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7 Agosto Ago 2018 1110 07 agosto 2018

Maduro e il Venezuela perso tra miseria e criminalità

Record di inflazione, salari bassissimi e popolazione alla fame. A Caracas guadagnano solo i paramilitari narcos del presidente. Un golpe fallito in un Paese fallito. I racconti dei venezuelani.

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Il fallito golpe in Venezuela è il secondo goffo tentativo in due anni. Un'estate fa volarono granate e raffiche di mitra da un elicottero in volo sopra la Corte suprema e il ministero dell'Interno, questo agosto degli ordigni sono stati sganciati da dei droni mentre Nicoals Maduro parlava a una parata a Caracas. Ma se il mantra del presidente rieletto nel maggio scorso – in un voto forzato non democratico per l'Onu e per la grande maggioranza dei governi del mondo – è sempre quello «dell'attacco terroristico dell'estrema destra e della Cia», come se le proteste popolari mai sopite dal 2014 potessero ridursi a una sobillazione esterna, dal 2017 le condizioni del Venezuela sono ulteriormente precipitate. Verso un fondo di povertà estrema e cruda violenza.

Il Venezuela militarizzato.
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Spalleggiati dagli Usa, da sempre i movimenti politici della destra militare e nazionalista tentano di rovesciare con le armi i socialisti (il caudillo Hugo Chavez sopravvisse a un golpe nel 2002), il disastro del governo è un occasione ideale. Ma il regime di Maduro manda schiere di paramilitari a sparare pallottole di piombo contro i dimostranti: la repressione armata delle proteste ha provocato centinaia di morti ammazzati (165 solo nel 2017) e migliaia di feriti in strada, soprattutto giovani equiparati a «terroristi» che lanciavano molotov contro le cariche della polizia. Ma sono stati uccisi anche dei passanti scambiati per manifestanti. Altre migliaia di ragazzi sono stati arrestati dalle forze dell'ordine che includono oltre 500 mila ausiliari. «Un fucile per ogni miliziano e miliziana», è stata la chiamata alle armi di Maduro.

MANO LIBERA AI CARTELLI DELLA DROGA

L'imbarbarimento fomentato dalle autorità è peggio della miseria, per gli analisti ormai senza via di uscita. Il Venezuela è drammaticamente spaccato: o si è con Maduro o si è contro di lui, mentre la criminalità comune dilaga. Troppe armi in circolazione e sempre di più: «Tanti ausiliari vengono dalle favelas, erano già abituati a sparare e la delinquenza delle favelas viene dalla Colombia», raccontano a L43 sotto anonimato alcuni famigliari dei dimostranti. L'opposizione accusa i socialisti di aver consegnato il Paese ai cartelli della droga: una realtà venuta a galla con Maduro (di madre colombiana), ma «creata da Chavez che ha venduto il Venezuela alle Farc e al loro riciclaggio, per decenni le aziende e le casse del Paese sono state svuotate».

In fila per i pochi farmaci a disposizione.
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PETROLIO, ORO, DIAMANTI: IL SACCHEGGIO DELLE MULTINAZIONALI

Nel Paese stimato con più riserve di greggio al mondo, l'industria petrolifera è in malora. Senza macchinari di nuova generazione l'estrazione (non facile per la natura di giacimenti) non può decollare, la Compagnia nazionale del petrolio del Venezuela (Pdvsa) non ha provveduto per anni neanche alla manutenzione e alla sicurezza. Gli impianti sono inadeguati, «anche il sistema idroelettrico è al collasso». Allo sperpero pubblico si aggiunge il saccheggio delle risorse, nella foresta amazzonica, anche da parte delle multinazionali: i cinesi non si sono dimostrati migliori degli americani. «Diamanti, oro, ferro... Stanno portando via tutto, da un Paese molto ricco e di gente pacifica da millenni», ci raccontano da Caracas.

ANCHE LA CHIESA RESTA INANSCOLTATA

Un disastro umanitario e umano. Anche la Chiesa, attiva da anni con la Caritas in tutto il territorio, non smette di chiedere invano la fine delle violenze e dell'autoritarismo. «Maduro controlla tutto, la sua sola ossessione è restare al potere e non di meno non riesce a risolvere i problemi», è l'ultimo grido di allarme dei missionari oblati sull'«economia che non può sopravvivere a questa situazione». I dati di un'indagine di Euronews sono spaventosi: l'inflazione è al 40 mila %, la più alta al mondo; il salario mensile, in caduta libera a meno di un euro e mezzo al mese (circa 5 milioni e 200 mila bolivares), il più basso al mondo. Ci si può acquistare un chilo di patate o mezzo hamburger. Le file per le derrate distribuite dallo Stato alla popolazione sono interminabili.

MADURO E IL SOL DELL'AVVENIRE

I magazzini delle provviste sono assaltati per fame, un quarto dei venezuelani consuma meno di due pasti al giorno. La benzina è ancora molto economica ma serve solo per scappare: l'esodo di centinaia di migliaia di profughi verso i Paesi latini confinanti è anche sanitario: solo il 38% delle medicine di base è disponibile e il mercato nero specula sui malati. Dall'Italia, l'Associazione dei venezuelani in Lombardia ha lanciato la campagna di crowfunding online MedicinasParaVenezuela: meno di un euro a testa per spedire pacchi di farmaci ai bisognosi. «La situazione è sempre più critica, la guerra interna distrugge un luogo con un clima unico, che potrebbe avere tutto», denunciano gli expat a L43. CMaduro rifiuta aiuti internazionali, proiettato, come ha twittato recentemente, verso un «futuro prospero».

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