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11 Luglio Lug 2018 1930 11 luglio 2018

Gas russo e Nato, cosa c'è dietro la strategia anti-tedesca di Trump

Il presidente Usa cita il North Stream anche a porte chiuse. Perché sa che è il dossier su cui la Germania cerca di sfuggire al controllo dell'Ue. E dove è più isolata. Il piano.

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da Bruxelles

Sembrerà pure rozzo mentre ribadisce che la Germania può aumentare la sua spesa nella Nato immediatamente, anche domani, che non è giusto che Berlino paghi miliardi per il gas alla Russia e poi chieda agli americani di proteggerli da Mosca. Eppure Donald Trump, il presidente americano che viene a Bruxelles più per rovesciare i tavoli che per aprirci negoziati sopra, va a battere esattamente dove il dente duole e dove sa che Berlino, il suo vero prioritario bersaglio, è più sola.

GERMANIA SOLA SUL GAS RUSSO

Clamorosa era stata l’indiscrezione lasciata flirtare a fine giugno dall’amministrazione americana su un possibile spostamento dei 30 mila soldati americani attualmente di stanza in Germania in Polonia: un messaggio politico chiarissimo. E altrettanto aggressiva è stata la citazione dei rapporti tra Germania e Russia avvolti dal gas, squadernata in una tranquilla colazione di lavoro con il segretario della Nato Jens Stoltenberg come semplice antipasto del vertice dell'Alleanza atlantica dell'11 e 12 luglio. Se c'è infatti un dossier su cui la cancelliera Angela Merkel non ha alleati a parte la vicina Austria è quello dei rapporti tedeschi con il colosso russo del gas Gazprom e in particolare del nuovo gasdotto NothStream 2, la pipeline che passando per il Mar Baltico e il Mare del Nord dovrebbe entro il 2020 portare in terra tedesca 55 miliardi di metri cubi l'anno del gas di Vladimir Putin.

MACRON MEDIATORE AL VERTICE NATO

Su questo fronte non ci sono alleati a Est e a Nord per i tedeschi, in ragione della loro posizione anti russa, ma nemmeno a Sud per ovvi motivi di interessi divergenti, e pure la Commissione europea ha apertamente dichiarato che si tratta di una scelta che favorisce la geopolitica russa, aggirando l'Ucraina e rischiando di aumentare la dipendenza europea dal rubinetto di Mosca. Trump, insomma, spara sulla cancelliera Merkel sapendo di fare centro e di giocare con tensioni che sono già a livello di guardia. Secondo fonti diplomatiche, il presidente americano avrebbe portato il North Stream due anche sul tavolo della riunione Nato ufficiale, dove Emmanuel Macron con una Merkel sotto attacco ha avuto il ruolo di mediatore e conduttore dell'incontro. La strategia comunicativa - ma sarebbe meglio dire politica -del presidente Usa è, dunque, ben più acuta di quello che può sembrare.

Angela Merkel al centro del summit Nato.

Già il suo lamentarsi dei contributi tedeschi per le spese di difesa ha datto frutti copiosi e a livelli insperati. Non solo oggi Raimonds Vejonis, il presidente della la Lettonia, Stato Baltico che vive nella strenua opposizione alla Russia, ha apertamente dichiarato che sarebbe utile che la Germania investisse di più. Ma poche settimane fa la reprimenda era venuta da commentatori insospettabili: e cioè dall'ex consigliere economico di Emmanuel Macron e ricercatore alla Londo School of Economics Shahin Vallée che aveva firmato a quattro mani con Adam Tooze, storico britannico professore alla Columbia University, esperto di rapporti transantlantici ma anche autore su uno studio approfondito sull'ultima crisi finanziaria, un intervento dal titolo inequivocabile: "La grande rapina europea della Germania".

TRUMP A CAPO DEGLI ANTI-BERLINO

Trump - o chi gliene cura la comunicazione - insomma sembra riuscire a imporre l'agenda o a fornire armi di comunicazione, e quindi politiche, a tutti coloro hanno interessi, seppure svariati, a sottolineare le reali lacune di Berlino anche sui tavoli europei.

Le pipeline russe che entrano nell'Ue e il percorso del North Stream 2 come raffigurati in un rapporto dell'ufficio studi del parlamento europeo.

