Giappone Aim Shinrikyo Condanna Morte Shoko Asahara
6 Luglio Lug 2018 0843 06 luglio 2018

Il Giappone ha giustiziato i membri del culto Aim Shinrikyo

Shoko Asahara e altri adepti erano i responsabili degli attacchi compiuti nella metropolitana di Tokyo nel 1995 col gas sarin. L'esecuzione è avvenuta il 29 giugno.

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Shoko Asahara, fondatore e leader del cult Aim Shinrikyo, responsabile degli attacchi compiuti nella metropolitana di Tokyo nel 1995 col gas sarin, è stato giustiziato lo il 29 giugno, tramite impiccagione. Il 63enne Asahara, il cui vero nome era Chizuo Matsumoto. Con lui sono sono stati giustiziati altri sei componenti del culto, responsabili dell'attacco alla metropolitana. Il ministero della Giustizia si prepara a riferire dettagli, ha detto un portavoce, mentre il capo di Gabinetto Yoshihide Suga ha assicurato che il governo è pronto ad impedire ogni tipo di rappresaglia dei seguaci del gruppo. Dalla metà del 2008 Asahara rifiutava ogni contatto con i familiari e i propri avvocati, trascorrendo le giornate in completo isolamento.

Il ministro della Giustizia giapponese Yoko Kamikawa ha confermato che il leader del culto Aum Shinrikyo, Shoko Asahara, è stato giustiziato. «L'ordine di esecuzione», ha detto, «è stato dato dopo un'attenta valutazione». Kamikawa ha spiegato che i misfatti della setta hanno diffuso il terrore in tutto il mondo, sottolineando che la pena di morte è inevitabile nel caso di crimini orrendi. Il 63enne.

Arrestato nel 1995 ammise le sue responsabilità durante il processo

Asahara era stato arrestato nel maggio del 1995, due mesi dopo l'attacco del 20 marzo compiuto nella metropolitana di Tokyo, che aveva provocato 13 morti e coinvolto almeno 6.200 persone. Inizialmente Asahara aveva negato di aver architettato l'operazione, ma durante il processo del 2004 ha ammesso di meritare la condanna per aver pianificato l'esecuzione dell'attacco. La sua condanna a morte era stata decisa definitivamente nel 2006. Le udienze dei membri del culto Aum Shinrikyo sono andate avanti per oltre 20 anni nelle aule dei tribunali giapponesi, con quasi 200 incriminazioni e 12 condanne a morte.

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