Guerra Siria Conquista Daraa
12 Luglio Lug 2018 2019 12 luglio 2018

Come cambia la guerra in Siria con la riconquista di Daraa

L'esercito di Damasco ha negoziato la resa con i ribelli nella fascia di territorio a ridosso della Giordania e del Golan. Cade così la culla della rivolta del 2011. Ma nell'area l'Isis è ancora forte.

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Dopo sei anni e mezzo il governo siriano ha ripreso il controllo militare e amministrativo di tutta la città di Daraa, capoluogo al confine con la Giordania e culla della rivolta popolare scoppiata in Siria nella primavera del 2011. Nel più ampio contesto di una guerra civile e regionale che finora ha ucciso almeno mezzo milione di persone e ha causato lo sfollamento e la fuga di 13 milioni di civili, dal marzo del 2012 Daraa era rimasta divisa in due parti: una sotto controllo lealista e una in mano alle opposizioni armate.

LA CONQUISTA: OFFENSIVA INIZIATA IL 19 GIUGNO

La tv di Stato siriana il 12 luglio ha mostrato le immagini in esclusiva del tricolore siriano issato su un'alta torre di trasmissione elettrica nel centro cittadino, nella zona a lungo rimasta sotto il controllo degli insorti. Questi hanno accettato le condizioni della resa, negoziata da giorni da emissari militari russi direttamente con i capi delle milizie delle opposizioni.

Durante l'offensiva governativa, lanciata da Damasco e Mosca il 19 giugno scorso, Daraa è stata gradualmente accerchiata e isolata dal resto del suo hinterland, rientrato tutto già da giorni sotto il controllo delle forze governative e della polizia militare russa. I miliziani hanno potuto scegliere di arrendersi e di chiedere un'amnistia al governo, oppure di trasferirsi nel nord-ovest, nella regione di Idlib, ancora fuori dal controllo governativo e di fatto gestita in parte dalla Turchia e dalle milizie filo-Ankara col benestare della Russia e dell'Iran, alleati chiave di Damasco, e in parte sotto il controllo di gruppi ribelli e jihadisti.

Per il momento, hanno fatto sapere fonti locali a Daraa, gli insorti non hanno lasciato la città, dove non sono ancora entrati l'esercito e la polizia militare russa ma soltanto emissari governativi siriani e delegati militari russi. Attorno a Daraa e nella vicina regione di Qunaytra, a ridosso con le Alture del Golan controllate da Israele, la guerra comunque continua.

COSA HA PORTATO I RIBELLI AD ARRENDERSI: NESSUN SOSTEGNO DAGLI USA

La Siria meridionale è stata relativamente tranquilla nell'ultimo anno soprattutto grazie all'accordo di "de-escalation" mediato tra Usa e Giordania che sostengono i ribelli e la Russia, ferreo alleato di Bashar al-Assad. Ma il regime ha cambiato la sua posizione dopo la riconquista di Ghouta, nei sobborghi di Damasco, decidendo di continuare le operazioni per riprendere tutti i suoi territori. Allo stesso tempo Washtington ha fatto sapere ai ribelli che non sarebbe intervenuta in loro soccorso. In un tale contesto diverse città e villaggi hanno preferito negoziare una tregua con le truppe lealiste ancora prima che i capi ribelli aprissero un canale negoziale con le truppe regolari. A questo punto nel corso della prima settimana di luglio i ribelli hanno accettato di consegnare le armi pesanti nelle zone est della città e lungo il confine giordano.

I RAID DI ISRAELE E IL DRAMMA DEGLI SFOLLATI: ANCORA 240 MILA IN FUGA

Qualche ora prima che la resa venisse confermata, Israele aveva compiuto una serie di raid aerei contro postazioni siriane vicino a Qunaytra dopo che l'11 luglio un drone, partito dalla Siria, si era infiltrato sui cieli del Golan israeliano. Nella regione di Qunaytra e Daraa, l'Onu continua a registrare decine di migliaia di sfollati, sparsi tra l'area a ridosso del confine con la Giordania e le pendici orientali del Golan, ancora in mano a insorti anti-governativi. Una stima parla di circa 234 mila persone in fuga dai combattimenti, altri invece hanno deciso di rientrare dopo la resa. Nella vicina cittadina di Tafas, fonti locali hanno fatto sapere che i civili hanno manifestato contro la presenza delle forze lealiste siriane, affermando che nonostante la resa «l'esercito di Assad non è benvenuto».

IL FUTURO: ISIS ANCORA FORTE LUNGO IL CONFINE CON IL GOLAN

La guerra dell'esercito regolare però non è ancora finita. Le truppe di Damasco, insieme alle forze ribelli, a suo tempo hanno ingaggiato violenti scontri con un gruppo jihadista affiliato allo Stato Islamico, Khalid Ibn al-Walid Army che controlla una lingua di territorio adiacente alle alture occupate del Golan. Questi miliziani ovviamente non rientrano negli accordi con il governo centrale quindi i combattimenti andranno avanti. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha fatto sapere che il gruppo ha strappato ai ribelli alcuni villaggi, segno che l'insorgenza è ancora molto attiva.

PERCHÈ LA RICONQUISTA È COSI' SIGNIFICATIVA: CADE LA CULLA DELLA RIVOLTA

A Tafas si è dispiegata la polizia militare russa, dai locali considerata meno ostile rispetto all'esercito di Damasco, accusato di atrocità durante la repressione delle proteste nel 2011 e 2012. Daraa era stata sin dal marzo del 2011 l'epicentro delle proteste popolari scoppiate nel più ampio contesto delle rivolte in Tunisia, Egitto e altri Paesi del Nord Africa. Le prime manifestazioni erano state innescate dall'arresto da parte dei servizi di sicurezza di Damasco di alcuni giovani studenti, alcuni dei quali figli di influenti clan locali, colpevoli di aver scritto sui muri della loro scuola slogan anti-governativi.

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