Mercenari Italiani Donbass
1 Agosto Ago 2018 2036 01 agosto 2018

La mappa dei mercenari italiani

Partecipano a guerre di altri Paesi: Ucraina, Libia e Iraq. Sono ex poliziotti, ex carabinieri, ultrà e simpatizzanti della Lega. Combattono per ideologia, ma anche per i «rimborsi spese». E questo è illegale.

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Li chiamano contractors perché la parola 'mercenario' ha una connotazione negativa. Non volevano infatti essere chiamati così i colleghi di Giuseppe Quattrocchi, il contractor genovese preso in ostaggio a Baghdad nell'aprile del 2004 con Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio, dalle sedicenti Falangi Verdi di Maometto e ucciso pochi giorni dopo il sequestro in una mai precisata località dell'Iraq.

IN ITALIA IL MERCENARIATO È ILLEGALE

Ma contrariamente agli Stati Uniti che consentono l'utilizzo di una forza militare da parte di privati e dunque la costituzione e l'utilizzo di compagnie militari private, l'Italia considera un reato la partecipazione di soggetti, diversi dai propri militari, a conflitti armati nel territorio di un altro Stato. Quindi il mercenariato in Italia è illegale. Nonostante ciò, secondo gli analisti, mercenari italiani ci sono da sempre e sono stati e sono tuttora attivi in diversi 'teatri' come la ex Jugoslavia (dove combattevano per parte croata), o a nord della Siria a fianco della milizia curda dell'Ypg, l'Unità di protezione popolare emanazione siriana del Pkk, e adesso nell'area al confine con l'Ucraina.

IL FASCINO DI PUTIN

Attualmente, gli analisti pensano che proprio per il fascino esercitato da Putin su certi ambienti di estrema destra, molti mercenari italiani filorussi stiano di fatto partecipando alla cosiddetta 'guerra del Donbass', nell'Ucraina orientale dalla parte dei russi ma anche a sostegno delle truppe regolari di Kiev. Qui neonazisti e estremisti di sinistra insieme, fianco a fianco e armi in pugno. L'ideologia che li accomuna è estirpare il 'cancro americano' nel nome della visione eurasiatica celebrata dal filosofo russo Alksandr Dugin, detto il 'Rasputin' di Putin. Ci sono ex poliziotti ed ex carabinieri, ultrà e simpatizzanti della Lega. Ma mercenari hanno operato anche in Libia con funzioni diverse: dalla tutela dei beni architettonici all'addestramento delle milizie locali. Non è un caso che in Libia operasse lo stesso contractor che assunse Quattrocchi e i suoi tre compagni per 'operazioni di polizia privata' in Iraq.

L'INCHIESTA DEI ROS DI GENOVA

I carabinieri del Ros di Genova, coordinati dal procuratore capo Francesco Cozzi e dal sostituto Federico Manotti della direzione distrettuale, hanno sgominato una banda di mercenari combattenti tra le milizie filorusse. Tre persone sono state arrestate, mentre per altre tre (irreperibili perché ancora impegnate sul fronte ucraino orientale) è scattato il mandato di arresto europeo, sette persone sono state perquisite. Un totale di 15 indagati, a vario titolo per associazione a delinquere, combattimento e reclutamento.

AMBIENTI ULTRÀ E DI ESTREMA DESTRA

I tre arrestati sono Antonio Cataldo, operaio, già catturato in Libia nell'estate 2011 dalle forze di sicurezza dell'allora regime con due connazionali che lavoravano come contractor. Con lui è stato arrestato Olsi Krutani, un albanese sedicente ex ufficiale delle aviotruppe russe, istruttore di arti marziali, operatore informatico e Vladimir Vrbitchii, detto 'Parma', operaio di origine moldava, aspirante legionario. La mente politica sarebbe, secondo gli investigatori, Krutani mentre il 'braccio operativo' è Andrea Palmeri, ex ultrà di Lucca, estremista di destra.

INDAGATI PER ODIO RAZZIALE

Le indagini sull'organizzazione di reclutamento di mercenari sono state avviate nel 2013 sull'area skinhead ligure. Il capo di Ligura Skin, Renato Zedde, è indagato insieme a altri 4 liguri per odio razziale nell'ambito di un'indagine su scritte neonaziste tracciate sui muri a La Spezia. Sono loro che hanno i contatti con uno degli indagati ma anche con Palmeri e che organizzano nel 2014 a Lavagna un incontro con Millennium Pec dove si parla appunto della situazione a Donbass. E' proprio l'associazione Millennium, secondo gli inquirenti, che sarebbe dietro al reclutamento dei mercenari.

CHI FINANZIA MILLENNIUM PEC?

Una organizzazione che raccoglie beni e medicinali da mandare in Ucraina ma che in realtà cerca in Italia combattenti da mandare a Donbass. Chi finanzi Millennium è un mistero, ma gli inquirenti contano di poter fare luce attraverso l'analisi dei movimenti bancari. Ci sarebbero anche contatti con il sodalizio pro-russo Essenza del tempo, e con Alexey Milchakov, comandante neonazista dell'unità paramilitare Rusich. Secondo i militari del Ros, i combattenti avrebbero ricevuto soldi, dai 400 ai 2.000 euro.

SOLO RIMBORSI SPESE?

I sei hanno negato di avere ricevuto denaro ma nel corso delle interviste a trasmissioni televisive avrebbero parlato di rimborsi spese. Di soldi, gli indagati parlano anche al telefono: c'è chi si lamenta della paga troppo bassa, chi è contento di avere ricevuto gli arretrati. Prove che dimostrerebbero, appunto, che la guerra civile per cui hanno lasciato l'Italia non era stata dettata solo dall'ideologia.

I FOREIGN FIGHTERS SONO GUIDATI SOLO DALL'IDEOLOGIA

Altra cosa sono i foreign fighters, i combattenti stranieri che in genere vengono accostati al Califfato e all'Isis. Proprio da Genova era partito per la Siria Giuliano Ibrahim Delnevo, il ragazzo genovese convertito all'Islam che ha combattuto ed è morto nella battaglia di al Qusayr, vicino a Aleppo, nel 2013. Un foreign fighter, non un mercenario, essendo la sua partecipazione a quella causa assolutamente spontanea e totalmente ideologica.

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