Duterte Presidente Filippine A Vita
9 Luglio Lug 2018 1557 09 luglio 2018

Duterte vuole governare le Filippine per sempre

Al via la riforma costituzionale che dovrebbe trasformare il Paese in uno Stato federale. Ma i più temono sia solo un modo per permettere al presidente di amministrare il potere a vita.

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La bozza della riforma costituzionale che intende trasformare le Filippine in uno Stato federale estende una serie di potere legislativi nelle mani del capo dello Stato e permette la rielezione del presidente, cosa che attualmente non è possibile. In un discorso pubblico, l'attuale presidente Rodrigo Duterte ha affermato che lascerà l'incarico come previsto nel 2022. Nella stessa occasione ha anche affermato che si dimetterà quando gli dimostreranno l'esistenza di Dio. Ma non è questo il punto.

Secondo diversi costituzionalisti, i poteri accordati al presidente nella fase di transizione, gli permetterebbero di decidere per decreto di governare senza alcun limito temporale. Ed è qualcosa che è già successo, nel 1973, quando il decimo presidente delle Filippine Ferdinand Marcos revisionò la Costituzione ed estese il suo mandato a vita per decreto un anno dopo aver dichiarato la legge marziale. Il dittatore fu costretto all'esilio da imponenti manifestazioni solo nel 1986.

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Non ci sono prove concrete sul fatto che Rodrigo Duterte si sia servito dei servizi della Slc per la sua campagna elettorale. Ma quello che è certo è che Duterte, nonostante i suoi 73 anni suonati, abbia capito immediatamente la potenza di Facebook.

IL VULNUS DEMOCRATICO

Attualmente tutta l'attenzione è quindi puntata sulla Commissione per la transizione che Duterte presiede. È infatti quest'ultima che avrà il potere di emanare decreti e ordini esecutivi senza passare per l'approvazione del Congresso. Questa commissione, da lui istituita, è composta da 10 membri ed è incaricata di formulare e adottare un «piano per la transizione» al nuovo sistema di governo. Il punto è che da nessuna parte viene specificato cosa accade se la cosiddetta transizione dura più del mandato presidenziale.

Inoltre il costituzionalista Christian Monsod che ha partecipato alla stesura della Costituzione del 1987 - per intenderci quella tutt'ora in vigore del dopo Marcos - individua proprio nei poteri speciali della Commissione per la transizione il vulnus democratico. «Sono gli stessi poteri che hanno permesso a Marcos di diventare presidente a vita per decreto», avverte, «perché permettono al presidente in carica di emanare le leggi che più gli aggradano».

RODRIGO DUTERTE, DA DAVAO ALLA PRESIDENZA

Rodrigo Duterte, classe 1945, è stato eletto sedicesimo presidente delle Filippine il 30 giugno 2016 con il 38,5% delle preferenze. Secondo di cinque figli, in una famiglia sempre al centro della scena politica di provincia, fu scelto nel 1988 come sindaco di Davao, città principale dell'isola meridionale di Mindanao, perché tra i fedelissimi dell'ex presidente-dittatore Marcos anche se molto vicino ai partiti della sinistra. A Davao ha governato come uno sceriffo per 22 anni alternandosi con la figlia Sara.

Sotto la sua amministrazione, i cosiddetti squadroni della morte hanno imperversato uccidendo ladruncoli e tossici. Sono le cosiddette «esecuzioni extra-giudiziarie» che da quando è diventato presidente si sono estese in tutto il Paese. E infatti ha anche promosso il capo della polizia locale Ronald dela Rosa, a capo della polizia nazionale. Lui si è sempre definito socialista e anticolonialista.

IL LESSICO DELL'UOMO FORTE

Il suo lessico, a dir poco colorito, gli ha assicurato spesso l'attenzione mediatica. Ha dato del «figlio di...» a Obama e a papa Francesco e ha invitato un giornalista che gli chiedeva conto del suo stato di salute a scrivere invece sugli «odori della vagina di sua moglie». Difende il suo linguaggio in nome di un populismo radicale che «mette alla prova le élite di un paese ancora fondamentalmente feudale».

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