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11 Luglio Lug 2018 0800 11 luglio 2018

Le variabili impazzite dell'incontro Trump-Putin

Il presidente Usa vuole parlare da solo con lo zar. E improvvisare. Dopo un vertice Nato ad alta tensione. Mentre qualcuno ipotizza persino il riconoscimento della Crimea alla Russia.

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Per il suo incontro con Vladimir Putin, Donald Trump è irremovibile su una scelta che fa tremare i polsi a gran parte del Congresso e anche a una buona fetta dei consiglieri della Casa Bianca e dell'apparato del Pentagono. Il presidente degli Usa si è intestardito nel replicare la tattica del têt-à-têt adottata con il dittatore nord-coreano Kim Jong-un: lui da solo a discutere il 16 luglio con l'omologo russo, affiancato da un traduttore. Nel faccia a faccia concordato ad Helsinki, al temine del suo tour di una settimana di in Europa in occasione del vertice della Nato, Trump avrebbe in animo di blandire Putin con la dialettica e le sue altre notevoli capacità manipolatorie.

Sempre che The Donald lo voglia, perché negli Usa non ne sono affatto sicuri, che ci riesca è davvero dura. Andare incontro a spron battuto, a quel che si dice senza concordare in modo approfondito con i suoi collaboratori la linea dei temi in agenda, a un'ex spia del Kbg e poi capo dei nuovi servizi segreti, allenato da 20 anni a negoziare con i presidenti Usa, notoriamente cinico calcolatore e freddo manipolatore, è un errore madornale non solo per chi, Oltreoceano, sta provando senza successo a dissuadere Trump in ogni modo. Anche ai vertici militari della Nato e tra gli altri Paesi dell'alleanza serpeggia una forte preoccupazione per la concatenazione di appuntamenti imminenti.

L'incontro a margine tra Putin e Trump in Vietnam.

ANSA

LE VOCI DI UN'APERTURA SULLA CRIMEA

Il presidente-tycoon è in arrivo a Bruxelles, in Belgio, per la due giorni di summit dopo il G7 in Canada del mese scorso, disastroso per gli alleati. La cancelliera tedesca Angela Merkel da tempo va dicendo ai leader occidentali di rimboccarsi le maniche perché «non possiamo più fare affidamento sugli Usa», un'evidenza all'ultimo incontro tra grandi: è inutile anche fare muro, Trump è un cane sciolto, rimane sulle sue posizioni a costo di far fuori tutti. Dalla Casa Bianca e dalla sua amministrazione ha allontanato chiunque potesse fermarlo dall'agire: lo stop agli accordi internazionali sul clima e sul nucleare iraniano, il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele e i dazi protezionistici contro la Cina e l'Ue sono una destabilizzante realtà.

Si teme che Trump esca dall'incontro ravvicinato con Putin riconoscendo la Crimea alla Russia: la questione che, con la fine delle sanzioni, sta più a cuore al leader del Cremlino. La portavoce della Casa Bianca Sara Sanders ha gettato acqua sul fuoco, ribadendo che gli «Stati Uniti ne disconoscono l'annessione», e anche l'ambasciatrice americana alla Nato Kay Bailey Hutchison tiene il punto sulle «azioni maligne della Russia, come maggiore area di azioni nostre azioni di deterrenza». Eppure da Trump è lecito aspettarsi di tutto: incalzato dai giornalisti, a due settimane dall'appuntamento in Finlandia si è mostrato possibilista sul sì a Putin sulla Crimea («vedremo»), scaricando la responsabilità dell'annessione su Obama che «l'ha permessa».

Dal 2014 la Russia ha speso un sacco di soldi per ricostruire la Crimea

Donald Trump

L'IRA DI TRUMP PER LA NATO

Al G7 canadese della discordia, l'inquilino più imprevedibile della Casa Bianca aveva ricordato «tutti i soldi spesi da Mosca per ricostruirla dal 2014», auspicando il «ritorno della Russia nel G8». Come credere a Trump quando fa la voce grossa contro Putin, inasprendo le sanzioni ed espellendo 60 diplomatici del Cremlino dagli Usa ancora nella primavera scorsa, durante l'escalation dell'ennesimo giallo di ex spie russe avvelenate in Gran Bretagna? Dai sospetti di ingerenze di Mosca nella campagna elettorale del tycoon le ambiguità del Russiagate non si sono mai dissolte: Trump può sparare a zero su Putin quanto vuole, ma è sovranista e nazionalista come lui e sembra averlo infinitamente più in simpatia di leader atlantisti come Macron e Merkel.

La Germania del surplus commerciale è nel mirino dei dazi quasi quanto la concorrenza sleale cinese. Trump è deciso a piazzarli anche sull'import di auto e non smette di plaudere via Twitter contro alle «rivolte contro la leadership tedesca» di Merkel, una donna appena definita da lui «straordinaria». L'uscita dalla Nato era un altro cavallo di battaglia della campagna elettorale di Trump: per ragion di Stato ha poi frenato, confermandone la necessità anche per gli Stati Uniti, ma in partenza per il summit è tornato carico, sempre via Twitter contro la «spesa abnorme dei contribuenti americani per l'alleanza atlantica»: un fardello, come gli “alleati” europei. Dovesse diventare un summit più infuocato del G7, che dirà Trump a tu per tu con Putin?

Sovranista e nazionalista, Trump è più vicino a Putin che a Merkel.

GETTY

L'ACCORDO SULLA SIRIA PER IL RITIRO

Se dopo la tappa in Belgio e la visita ufficiale in Gran Bretagna The Donald si prenderà un weekend di relax in Scozia, in uno dei suoi golf club, per riflettere sullo show a Helsinki, Putin ha le idee ben chiare su ciò che vuole: meno (o zero) sanzioni economiche, lo status russo della Crimea, più influenza in un'Europa lontana dagli Usa e mano libera in Siria, dove si sta chiudendo la partita tra il regime di Bashar al Assad e i ribelli. Un accordo nell'aria è il disco verde di Trump ad Assad - alleato di Russia e Iran - in cambio del ritiro entro sei mese delle ultime forze degli Usa in Siria. A patto che, come al confine settentrionale con la Turchia, sia creata una zona cuscinetto lungo la frontiera israeliana off-limits per le milizie sciite e ai pasdaran di Teheran.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu l'11 luglio è a Mosca, per «discutere anche di Siria» con Putin. Per il suo primo vero colloquio con Trump (i due leader si erano solo telefonati e visti a margine dei summit in Germania e in Vietnam) il leader del Cremlino ha aspettato la fine dei Mondiali 2018 in Russia, ma lo vive comunque come un evento: al têt-à-têt seguirà un incontro allargato a ufficiali, diplomatici e membri delle due delegazioni e infine una pranzo di lavoro, chiuso da una conferenza stampa congiunta che potrebbe dare il via ad «azioni congiunte», hanno fatto sapere da Mosca impegnati a preparare con «attenzione» un «passaggio cruciale». Certo Putin non è Trump e ha il doppio degli anni di Kim Jong-un.

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