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4 Agosto Ago 2018 1500 04 agosto 2018

Lo Jugendamt e bambini internati negli istituti tedeschi

Ogni anno in Germania 40 mila minori, spesso figli di immigrati, sono sottratti alle famiglie in difficoltà dal servizio sociale. Un fenomeno in crescita e che preoccupa. 

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Internati. Quando la famiglia non è più una famiglia e il bambino è problematico non c'è tempo da perdere: la soluzione è la presa in custodia, con una sicumera e una durezza che fanno tremare i polsi a chi tedesco non è, ma ha un figlio cittadino tedesco che un giorno potrebbe essergli portato via. «Ha mai pensato che il bambino potrebbe stare meglio fuori da casa?». «Dia retta a noi, lo metta in un istituto». Colloqui del genere sono abituali negli Jugendamt statali, le agenzie sociali territoriali per la tutela dei minori, e finiscono quasi sempre con un sì dei genitori tedeschi, specie quando di mezzo ci sono già inchieste giudiziarie. Se un ragazzino si rifiuta di andare a scuola e sta fisso al computer, se a scuola è iperattivo e bullizza, la colpa spesso è anche delle famiglie e la soluzione lo Jugendamt ce l'ha in tasca.

OGNI ANNO OLTRE 40 MILA MINORI SOTTRATTI ALLE FAMIGLIE

Rimetterli in riga, bambini e genitori, con la disciplina. Sono oltre 40 mila l'anno i minorenni sottratti alle famiglie in Germania, oltre il doppio se si calcolano anche i minori non accompagnati dell'ondata del milione di richiedenti asilo del 2015, mentre negli Anni 90 erano circa 25 mila. L'aumento vertiginoso ha iniziato a sollevare critiche sul «trauma dei genitori ai quali viene strappato un figlio». I partiti (nel 2017 anche la Cdu-Csu di Angela Merkel) hanno scritto qualche interrogazione parlamentare, ma nulla più. Nessuno choc, è sempre stato così, almeno dall'inizio del 1900: in Germania lo Stato si fa genitore quando le famiglie vengono meno, sono ridotte in miseria o, come ai giorni nostri, tanti matrimoni si sgretolano e, anche nella ricchezza, il disagio sociale aumenta.

Il castello di Varenholz per internati.

VITA E SCUOLE IN CASTELLI, ISOLATI DAI GENITORI

A non comprendere l'automatismo sono i forestieri. Perché se a una mamma tedesca capita, dopo un'ora e mezzo di colloquio con lo Jugendamt, che la figlia, «in una malata relazione simbiotica con lei» aveva detto il giudice, sia prelevata da scuola e portata direttamente in istituto, dei genitori stranieri separati che si erano rifiutati di riportare il figlio in Germania sono finiti in prigione su mandato di cattura internazionale. La storia è sempre la stessa: è lo Jugendamt a decidere, non loro, e se un bambino di coppie miste è cittadino tedesco è la Germania a occuparsi di lui, con dei tutori. Costi quel che costi il minore viene assegnato quasi sempre all'ex coniuge tedesco, o nelle situazioni più conflittuali, a un istituto. In Italia è nota la storia dei due bambini portati via nel 2009 da scuola dai carabinieri e sottratti alla madre Marinella Colombo, ma ci sono diversi casi, come in Francia e negli Usa.

I DIKTAT DELLO JUGENDAMT E LE ACCUSE DI NAZISMO

Anche delle famiglie tedesche si ribellano ai diktat degli Jugendamt, qualcuna ottiene giustizia dalla Corte costituzionale. Ma per gli stranieri è ancora più dura: inutilmente fanno appello alla Corte europea dei diritti dell'uomo, al Consiglio d'Europa, a volte anche all'Onu. Vincono sempre le leggi nazionali dove le controparti sono avvantaggiate. L'Ue non si immischia in mancanza di una normativa comune e, anche se quella tedesca è in conflitto con il mondo, si eseguono i mandati della Germania. Se il genitore allontanato si rifiuta di pagare gli assegni per il figlio, rischia ulteriori condanne penali. I minori di coppie miste bloccati nel Paese sono alcune centinaia senza che i genitori stranieri possano vederli per mesi, spesso per anni, a causa di un sistema di assistenza ai minori cristallizzato a un'altra epoca. Per l'emittente Usa Cbn di «riverbero nazista».

UN ISTITUTO NATO NEL 1922

In realtà l'istituto dello Jugendamt è ancora precedente al nazismo. La legge che lo istituisce è del 1922, quindi della Repubblica di Weimar che – in altri tempi – cercò di regolare la rete di uffici comunali nati per la protezione dei minori bisognosi. Ma è vero che le modifiche naziste al testo del 1933 e del 1939 ne hanno cancellato l'iniziale gestione collegiale, vincolando gli Jugendamt al controllo statale e ai suoi dogmi nazionalisti. Attraverso diverse revisioni alla legge nel secondo Dopoguerra, la Germania rivendica di aver allentato la dipendenza statale e il potere d'azione degli Jugendamt sulle famiglie. Ma l'istituto resta al di sopra dei genitori ed è dirimente per la giustizia minorile. È lo Jugendamt che manda i genitori a seminari di rieducazione e impone loro di contribuire, se hanno entrate sufficienti, con centinaia di euro mensili ai costi dei figli negli istituti.

LE SONDERSCHULE, ANTICAMERA DEGLI ISTITUTI

In Nord Reno-Vestaflia quasi 200 ragazzi considerati difficili crescono e studiano isolati nel castello di Varenholz, uno dei collegi privati che accoglie gli internati dagli Jugendamt fino alle scuole superiori. Altre migliaia sono sparsi in strutture pubbliche meno onerose: qualcuno di loro non voleva andare a scuola, altri erano troppo agitati, altri ancora hanno handicap come l'autismo o stavano diventando teppisti. Ma tutto il sistema di educazione tedesco è permeato di un certo retaggio: l'accesso all'università è un collo di bottiglia, si decide in linea di massima alla fine delle elementari, con l'inizio del percorso delle superiori. Ma peggio degli istituti professionali sono le Sonderschule (scuole particolari) dove finiscono tanti bambini con problemi cognitivi e tanti figli «iperattivi» degli immigrati. Italiani, turchi, via via di altre nazionalità: l'anticamera degli istituti, sotto i tutori dello Jugendamt.

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