Usa Dichiarazione Indipendenza Trump
4 Luglio Lug 2018 0800 04 luglio 2018

Usa, la Dichiarazione di Indipendenza riletta al tempo di Trump

Il 4 luglio 1776 veniva adottato lo storico documento. I padri fondatori contestavano a Giorgio III politiche anti-immigrati, chiusura del mercato, interferenze nella giustizia. Le stesse critiche mosse oggi a Donald.

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La Dichiarazione di indipendenza americana compie 242 anni. Era il 4 luglio 1776, quando i rappresentanti delle 13 colonie del Nuovo mondo si ribellarono al dominio dell’impero britannico di Re Giorgio III e decisero nel Congresso Continentale di Filadelfia di ratificare l’atto che li rendeva padroni del proprio destino. Il documento, redatto da Thomas Jefferson e oggi conservato nei National Archives di Washington, era un invito alla ribellione, rivendicando il diritto alla rivoluzione sulla base di principi ritenuti inalienabili e motivandolo come conseguenza della condotta tirannica del sovrano inglese. Dopo quasi due secoli e mezzo, gli americani rileggono quelle parole e scoprono che sono improvvisamente tornate d’attualità. La presidenza di Donald Trump fino ad oggi ha dimostrato uno scarso rispetto per le regole e per i ruoli istituzionali, richiamando direttamente alcune delle lamentele che i padri fondatori indirizzavano contro il despota Giorgio III.

«[Giorgio III] ha tentato di impedire il popolamento di questi Stati, opponendosi a tal fine a leggi di naturalizzazione di forestieri»

Dichiarazione di Indipendenza

Se la guerra contro gli immigrati è una priorità dell’attuale amministrazione americana, i ribelli di Filadelfia scrivevano che l’antenato di Elisabetta II «ha tentato di impedire il popolamento di questi Stati, opponendosi a tal fine alle leggi di naturalizzazione di forestieri rifiutando di approvarne altre che incoraggiassero l’immigrazione». Trump ha innescato una guerra tariffaria con Paesi amici e concorrenti, cosa che i padri fondatori rimproveravano al monarca, reo di «tagliar fuori il nostro commercio da tutte le parti del mondo». Non piacevano neppure le interferenze del sovrano nell’ambito della giustizia: Re Giorgio III, recita la Dichiarazione, «ha creato giudici che dipendevano solo dalla sua volontà per il mantenimento dei loro uffici e l’ammontare e il pagamento dei loro stipendi». Ed è inevitabile pensare all’attualissima vicenda che riguarda la Corte Suprema, il massimo organo di giustizia americano.

TORNA IN MENTE IL CASO KENNEDY. L’anziano giudice Anthony Kennedy ha annunciato le proprie dimissioni, dando la possibilità al presidente e al Senato a maggioranza repubblicana di nominare un sostituto e ridisegnare in senso ultra-conservatore la massima corte. I tempi di queste dimissioni appaiono sospetti. L’abbandono di Kennedy prima delle elezioni di midterm, che potrebbero cambiare la maggioranza del Senato, appare come un favore fatto al presidente e ai Repubblicani e consegnerà loro il controllo della Corte.

Il dipinto "Declaration of Independence" esposto all'interno del Campidoglio.

Nell’ambito della politica estera, Trump ha attaccato la Nato, ha snobbato i leader europei e sembra ridisegnare il ruolo geopolitico del Paese in base alle proprie simpatie. I padri fondatori reclamavano contro l’Impero proprio il diritto a una diplomazia libera da imposizioni e da personalismi: «[Gli Stati] hanno pieno potere di far guerra, concludere pace, contrarre alleanze, stabilire commercio e compilare tutti gli altri atti e le cose che gli Stati indipendenti possono a buon diritto fare». Nell’atto del XVIII secolo, anche echi del “Russiagate”; se Thomas Jefferson e i futuri rivoluzionari rimproveravano il loro nemico di aver «ostacolato l’amministrazione della Giustizia, rifiutando il suo assenso a leggi che istituivano poteri giudiziari», l’inchiesta del procuratore speciale Mueller sulle interferenze russe nelle elezioni americane si sta concentrando proprio sul reato di ostruzione della giustizia.

I RICHIAMI A POLITICA AMBIENTALE E... OBAMACARE. Attaccando la riforma sanitaria Obamacare, Trump, nelle parole dei padri fondatori, avrebbe «rifiutato il suo assenso alle leggi più opportune e necessarie per il bene pubblico». Un altro capoverso della Dichiarazione recita: «Ha depredato i nostri mari, devastato le nostre coste, bruciato le nostre città, e distrutto le vite dei nostri cittadini». Per alcuni, anche quest’accusa ha dei parallelismi nella situazione di oggi e si riferirebbe alla scriteriata politica ambientale della Casa Bianca e alla incapacità del governo nel reagire a emergenze come l’uragano Maria che ha devastato Puerto Rico.

Il monarca era solito sfogarsi con impetuose invettive che scriveva nelle notti insonni contro ministri, funzionari e generali

Forse anche per tutti questi rimandi e riferimenti gli oppositori del presidente amano citare spesso uno dei passaggi più significativi della Dichiarazione di Indipendenza: «Un principe, il cui carattere si distingue così per tutte quelle azioni con cui si può definire un tiranno, non è adatto a governare un popolo libero». Giorgio III veniva descritto dagli intellettuali dell’epoca con la stessa durezza con cui gli editorialisti di oggi parlano di Trump. Tomas Paine lo presentò come «il Faraone dell’Inghilterra» e il «bruto reale della Gran Bretagna». Come l’attuale inquilino della Casa Bianca (che però utilizza Twitter), l’Imperatore era solito sfogarsi, complice anche una malattia metabolica di cui era vittima, con impetuose invettive che scriveva nelle notti insonni contro ministri, funzionari e generali.

ACCORDI INTERNAZIONALI E DIFESA DELLA POPOLAZIONE. Ovviamente Trump non è un monarca, ma è un presidente eletto, anche se non con la maggioranza del voto popolare, e i parallelismi sono più suggestioni che dati di fatto. Ma, dopo quasi un quarto di millennio, i temi della Dichiarazione di Indipendenza sono ancora di profonda attualità: libero commercio, trattati internazionali, immigrazione, indipendenza della magistratura, difesa del territorio e della sua popolazione.

Trump, Salvini e l'impetuosa corsa verso un mondo orrendo

Ma a proposito di sicurezza nazionale e terrorismo: secondo uno studio dell'Investigative Fund al National Institute,115 dei 201 atti terroristici accaduti negli Stati Uniti dal 2008 al 2016 sono stati compiuti da gruppi bianchi di estrema destra. Ovviamente questi calcoli non includono le stragi nelle scuole, negli stadi, nei bar, quasi sempre compiuti da bianchi non musulmani.

«Noi teniamo per certo che queste verità siano di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili, che tra questi vi siano la vita, la libertà e il perseguimento della felicità»: sulla base di questi principi i padri fondatori americani pensavano di dare forma a un Nuovo mondo che fosse veramente tale. Ma erano pur sempre uomini della loro epoca. La maggioranza dei firmatari della Dichiarazione di Indipendenza possedeva o aveva posseduto schiavi, il documento definisce gli indiani «selvaggi senza pietà». La storia americana ha poi prodotto un altro secolo di schiavitù, l’annientamento dei nativi, una serie di guerre e interferenze nei governi di tutto il mondo e un Paese che, a tutt’oggi, è profondamente diviso quando si parla di razza o di inclusione sociale. A differenza di Giorgio III, Trump non è il nemico dell’America, ma l’espressione del suo malessere più profondo.

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