Francia Macron Merkel Sondaggi Germania
10 Luglio Lug 2018 0800 10 luglio 2018

Ue, perché Macron e Merkel sono in caduta libera nei sondaggi

L'inquilino dell'Eliseo è ai minimi di gradimento. La cancelliera per il 78% dei tedeschi non ha il polso del governo. Francia e Germania stanno diventando due giganti a rischio ingovernabilità.

  • ...

Al summit in Europa della Nato dall'11 al 12 luglio Donald Trump troverà i due leader capofila dell'Ue ai minimi gradimenti popolari e da squalo qual è non c'è occasione migliore per mangiarseli in un boccone. Il presidente francese Emmanuel Macron paga lo scotto di politiche di governo sempre più di destra e di un'arroganza che, a lungo andare, potrebbe avere un precedente solo nel re Sole, ma almeno Luigi XIV portò i cugini d'Oltralpe all'apogeo mentre i moti di grandeur dell'enfant prodige dell'Eliseo si sgonfiano spesso in flop. In Germania la cancelliera Angela Merkel che ha appena tamponato una grave crisi di governo sconta il suo sì all'ondata di migranti del 2015 e, quel che è peggio, deve gestire un ministro dell'Interno che gli stessi tedeschi reputano fuori controllo a neanche un semestre dalla varo dell'esecutivo.

In Francia il voto che i cittadini danno a Macron è il più basso dopo poco più di un anno di presidenza: appena il 40% degli interpellati del sondaggio mensile Ifop ha detto di essere ancora soddisfatto di lui, mentre i delusi (58%) salgono di mese in mese. Un bel tonfo dal 64% di gradimento di giugno 2017: a un mese dalla salita di Macron all'Eliseo, il movimento En Marche! infondeva speranze di discontinuità, specie tra le nuove generazioni e tra i delusi dei partiti tradizionali in declino. Il suo leader aveva arginato l'ascesa della destra nazional-populista di Marine Le Pen: Macron restava un liberale vicino ai banchieri, ma era pur sempre il più giovane presidente di Francia mai eletto, logico supporre che avesse talento da vendere. E invece l'elettorato d'Oltralpe si sta convincendo col tempo di averlo parecchio sopravvalutato.

In Francia Macron è tacciato di egocentrismo e arroganza.

GETTY

LA RETROMARCIA DI EN MARCHE!

L'importante rilevamento annuale di Ipsos e Sopra-Steria, che fotografa i cambiamenti profondi nell'opinione pubblica, questo luglio ha diffuso lo scatto di una Francia tornata «pessimista». L'effetto novità di En Marche! è apparso visibilmente sfumato nel 2018: se ancora nel 2017 il 53% degli interpellati guardava a un «futuro pieno di opportunità» per il Paese, un anno dopo la percentuale degli ottimisti è tornata al livello (44%) del 2015. La fiducia verso Macron si è erosa in molte regioni e tra fasce dell'elettorato d'Oltralpe. Gesti pomposi come riunire le Camere nel castello di Versailles, per esporre per il secondo anno le linee guida del governo – è il terzo presidente francese a farlo e il primo a bissarlo – non fanno più colpo. Anzi restano indigesti all'opposizione e a una platea crescente di scettici.

Anche il tentativo di Macron di scalzare l'Italia in Libia è andato a vuoto

La gauche comunista di Jean-Luc Melenchon ha boicottato in blocco l'evento di «falsa solennità» del 9 luglio 2018, lanciando su Twitter l'hashtag #MacronMonarc in concomitanza dell'intervento pomeridiano. E anche una buona parte della destra dei Repubblicani, l'ultimo nome dei conservatori di Nicolas Sarkozy, ha disertato il castello di Versailles in vista di uno speech presidenziale «tutto incentrato sulla sua persona». Macron vuole imitare i discorsi annuali al Congresso sullo stato dell'unione dei presidenti americani, ma proprio con Trump l'inquilino dell'Eliseo è reduce da un'accattivante opera di moral suasion negli Usa che non ha portato a nulla: come Merkel, non è riuscito a smuoverlo di un millimetro sui dazi all'Unione europea. Pure il tentativo di Macron di scalzare l'Italia dalla leadership petrolifera e diplomatica in Libia è finora andato a vuoto.

L'ombra del ministro Seehofer su Angela Merkel, in calo di gradimenti.

GETTY

MERKEL E MACRON IN UN CUL-DE-SAC

Idem con altre iniziative e mosse scivolose di politica estera, anche sui migranti. Mentre in Francia il leader di En Marche! viene ormai etichettato come il «presidente dei ricchi», criticato da sindacati, pensionati, dipendenti pubblici e studenti per le tentate misure d'austerity. Oltre il confine per secoli conteso che ha alimentato le guerre in Europa, la cancelliera in sella dal 2005 vive il momento più duro di sempre: evitata la caduta del governo con l'accordo in extremis sui richiedenti asilo con il titolare dell'Interno e potente leader dell'ala bavarese (Csu) del suo partito, Merkel è stata demolita dall'ultimo sondaggio Infratest diffuso a luglio dalla tivù pubblica Ard. Appena il 21% è «soddisfatto» dell'operato della Grande coalizione, per il 78% degli interpellati la donna più potente del mondo ha perso il polso della situazione. Una valutazione lucida.

I tedeschi non infieriscono contro la cancelliera: in calo al 48%, ma ben più basso è il gradimento verso Seehofer, precipitato di 16 punti al 27% dopo la settimana di passione provocata al governo. Il leader della Csu, più vicino all'estrema destra populista europea che al suo esecutivo, è considerato un cavallo pazzo deciso a tendere più trappole possibili alla cancelliera. Ma l'opinione pubblica tedesca, insofferente per le larghe intese costruite da Merkel dopo 6 mesi di vuoto di governo e timorosa a ragion veduta dei dazi di Trump, non sembra consapevole della mancanza di alternative politiche, come Oltralpe, al declino. A meno di non mandare al potere il Front National di Le Pen e l'estrema destra tedesca di AfD, entrambe in ascesa nei sondaggi, Francia e Germania stanno diventando due giganti d'argilla a rischio ingovernabilità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso