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2 Luglio Lug 2018 1829 02 luglio 2018

Germania, l'odio di Seehofer per Merkel è una vecchia storia

Lo scontro sui migranti è l'acme di un rapporto da sempre tormentato tra la cancelliera e il leader bavarese. Che la accusa di averlo scavalcato e la critica anche su sanità, islam e su incarichi di governo.

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Non si sono davvero mai piaciuti e se sono arrivati a uno scontro frontale irrimediabile a pochi mesi dal varo del governo è soprattutto perché tra Angela Merkel e il suo ministro dell'Interno Horst Seehofer ci sono vecchie ruggini. Tanto più che fino all'ultimo braccio di ferro sui migranti ha vinto la cancelliera e Seehofer la considera un'usurpatrice: «Non mi faccio certo licenziare da una che è cancelliera grazie a me», ha dichiarato con animo acceso nell'ultima sua intervista alla Süddeutsche Zeitung. Seehofer è apparso livoroso, ma anche amareggiato e ferito. Mentre Merkel è sembrata visibilmente preoccupata, ma allo stesso tempo imperturbabile, almeno fino a quando i toni non si sono parzialmente ricomposti con la decisione del ministro di restare al suo posto.

LEADER AGLI ANTIPODI. La leader dei cristiano-democratici (Cdu) e il leader dei fratelli cristiano-sociali bavaresi (Csu) sono da sempre considerati «due mondi diversi»: un'Unione degli opposti, se per unione si prende quella di Cdu-Csu ancora primo partito (con il 31%) della Germania, ma ai minimi storici dal 1949 e a rischio scissione. La caduta della Grossa coalizione preoccupa e sarebbe la prima volta per i tedeschi, Merkel stessa ha definito la «situazione grave». Ma, ancora una volta, per l'irruenza e aggressività è stato Seehofer e non la cancelliera inamovibile ad aver azzardato il passo più lungo della gamba.

Horst Seehofer diretto verso il faccia a faccia con Angela Merkel.
GETTY

Così se la donna più potente del mondo – e mai così debole politicamente – rischia la detronizzazione, il suo ministro dell'Interno è già dato per bruciato: dall'opposizione, dalla Cdu e dalla Csu stessa. «Nessun capo di partito si è mai comportato in modo così infantile», «la psiche di Seehofer è quella di un bambino», ha chiosato der Spiegel. Mettere sul tavolo, come ha fatto, le dimissioni immediate dalla guida sia del dicastero sia dei conservatori bavaresi, ha gettato nel caos anche la Csu. Una mossa avventata e poi ritrattata, non la prima del 69enne Seehofer, tanto più che in Baviera si vota in autunno e, con la Csu allo sbando, l'estrema destra può volare.

DIMISSIONI BLOCCATE. Nei sondaggi Alternative für Deutschland (AfD), che specie in campagna elettorale non risparmia apologia di nazismo, è il secondo partito nel Land più autonomo e conservatore della Germania, e potrebbe diventare la prima forza politica. Un incubo, anche per la credibilità della ricca e industrializzata Baviera: nessuno, anche tra i falchi della Csu, vuole che questo scenario si trasformi in realtà. Anche il governatore bavarese Markus Söder, leader in pectore della Csu che difende a spada tratta il piano sull'immigrazione del pigmalione Seehofer, lo ha richiamato alla ragionevolezza e ne ha respinto le dimissioni.

Bisogna salvare il partito dall'abisso

Wolfgang Schäuble

Guai ad arrivare alla scissione con la Cdu: un regalo per Afd e uno choc per gli elettori. Anche il rigido ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, presidente del Bundestag, si è esposto in prima linea per riportare il ministro Seehofer a miti consigli e salvare l'Unione dall'«abisso». Dovesse riuscirci, come pare ormai probabile, ancora una volta contro il sanguigno leader bavarese avrà vinto la Merkel, apprezzata nella crisi drammatica per mantenere il suo solito sangue freddo. Da sempre Seehofer getta invece benzina sul fuoco e per il suo temperamento – al contrario di Merkel – è arrivato ai vertici della politica dopo una lunga gavetta: due passi avanti e uno indietro.

