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31 Luglio Lug 2018 1926 31 luglio 2018

Perché il fronte siriano di Idlib preoccupa Erdogan

Sconfitto l'Isis nella valle dello Yarmouk, le forze di Assad puntano la roccaforte dei ribelli. Che rientra nelle mire turche. Dal rischio di uno scontro con Mosca al nodo curdo: il "sultano" è spalle al muro.

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Chiuso il fronte meridionale, l'esercito governativo siriano si appresta a volgere lo sguardo verso Nord, in piena rotta di collisione con la campagna mediorientale del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Il 31 luglio, le forze di Bashar al-Assad, sostenute dall'aviazione di Mosca, hanno vinto le resistenze dei miliziani del gruppo salafita Jaysh Khalid ibn al-Waleed, dal 2016 affiliato allo Stato Islamico, in quella che era l'ultima sacca jihadista nell'area Sud Ovest della Siria, a ridosso del confine con la Giordania, lungo la valle dello Yarmouk.

LA VITTORIA DI ASSAD A SUD APRE UN NUOVO FRONTE

Già in mattinata, la tivù di Stato di Damasco aveva parlato di «progressi significativi»; nel pomeriggio, poi, il giornale al-Masdar, vicino al regime, ha definito terminata l'offensiva governativa. Una notizia, se confermata, che può accelerare sensibilmente i tempi dell'attacco dell'esercito lealista nella regione di Idlib, la roccaforte dei ribelli nel Nord della Siria. E che giunge proprio nel giorno in cui la Turchia è impegnata assieme alla Russia e all'Iran nella decima tornata di negoziati sulla Siria ad Astana, in Kazakistan.

Stando alle dichiarazioni ufficiali, i colloqui di Astana fra i tre Paesi sono incentrati sul consolidamento delle zone di de-escalation, stabilite a maggio del 2017, sugli sforzi per una transizione politica e sulla creazione di una Commissione costituzionale, per cui il governo di Assad e l'opposizione avrebbero già stilato una lista di 50 candidati a testa. Inoltre, per la prima volta, si pone la questione del ritorno di una parte dei rifugiati siriani da Turchia, Giordania e Libano. Nelle ultime settimane, però, alla luce dei recenti sviluppi sul piano militare, tra questi temi ha fatto prepotentemente capolino anche il sempre più probabile conflitto di Idlib.

I PREPARATIVI MILITARI A LATAKIA E HAMA SONO GIÀ IN CORSO

In seguito alle vittorie dell'esercito di Assad nel Sud del Paese, la città è destinata a diventare teatro della «madre di tutte le battaglie», come ha scritto il 24 luglio al-Masdar. Lo stesso Assad, il 26 luglio, ha dichiarato che Idlib in questo momento «è la priorità» e a Latakia e Hama i preparativi militari sono già in corso. L'importanza del fronte settentrionale non risiede soltanto nella dimensione che il conflitto potrà assumere (in città sono presenti oltre 2 milioni di civili, per cui è già stato aperto un corridoio umanitario, e circa 100 mila miliziani), ma anche e soprattutto nelle ripercussioni che questo avrà sulle politiche di Ankara.

La distruzione di Idlib.

Stando alle zone di de-escalation disegnate nel 2017 ad Astana, Idlib rientra nell'area di responsabilità della Turchia, che da allora ha installato sul terreno 12 posti di osservazione e, più in generale, mirava a estendere la propria influenza sulla provincia, anche grazie alle milizie insurrezionali dell'Esercito Libero Siriano, già al fianco di Ankara nella presa di Afrin. Il presidente turco Erdoğan, però, non si aspettava che le forze di Assad avanzassero così rapidamente, come trapela anche dalle parole pronunciate dal leader dell'Akp lo scorso 19 luglio: «Condanniamo con forza» gli attacchi dell'esercito di Damasco nelle zone di Daraa e Qunaytra, che «sabotano gli sforzi di Astana per ridurre la violenza e trovare una soluzione politica alla crisi».

L'ALLARME (IGNORATO) DI ERDOGAN A PUTIN

Cinque giorni prima, lo stesso Erdoğan aveva manifestato tutta la propria preoccupazione al presidente russo Vladimir Putin in merito al quadro che andava delineandosi a Idlib, evidenziando come un attacco di Assad potesse mettere seriamente a rischio gli accordi del 2017. Un allarme che non ha smosso né il Cremlino né Damasco: «Non importa quali fossero gli accordi tra Mosca e Ankara», hanno affermato il 19 luglio fonti governative citate dai media siriani. «L'operazione di Idlib non verrà fermata». Secondo il giornalista di al-Monitor Fehim Tastekin, l'offensiva potrebbe cominciare nel prossimo mese di settembre. Ancora non è chiaro se riguarderà, almeno inizialmente, solo le zone limitrofe o se invece coinvolgerà anche le zone più calde della città. Quel che è certo è che i timori di Erdoğan non sono legati soltanto a un'intesa diplomatica che rischia di sgretolarsi.

Un conflitto a una ventina di chilometri dal confine rischierebbe di generare una forte ondata migratoria verso la Turchia, con annesso il pericolo di infiltrazioni terroristiche

Il presidente turco sa di non potere andare al muro contro muro con la Russia, che sostiene le forze di Damasco. D'altro canto, il contraccolpo a livello di immagine sarebbe considerevole per un leader che ha costruito la propria retorica sulla grandeur ottomana e che si vedrebbe costretto a cedere un'area di influenza - a suo dire cruciale - un solo anno dopo averla acquisita. Inoltre, un conflitto a una ventina di chilometri dal confine - tanto dista Idlib dalla provincia di Hatay - rischierebbe di generare una forte ondata migratoria verso la Turchia, con annesso il pericolo di infiltrazioni terroristiche.

IL PERICOLO DI UNO SCHIAFFO CURDO

Un ultimo aspetto da considerare riguarda i curdi del Rojava, che controllano le province adiacenti a Idlib e che, secondo indiscrezioni riportate dai media locali e confermate dalla Reuters, hanno avviato i colloqui con Damasco per valutare se unire le forze nell'assedio alla roccaforte dei ribelli. La sera del 26 luglio, una delegazione di cinque persone del Consiglio democratico siriano, l'ala politica delle Forze democratiche siriane, è arrivata nella capitale per incontrare i rappresentanti del governo. Se dovesse concretizzarsi un'intesa, al momento tutta in salita, i curdi cercherebbero di utilizzare l'aiuto offerto all'esecutivo per strappare condizioni favorevoli nel nuovo assetto politico siriano. Ma soprattutto potrebbero allontanarsi, almeno temporaneamente, dalla sfera d'influenza turca. E sarebbe questa, più di ogni altra, la vera sconfitta di Erdoğan a Idlib.

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