Trump, Russiagate farsa, danni con Mosca

Trump e la mancanza di cultura politica e diplomatica

Il presidente Usa a Bruxelles, Londra e Helsinki ne ha combinate di tutti i colori. Questo dimostra che la sua tattica negoziale ha successo solo davanti a contrapposizioni nette. Altrimenti si rivela disastrosa. 

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Il vecchio, caotico Donald Trump ha ripreso la scena a Helsinki e ne ha combinate più di Carlo in Francia. Ci eravamo appena accodati agli analisti che leggevano una logica nella sua follia, forti dei successi nelle relazioni con la Cina e la Corea del Nord, abbiamo appena scritto che c’è una logica contrattuale persino nella guerra dei dazi ed ecco che siamo stati clamorosamente smentiti perché la logica di “cavallo pazzo” ha ripreso la mano del presidente americano che ne ha dette e fatte di tutti i colori. Salvo smentirsi subito dopo, naturalmente.

GLI SCIVOLONI DEL TYCOON

Dopo avere quasi rotto con gli alleati europei sulla Nato, ha suggerito a Theresa May di denunciare i Paesi dell’Ue, scavando un solco mai visto nelle relazioni tra Washington e il Vecchio continente che ha giustamente indignato il repubblicano McCain. Subito dopo, con una certa, folle coerenza, di fronte a Vladimir Putin non solo ha dato chiaro segno di preferire l’asse con Mosca a quello con Bruxelles, ma ha addirittura ridicolizzato il Fbi e la Intelligence americana smentendo le loro tesi sulle indebite ingerenze dei Servizi russi nelle elezioni americane del 2106. La reazione dei repubblicani Usa – per non parlare dei democratici - è stata immediata e feroce di fronte a questo scenario mai visto e Trump è stato così costretto a una ridicola smentita “lessicale” e a assicurare: «Ho piena fiducia nella nostra Intelligence» e che «La Russia ha interferito!».

LA DISASTROSA GESTIONE DEI FACCIA A FACCIA

Un pasticcio preoccupante, quasi un delirio, che fa emergere una caratteristica interessante del nostro. La sua tattica negoziale ha successo là dove c’è una contrapposizione netta, frontale (Cina, Corea del Nord, dazi), ma è disastrosa quando la applica su scenari in complesso equilibrio, a più incognite, con attori molteplici e non confliggenti militarmente con gli Usa (Europa, Russia, Israele-Palestina). Mancano a Trump il background, la cultura politica e diplomatica per elaborare strategie su equilibri complessi e sfumati. Il disastro è che questo deficit a un anno e mezzo dalla sua entrata in carica non è superato dal suo staff, dalla sua amministrazione che riescono solo a temperarlo e indirizzarlo quando non è in rapporto diretto con i suoi interlocutori. Quando è faccia a faccia, vuoi con Putin, vuoi con May, vuoi di fronte degli alleati della Nato, il Presidente si dimostra un caratteriale indomabile e indomato. Un disastro.

19 Luglio Lug 2018 1003 19 luglio 2018
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