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11 Agosto Ago 2018 1200 11 agosto 2018

L'infantile guerra al Canada di Mohammad bin Salman

Trudeau ha dato del tiranno all'erede al trono dell'Arabia Saudita, che ha risposto con un semi-embargo contro Toronto. Aerei e commercio bloccati come in Qatar. Uno scontro che non si preannuncia breve.

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La crisi esplosa improvvisamente tra Arabia Saudita e Canada non si preannuncia come un fuoco di paglia. Non arriverà all'embargo totale imposto da Riad al Qatar dal 2017, ma siamo a buon punto e lo scontro può trascinarsi a lungo, perché i due Paesi sono l'uno l'antitesi dell'altro. Non c'è forse governo più lontano dal nuovo corso lanciato dall'erede al trono Mohammad bin Salman (MbS, lo chiamano i sauditi) di quello a Toronto di Justin Trudeau, anche se – all'apparenza – i due leader hanno molto in comune. Entrambi sono giovani per la politica, anche se MbS, classe 1985, è parecchio più giovane di Trudeau, nato nel 1971. Entrambi sono figli d'arte: il primo, come è logico, di un re vetusto in Arabia Saudita, il secondo del premier più longevo del Canada. Sono entrambi per i costumi occidentali e, sostiene anche MbS, per il progressismo. Peccato che il Canada sia più o meno da sempre lo Stato dei diritti e l'Arabia Saudita invece la loro negazione.

Il premier canadese Justin Trudeau.
ANSA

QUEL TWEET SAUDITA CONTRO TORONTO

Se Trudeau agisce in una cornice democratica, di massima tutela delle minoranze e del dissenso, MbS non ha freni e sembra non rendersi conto che il mondo al quale vuol far assomigliare l'anacronistica monarchia gira, anche se un po' meno perfettamente, alla maniera di Trudeau, non attraverso l'intimidazione. Il Canada non ha fatto sconti alle ripetute violazioni dei diritti umani dei sauditi, inclusi gli arresti di diversi tra attiviste e attivisti negli ultimi mesi di «riforme» di MbS, e puntuale dal figlio di re Salman che ha bruciato tutte le tappe è arrivata la rappresaglia, un messaggio che vale per tutti. Oltre all'espulsione dell'ambasciatore canadese da Raid, al rientro di circa 15mila studenti sauditi dal Paese e al blocco aereo e commerciale, un sinistro tweet - subito cancellato - sul profilo di una società filo governativa saudita con il fotomontaggio di un aereo dell'Air Canada puntato contro la Cn Tower di Toronto.

RIAD TRA PASSATO E CAMBIAMENTO

Quindici dei dirottatori delle stragi dell'11 settembre 2001 negli Usa erano sauditi. Sono di questi giorni le cronache di uno dei figli del leader di al Qaeda, Osama bin Laden, andato in sposo alla figlia del capo del commando dei dirottatori Mohammed Atta e anche dell'intervista esclusiva del Guardian – ottenuta attraverso canali di MbS – alla madre di bin Laden in difesa di un figlio, a suo dire indottrinato e circuito. A onor del vero, da quando ha accentrato su di sé i super poteri di ministro dell'Interno e della Difesa, l'enfant prodige 30enne saudita ha fatto fuori decine di chierici radicali, oltre a centinaia tra militari e businessmen contrari alla sua politica estera e al piano di rinnovamento Vision 2030 per rivoluzionare il regno. Le retate si sono susseguite, alcuni sono spariti, altri hanno patteggiato e investito per il cambiamento e anche i costumi stanno lentamente cambiando. Da quest'estate le donne possono guidare e i controlli sull'abbigliamento sono diventati meno stringenti.

Mohammad bin Salman.
ANSA

LA TIRANNIDE MASCHERATA DA DEMOCRAZIA

Solo che la tirannia resta e si è anzi accentuata con MbS: può decidere solo lui che cosa va bene e cosa no. Non incide neanche più, con un certo margine di compromesso, la schiera del prolifico casato reale saudita che tra fratelli, figli e cugini del re di turno – il primo re del 1932 ebbe una ventina di mogli e un centinaio di figli – dalla fondazione del regno era in lotta per le poltrone e per la successione. Il rampante Mohammad bin Salman ha fatto fuori quasi tutti. Diversi di loro, dicono, anche all'insaputa del padre ultra 80enne. Così chi apre bocca è perduto. Quindi contrapporre lo svecchiamento del primo re in pectore 30enne saudita all'idea di democrazia è fuorviante. Le concessioni alle donne, anche nel lavoro, non equivalgono alla fine delle manette per chi si batte per le libertà o trasgredisce il dress code. Tra giugno e luglio, mentre le saudite si facevano riprendere sorridenti al volante, sono state imprigionate altre 17 femministe con l'accusa di «tradimento della patria».

GLI ARRESTI IN ARABIA E L'EMBARGO AL CANADA

Tra le ultime arrestate spiccano l'autorevole attivista e commentatrice del quotidiano al Riyadh Hatoon al Fassi, docente alla King Saud University, e la nota attivista per i diritti umani Samar Badawi, più volte premiata a livello internazionale. Più che dagli Stati Uniti legati a triplo filo al regno saudita, è piovuta la dura condanna dal Canada: il tweet del 3 agosto del ministero degli Esteri canadese che chiedeva il «rilascio immediato» dei fermati, inclusa Badawi, ha mandato su tutte le furie MbS. Tutt'altro che soft e, a detta dei critici, assetato di potere quanto ingenuamente irruento. Questione di mentalità, oltre che di carattere e di giovinezza: in quattro e quattr'otto con il Canada sono stati interrotti tutti i voli di linea e parte dello scambio commerciale. Un semi embargo, se le forniture di petrolio sono confermate i sauditi hanno cominciato a disfarsi degli asset dal Paese e si prevede nero. Trudeau è anche arci nemico di Trump, grande amico di MbS, e insiste: «Non smetteremo di denunciare le violazioni in Arabia Saudita».

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