Ora con il gas russo la partita sembra ancora più profittevole per lo spaccone americano. Sul North Stream 2, infatti, la Germania ha tirato dritto nonostante l'opposizione di quasi tutti. I lavori per il gasdotto sono cominciati a inizio maggio sulla costa tedesca del Mar Baltico, anche in mancanza degli ultimi permessi che dovevano arrivare dalla Danimarca e dalla Svezia, Paese che fino al 2016 sosteneva che il gasdotto potesse essere utilizzato come strumento di spionaggio russo nei confronti dei Paesi europei.

PROGETTO DA 9 MILIARDI E 1.200 CHILOMETRI

Un portavoce di Gazprom aveva allora specificato all'agenzia Dpa di essere fiducioso di ricevere tutti i via libera rilevanti. Rilevanti perché sembra che se pure gli scandinavi dicessero no, la società abbia studiato un tragitto alternativo in acque internazionali. Insomma, il progetto - un valore di 9 miliardi di euro, 200 mila diversi segmenti a formare una tubatura di 1.200 chilometri - è stato pensato nella quasi completa autonomia, alla faccia di vicini e alleati europei.

CI GUADAGNANO GERMANIA E AUSTRIA

Chi ci guadagna sono Germania e Austria il cui approvvigionamento energetico così non dipenderebbe più dal transito a singhiozzo attraverso l'Ucraina, motivo per cui in molti hanno visto nel Nord Stream la premessa per una definitiva chiusura delle tubature del gas di Kiev. E ovviamente Gazprom, che controlla il 51% del progetto e le aziende europee che ne detengono quote minoritarie, cioè le due società tedesche E.On e Wintershall, le due francesi Engie e Gdf Suez e la Gasunie dei Paesi Bassi. Ma tra i leader europei praticamente solo Sebastian Kurz si è schierato a fianco della Germania.

BERLINO ALLA RICERCA DI DEROGHE

La determinazione tedesca ha portato la Commissione a decidere di riformare la direttiva sul gas del 2009. Nel marzo del 2017, infatti, il servizio legale dell'esecutivo europeo ha avvertito che il progetto si troverebbe di fatto in un vuoto giuridico e il Nord Stream 2 non sarebbe tenuto a rispettare le norme Ue, per esempio su tariffe, proprietà, trasparenza, diritti di accesso. Risultato: a novembre dello stesso anno la Commissione ha lanciato la proposta di riforma, ma è ancora sulla carta. La Germania si oppone, come si opponeva all'idea di una negoziazione specifica Ue-Russia appoggiata invece da altri 13 Stati. Ma visto che ormai la proposta è sul tavolo, ha già domandato una deroga ad hoc per il Nord Stream. Paradosso visto che come riconosce un documento del parlamento europeo, l'urgenza della proposta della Commissione è esattamente una risposta al progetto russo- tedesco. Ma tant'è.

Donald Trump al summit Nato dell'11 luglio

Fonti Ue confermano a Lettera43.it che il Nord Stream 2 è stato citato anche a porte chiuse alla riunione generale dell'Alleanza atlantica dove peraltro Trump ha chiesto un aumento della spesa militare addirittura al 4% del Pil. Insomma: non lascia, ma raddoppia su tutti i fronti. E del resto l'occasione era troppo ghiotta. Per Trump la pipeline del Mare del Nord è anche motivo di perdita economica, visto che l'Europa potrebbe scegliere di acquistare il gas naturale liquefatto americano al posto di quello russo. E per di più l'argomento di una Germania amica della Russia potrebbe aiutare il presidente cinguettatore a scagionarsi dalle accuse di vicinanza a Mosca, ormai provata da numerose inchieste giudiziarie e giornalistiche, o almeno a farle apparire meno eccezionali di quanto pretendano i suoi critici.

PIÙ INVESTIMENTI NON OLTRE IL 2024

Che poi l'incontro con Merkel sia andato in maniera positiva, come sostengono sia Trumnp sia la cancelliera, può voler dire tutto e il suo contrario, visto che comunque nelle conclusioni del vertice si riafferma l'impegno ad aumentare l'investimento militare "non oltre" il 2024: la data è quella fissata da Berlino, ma l'espressione non oltre è più dura. E intanto con Trump che bersaglia la Germania, a fare da cerimoniere ci ha pensato il presidente francese Macron.

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