conclusioni di un Vertice Ue che rimarrà storico per le 13 ore di trattative ed un'accordo raggiunto nella tarda notte tra il 28 3 29 giugno che di fatto chiama a «uno sforzo condiviso» all'accoglienza da tutti i 28 Paesi, ma su «base volontaria». Più o meno quello che succede oggi, visto che i migranti vengono già redistribuiti, anche se forse non abbastanza equamente.

BOERI: «L'IMMIGRAZIONE RISOLVE UN PROBLEMA». A leggere i dati, poi, viene fuori che di loro difficilmente potremo fare a meno. Le società benestanti fanno meno figli e vivono più a lungo e la popolazione invecchia. «Il problema è serissimo e dell'immediato», come spiega Tito Boeri, presidente Inps, «volenti o nolenti l'immigrazione può darci un modo di gestire questa difficile transizione demografica. Avere immigrati regolari ci permette di avere flussi contributivi significativi».

Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), tra ottobre 2015 e marzo 2018 un totale di 34.456 individui ha preso parte al programma di ricollocazione dell'Unione europea. La maggior parte di loro (22 mila) sono stati ridistribuiti dalla Grecia, gli altri dall'Italia. Nei primi tre mesi del 2018 hanno avuto luogo appena 1.409 trasferimenti, meno di un quarto dei 6.090 organizzati nello stesso periodo del 2017. I Paesi che hanno accolto di più sono la Germania (30% del totale), la Francia (14%), la Svezia (9%) e la Finlandia (6%). Un quarto dei migranti ricollati sono stati distribuiti in maniera grossomodo equa tra Belgio, Portogallo, Spagna, Svizzera e Norvegia.

I migranti arrivati in Europa nel primo trimestre del 2018.

Sono comunque numeri molto bassi se si pensa che solo nel primo trimestre del 2018 sono arrivati un totale di circa 19 mila migranti (15 mila via mare e 4 mila via terra). Nell'ordine Grecia, Italia e Spagna si sobbarcano il grosso dei flussi, ma una piccola percentuale è giunta anche via terra in Bulgaria e via mare a Cipro. Nella seconda metà di giugno è stata invece la Spagna a veder approdare sulle sue coste il maggior numero di migranti: oltre 2700 a settimana contro i 600 della Grecia (in crescita rispetto alle settimane precedenti) e più che 300 dell'Italia (in calo). Come a dimostrare che se si rendono più difficili le partenza dalla Libia, i flussi migratori trovano facilmente un'altra strada.

FINO A GIUGNO 56 MILA PERSONE. L'Oim registra comunque un dimezzamento rispetto agli arrivi dello stesso periodo nel 2017. I numeri vengono costantemente aggiornati sul sito dell'Organizzazione, tanto che possiamo dire che dall'inizio dell'anno al 27 giugno in Europa sono arrivate 56.309 persone e che purtroppo 972 sono morte nel Mediterraneo. Numeri che comunque segnano un miglioramento sul 2017 (186.768 arrivi e 3.116 dispersi) e sul 2016 (390.432 e 5.143).

Le rotte dei migranti per l'Europa.

Le principali rotte migratorie rimangono le stesse degli anni passati, con una leggera riapertura dei Balcani. Ma è più interessante capire quali sono le previsioni per il futuro dei flussi migratori. L'Istituto di demografia di Vienna prevede che il numero globale dei migranti rimarrà costante per i prossimi 50 anni.

LI RESPINGIAMO, MA CI SERVIRANNO. L'Undesa ha calcolato che nei Paesi ad alto reddito l'apporto di queste popolazioni costituirà l'82% della crescita demografica. E questo significa che nel cosiddetto primo mondo la popolazione in età da lavoro sarà principalmente costituita da quelli che oggi chiamiamo migranti. Ossia che non possiamo fare a meno di quelli che oggi vogliamo respingere.

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