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3 Luglio Lug 2018 2050 03 luglio 2018

Cina, perché «la malattia della pace» ha fiaccato l'esercito

Il quotidiano ufficiale delle forze armate teme che i decenni senza guerra abbiano disabituato le milizie al conflitto. E denuncia: «Rischiamo di pagare un prezzo ingente in caso di combattimento».

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«La malattia della pace»: è la diagnosi del quotidiano ufficiale dell'Esercito di liberazione popolare che sostiene che dagli Anni 70, ossia dalla guerra contro il Vietnam, il virus ha infettato ogni comparto di quello che attualmente è l'esercito più grande del mondo, quella della Cina, mettendo seriamente a rischio la sua capacità di combattere.

RIDUZIONE DELLE FORZE ARMATE. È la risposta alle perplessità del presidente, nonché comandante in capo, Xi Jinping che da quando è al potere ha annunciato una seria riduzione e razionalizzazione delle forze armate e ha aumentato il numero delle esercitazioni di tutti i reparti. Xi ha dichiarato in più occasioni che l'Elp deve diventare uno degli eserciti più potenti del mondo entro i prossimi 30 anni.

LEGAME INTRINSECO COL PARTITO. Esiste infatti un legame intrinseco tra le vittorie dell’Esercito di liberazione popolare e quelle del Partito comunista cinese. È stato l’Esercito a consegnare il potere nelle mani del Partito quando nel 1949 sconfisse i nazionalisti e sempre l’Esercito ha “salvato” il Pcc dal potenziale pericolo portato delle proteste di Tiananmen nel 1989. Qualsiasi presidente della Repubblica popolare cinese conosce l’importanza di cementare i suoi legami con i generali tanto quanto quella di presiedere la Commissione militare centrale.

La malattia della pace affligge i nostri militari da decenni. Possiamo fermare una guerra solo se siamo in grado di combatterla

Quotidiano dell'Elp

«La malattia della pace affligge i nostri militari da decenni», si legge nell'editoriale pubblicato il 2 luglio 2018. «Se non ci mettiamo in testa di sconfiggerla, rischiamo di pagare un prezzo ingente in caso di combattimento. Possiamo fermare una guerra solo se siamo in grado di combatterla». Ed è chiaro che la Repubblica popolare sta cercando di affermarsi anche in campo militare. Le sempre più frequenti esercitazioni navali nel Mar cinese meridionale e la prima base aperta all'estero a Djibuti sono chiari segnali che vanno in questa direzione.

NON SOLO CORRUZIONE. La campagna anti-corruzione, che in cinque anni ha colpito oltre 13 mila ufficiali dell'esercito, è solo la punta dell'iceberg. E infatti si legge: «Essere un funzionario non corrotto non significa essere qualificato per l'Esercito. Il trattamento riservato a coloro che prestano servizio è equivalente agli standard internazionali. Anche la preparazione e le esercitazioni dunque devono esserlo. Altrimenti ci saranno conseguenze».

L'IMPORTANZA DEI GENERALI. «Il potere politico nasce dalla canna di un fucile», non si stancava di ripetere il “grande timoniere” Mao Zedong. E su questo Deng Xiaoping era più che d’accordo: consigliò a chi era chiamato a sostituirlo di passare quattro dei cinque giorni lavorativi con gli alti ufficiali. Anche Xi Jinping sa bene quanto è importante assicurarsi la fedeltà delle forze armate.

COMANDANTE XI JINPING. Xi ha maturato in tre anni di esperienza al fianco di un rivoluzionario veterano e la sua prima legittimazione politica è passata attraverso la Commissione militare cinese. «Un Paese ricco e un esercito forte», ha dichiarato pochi mesi dopo aver preso il comando dello Stato più popoloso del mondo. E in tempi molto stretti ha promosso i “suoi” generali, assicurandosi così uomini fidati anche nelle fila dell’Esercito.

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