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27 Luglio Lug 2018 0800 27 luglio 2018

Perché le proteste in Iraq sono già un bivio cruciale per al-Sadr

Il vincitore delle elezioni di maggio dovrà placare i malumori che prima del voto cavalcava. A Bassora, nel 2008, guidò i ribelli contro gli Usa. Nella stessa città, si giocherà la credibilità di leader politico.

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Di Bassora il chierico e leader iracheno Moqtada al-Sadr conosce le strade e gli umori. Dai primi giorni di luglio, la città all'estremo Sud del Paese è teatro di violente proteste contro corruzione e carovita: un messaggio rivolto indirettamente anche a lui che ha vinto le elezioni parlamentari del 12 maggio scorso promettendo un nuovo inizio ai ceti più poveri ma che, due mesi e mezzo dopo, non è ancora riuscito a formare un governo.

DA BASSORA A BASSORA: L'ETERNO RITORNO DI AL-SADR

Nelle vie di Bassora, nel 2008, al-Sadr guidò il suo Esercito del Mahdi contro le forze statunitensi e irachene, nello scontro armato che più di ogni altro lo rese temibile e temuto nelle stanze del potere di Washington. Oggi, a 10 anni di distanza, i destini del chierico sciita e della seconda città d'Iraq tornano a incrociarsi. Moqtada ha smesso i panni del comandante per vestire - con successo - quelli del politico, mentre Bassora, da roccaforte degli insorti, si è trasformata nel focolaio di un malcontento che minaccia Baghdad. E che proprio al-Sadr è chiamato a disinnescare.

Moqtada al-Sadr, vincitore delle elezioni di maggio, con Haidar al-Abadi, premier uscente.
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Le proteste, in cui finora hanno perso la vita 14 persone, sono scoppiate l'8 luglio scorso. Tuttavia, spiega a Lettera43.it l'analista dell'Ispi Eugenio Dacrema, «è da novembre che la popolazione manifesta con una intensità via via crescente. Il malcontento è palpabile da tempo. Ora c'è stato solo il salto di qualità». A provocarlo è stato il taglio da parte dell'Iran delle forniture di energia elettrica alla provincia di Bassora, stimate in circa 1.400 megawatt (l'equivalente della potenza generata dagli impianti eolici di tutta la Sicilia). «Negli ultimi tempi, Baghdad non ha pagato il dovuto a causa della difficoltà ad aggirare le sanzioni», spiega Dacrema. «Teheran, che è economicamente sempre più in difficoltà, ha voluto mandare un messaggio chiaro: "Con o senza le sanzioni, dovete riconoscerci quello che ci dovete"».

NELLA PROVINCIA IL 59% DELLE RISERVE PETROLIFERE DELL'IRAQ

Rimasti al buio, gli abitanti della seconda città più popolosa dell'Iraq si sono riversati a migliaia nelle strade, per gridare la loro rabbia contro il vicino iraniano e, più in generale, contro le condizioni di vita ai limiti dell'insostenibile. Il 50% dei residenti si trova di sotto della soglia di povertà, nonostante il territorio di Bassora ospiti 15 dei 77 giacimenti petroliferi del Paese (incluso quello di Majnoon, da 30 miliardi di barili), pari al 59% delle riserve nazionali. Proventi milionari, impigliati nelle maglie di un sistema che agli ultimi non lascia che le briciole. «Le province del Sud sono marginalizzate da anni», prosegue Dacrema. «I servizi sono scadenti, a causa di un sistema federale non funzionante. La legge che attribuisce le competenze è stata scritta male per permettere ai potentati locali di inserirsi, sfruttando le ambiguità. E questo è il risultato».

Al-Sadr, da abile populista, ha capitalizzato sui malumori dei ceti più poveri, in alcuni casi anticipandone le manifestazioni più plateali

Bassora si sente abbandonata. Adagiata sul fiume di confine Shatt al-Arab, dalle cui sponde nel 1980 partì l'offensiva di Saddam Hussein contro la neonata Repubblica Islamica, la città accusa ora Baghdad, ora Teheran. Da una parte, denuncia la corruzione dilagante del governo centrale. Dall'altra, si scaglia contro le ingerenze degli ayatollah. Entrambi, non a caso, sono stati nei mesi passati i bersagli privilegiati della roboante campagna elettorale di al-Sadr, che ha attecchito soprattutto nelle aree meridionali del Paese.

LE PROTESTE FANNO IL GIOCO DI AL-SADR SOLO SE NON DEGENERANO

Il chierico sciita, da abile populista, ha capitalizzato sui malumori dei ceti più poveri, in alcuni casi - come a Bassora - anticipandone le manifestazioni più plateali. Per il momento, le proteste fanno il suo gioco, perché indeboliscono il premier uscente Haidar al-Abadi e ne riducono il potere contrattuale nell'ottica di un accordo di governo con lo stesso al-Sadr. Tuttavia, nota Dacrema, «il vincitore delle elezioni di maggio è l'unico leader politico, in questo momento, che si guarda bene dal gettare altra benzina sul fuoco delle proteste. Non è suo interesse farle degenerare, perché poi sarebbe l'esecutivo che egli stesso sta cercando di formare a doverle gestire».

Bassora è una delle aeree più ricche di risorse naturali di tutto l'Iraq.
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A presiedere il nuovo governo non sarà al-Sadr, che non si è candidato, ma la coalizione avrà il suo volto e la sua benedizione. Per il momento, hanno accettato di farne parte, oltre ad al-Abadi, anche le milizie filo-iraniane, riunite sotto l'ombrello di Fatah e - secondo l'intelligence irachena - finanziate da Teheran con una quota variabile tra i 100 e i 500 mila dollari al mese. E tanto basta a sollevare dubbi sulla capacità effettiva del chierico di imporsi sulla Repubblica Islamica senza irritare gli alleati. «Al-Sadr è consapevole che non esiste equilibrio politico duraturo in Iraq che possa prescindere dal compromesso con l'Iran», dice Dacrema. «Dovrà gestire la situazione con estrema attenzione».

QUELLA RESA CHE FECE LE FORTUNE DI MOQTADA

Una volta formato l'esecutivo, a cui ancora mancano 22 seggi per ottenere la maggioranza assoluta in parlamento, al-Sadr sarà dunque chiamato a dimostrare il suo spessore politico nella città che più di ogni altra lo consacró a livello militare. Era il marzo del 2008 e a Bassora imperversava una sanguinosa guerriglia. Da una parte, le forze anti-americane dell'Esercito del Mahdi; dall'altra, le truppe di Usa e Iraq, affiancate dall'Organizzazione Badr, oggi capofila delle milizie filo-iraniane alleate di al-Sadr. Dopo sei giorni e 480 morti, di cui 50 civili, il 31 marzo l'Esercito del Mahdi accettò di cessare le ostilità. Fu una resa soltanto sulla carta. Il giorno successivo il Time titolò: «How Moqtada al Sadr won in Basra». Facendo d'un colpo tacere le armi, l'allora guida delle forze anti-statunitensi aveva dato prova al mondo della propria leadership.

Un miliziano dell'Esercito del Mahdi durante gli scontri di Bassora, nel 2008.
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I cittadini che oggi protestano in massa a Bassora chiedono all'ex comandante dell'Esercito del Mahdi un'altra dimostrazione di forza. Con la differenza che la resa, nelle loro intenzioni, non è più un'opzione contemplata. E che al contrario degli Usa di allora, nel gioco di specchi che è la politica irachena odierna, l'Iran si appresta a essere assieme nemico giurato e alleato di governo.

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