Emmanuel Macron Presidente Francese
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3 Luglio Lug 2018 1945 03 luglio 2018

Sui migranti meglio una cinica sincerità che l'ipocrisia di Macron

L'ambasciatore francese in Ungheria Fournier rimosso per parole al miele sul premier xenofobo Orban. Monsieur le président predica bene, ma poi scarica gli irregolari sui Paesi vicini e respinge donne e minori.

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Monsieur Macron ha richiamato di colpo in patria, armi e bagagli, l'ormai ex ambasciatore francese in Ungheria Eric Fournier, autore di un lungo e imbarazzante panegirico in onore del premier magiaro xenofobo Viktor Orban. Chapeau: la prova del fattaccio, una nota confidenziale del diplomatico finita nelle mani dei giornalisti investigativi di Mediapart, era inconfutabile. Fournier tacciava i media francesi di «orbanofobia», elevando l'Ungheria a modello europeo della gestione dei flussi migratori e accusando i «musulmani di Francia e di Germania» di «antisemitismo moderno».

UN SILURAMENTO IPOCRITA. Certo «non la posizione ufficiale francese», gli ha rinfacciato il presidente Emmanuel Macron e bene ha fatto a silurarlo, rimpiazzandolo all'instante con la nuova ambasciatrice Pascale Andreani: le posizioni ufficiali vanno sempre rispettate e promosse da chi lo Stato lo rappresenta. A maggior ragione dal più alto tra i diplomatici: è il suo mestiere. Ma da lì a celebrare l'enfant prodige dell'Eliseo come il giustiziere dei diritti dei migranti ci corre quanto tra il dire e il fare: c'è di mezzo un mare e l'Italia lo sa forse più di ogni altro Paese europeo.

PARIGI SE NE LAVA LE MANI. Dai migranti bloccati a Ventimiglia o rispediti indietro ai valichi alpini. Dalle navi umanitarie straniere rifiutate, dopo l'altolà del governo italiano, nei porti francesi. Non ultimo lo sa dal distinguo di Macron – perentorio e immediato, quanto la sospensione di Fournier – sul cosiddetto accordo per rivedere il regolamento europeo di Dublino III sui richiedenti asilo, al termine del vertice europeo: «Centri per migranti in Francia non ce ne saranno, non siamo un Paese di primo approdo. Lì volevano arrivare polemiche recenti», ha chiosato testuale, «ma io le ho rifiutate».

Come l'Ungheria di Orban la Francia di Macron evita persino i richiedenti asilo o i titolari di protezione umanitaria. Donne incinte e minori vengono rispediti in Italia

Il «lì» è rivedere la parte del regolamento firmato - anche dall'Italia - nel 2013, che impone ai Paesi esposti agli sbarchi o all'ingresso dai Balcani l'onere di prendersi in carico tutte le domande d'accoglienza, anziché smistarle in modo equilibrato tra i 28 Stati membri dell'Ue. Le «polemiche recenti» sono quelle del ministro degli Interni italiano Matteo Salvini e del suo emissario a Bruxelles, il premier-avvocato Giuseppe Conte. L'auspicio di rito, in calce, del presidente francese a «più solidarietà verso i Paesi di primo approdo» è una presa in giro dell'Italia.

LA GIUNGLA INCIVILE DI CALAIS... La Francia di migranti non ne vuole in nessun modo. Confina da anni in un limbo disumano le migliaia di abitanti della giungla di Calais, la bidonville sgomberata e risorta più grande d'Europa dove, sotto lo scacco di trafficanti e criminali vari, i migranti inseguono il sogno dell'approdo Oltremanica. Con il continente Londra ha alzato un muro ancora prima della Brexit: non si entra, ma almeno i pochi che riescono a sfuggire alle barriere e ai controlli poi non escono più, raramente infatti nel Regno Unito della common law rispediscono indietro qualcuno. Parigi invece non si tiene neanche le donne incinte e i minori non accompagnati.

... E I MINORI RESPINTI A VENTIMIGLIA. Come Orban, evita persino i richiedenti asilo o i titolari di protezione umanitaria. Violando il diritto internazionale, li abbandona senza pietà a Calais o li rigetta alle frontiere con l'Italia, non importa se c'è il mare o la neve. I boschi francesi sono imbottiti di gendarmerie, che quest'inverno ha fermato e condotto in caserma una guida alpina rea di aver soccorso una nigeriana incinta, con il marito e i due figli, sperduti a 1900 metri sul Monginevro. L'uomo rischia cinque anni di carcere per aver violato la legge sull'immigrazione, rispettando in realtà solo la legge della montagna.

La giungla di Calais

La guida stava scortando in ospedale una dispersa in procinto di partorire: accolta, questo sì, al pronto soccorso francese più vicino. Ma un'altra nigeriana, respinta incinta e malata di linfoma alla frontiera di Bardonecchia, pochi giorni dopo è morta nell'ospedale torinese del Sant'Anna. Però è l'Italia quella «vomitevole» che chiude i porti ai naufraghi, da dichiarazione dei vertici del partito-movimento di Macron En Marche!. Il cinico ricatto di Salvini all'Ue sulla pelle dei migranti è vergognoso, ma non autorizza la Francia a diktat di moralismo irricevibili.

MEGLIO LA SINCERITÀ DI FOURNIER. Da che pulpito viene la predica vale anche per il caso Fournier, alla fine molto più sincero di Macron. Le parole contano poco: la Francia è con l'Ungheria il Paese dell'Ue con politiche più dure sull'immigrazione, soprattutto grazie all'ultimo inquilino dell'Eliseo. Quel che resta della gauche denuncia il piano sui respingimenti di Macron come di fatto equivalente, per rimpatri ed espulsioni, alle politiche di Orban. E anche prima la Francia ha sempre fatto quel che la cancelliera tedesca Angela Merkel ha cercato fino all'ultimo di evitare: rifilare ai vicini di casa gli stranieri irregolari in tutto lo spazio della libera circolazione di Schengen.

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