LO SCONTRO SUI PROFUGHI. La cancelliera è invece esplosa di colpo come leader. Ma niente viene mai per caso, con una tattica quasi millimetrica si è fatta trovare al posto giusto al momento giusto: un volto nuovo, di sostanza e femminile, perfetto, alla fine degli Anni 90, per ricostruire di un partito minato dagli scandali della corruzione. L'invidia di Seehofer per la ragazza dell'Est sbucata, al suo confronto, dal nulla lo ha sempre portato a divergenze con Merkel, sia nel dibattito tra Cdu e Csu e sia come membro dei passati governi. L'ultimo scontro, il più duro, sulla modifica dell'accordo Ue di Dublino sui richiedenti asilo, ha origine dal sì di Merkel nell'estate 2015 a quasi un milione di profughi.

Angela Merkel.

L'apertura delle frontiere all'ondata di richiedenti asilo – dalla Baviera, attraverso l'Austria – all'allora governatore del Land pare sia stato comunicato dalla cancelliera con un sms. In quei giorni Seehofer, in ottimi rapporti con il premier ungherese Viktor Orban che di profughi assolutamente non ne vuole, era in ferie e pare sia andato su tutte le furie. Ha poi smontato senza tregua il «wir shaffen das», ce la faremo, di Merkel: attacchi continui a ogni falla nel sistema di accoglienza o problemi con i profughi. Seehofeer è anche convinto che «l'Islam non appartenga alla Germania», quando Merkel dello Stato multiculturale e multiconfessionale ha fatto la sua bandiera.

LITE SU ISLAM E SANITÀ. La visione opposta sull'Islam e sugli stranieri è culminata nell'altolà della cancelliera al testo Masterplan sull'immigrazione che Seehofer per ripicca ha diffuso, tanto per far capire che anche lui non cede su una virgola. Questione di idee, ma anche di un regolamento di conti personale: nel 2005, quando ancora per pochi mesi Merkel era a capo dell'opposizione e Seehofer vice capogruppo parlamentare della Cdu-Csu i due esponenti si accapigliarono sulle linee guida di un progetto di riforma della sanità, in via di definizione da parte dell'Unione dei cristiano-democratici e sociali: il dibattito si trasformò in un campo di battaglia tra Merkel e Seehofer.

Alla fine fu il secondo a gettare la spugna, rimettendo il suo mandato da vice capogruppo al Bundestag. Una sconfitta bruciante per il leader, già ministro della Sanità dei governi Kohl. Da cancelliera, Merkel lo avrebbe presto scelto nel suo primo esecutivo alla guida del dicastero all'Agricoltura e dell'Alimentazione: troppo poco per l'ambizioso Seehofer, che si definì con sarcasmo «ministro delle banane e delle carote». Per uscire dai sei mesi di vuoto di governo dalle Legislative del 2017, quasi tre lustri dopo Merkel è stata costretta a dargli la poltrona chiave dell'Interno. la Csu è l'ago della bilancia dell'esecutivo.

CESURA PER CDU-CSU. Ma può un provocatore come Seehofer essere ago della bilancia? Söder lo ha invitato al «compromesso, un'uscita dal governo e dall'Unione non è in discussione». Il 2 luglio Spd, Cdu e Csu sono chiuse in riunione fino a tardi, Merkel e Seehofer impegnati in un lungo confronto. Pur ricomponendosi la frattura, su pressione del presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier, nulla sarà più come prima tra Cdu e Csu. Se Merkel emerge come una cancelliera sotto ricatto, Seehofer perde di credibilità come ministro. La stabilità di oltre mezzo secolo nell'Unione è un pallido ricordo.

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