Berlino Airbnb guerra turisti Tasse Lobby
Mondo
12 Agosto Ago 2018 0900 12 agosto 2018

Anche Berlino dichiara guerra ad Airbnb

Tassa di registrazione e multe fino a 250 mila euro per gli irregolari. Linea dura come a Barcellona. Intanto in Italia i sindaci restano timidi. E la piattaforma online diventa sempre più ricca.

  • ...

Dopo Amsterdam e Barcellona anche Berlino ha sferrato guerra ad Airbnb. Un'altra metropoli europea ha preso le distanze dal gigante della sharing economy, di fatto diventato una multinazionale dei tour operator a imposizione fiscale pari quasi a zero. Ma nel mirino della città-Stato tedesca non c'è solo la latitanza dal fisco della piattaforma globale online di cosiddetto scambio di appartamenti e stanze – su commissione – a costi ormai superiori a quelli di un rimborso spese. Il punto, come a Barcellona e nelle città d'arte italiane, è che anche a Berlino i cosiddetti host, «chi ospita», si moltiplicano a dismisura.

Residenti contro turisti a Barcellona.
GETTY

Il Senato cittadino ha messo allora un freno: tutti i cosiddetti ospitanti dal 1 agosto 2018 devono registrarsi alla anagrafi e, se mettono a disposizione più del 49% delle loro abitazioni, pagare 225 euro per l'autorizzazione: pena, multe fino a 250 mila euro. A Berlino non si può neanche più affittare un bilocale per metà anno attraverso Airbnb, ma per un massimo di tre mesi. Come altrove, le resistenze ai paletti dell'impresa valutata 31 miliardi di dollari e che punta a quotarsi a Wall Street sono fortissime, dal quartier generale di San Francisco come dai milioni di host. Spesso pesci tutt'altro che piccoli, perché, negli oltre 10 anni dalla fondazione di Airbnb, tra gli ospitanti si sono moltiplicate le concentrazioni di immobili.

NUOVE LOBBY CONTRO VECCHIE LOBBY

Esistono infatti casi in cui decine, quando non centinaia, di immobili cittadini fanno capo a una manciata di proprietari e relative società di loro intermediari, incaricati di curare gli affari attraverso Airbnb. Nuove lobby della new economy in guerra contro le vecchie lobby degli albergatori che arretrano con l'avanzare della globalizzazione: contro il meccanismo possono ben poco i limiti imposti dagli amministratori delle grandi metropoli, per quanto come a Berlino si punti a colpire gli host più grossi. La colonizzazione di Airbnb dei quartieri procede a un passo gigantesco di anno in anno e, nonostante la minaccia di sanzioni, solo una parte risibile dei locatori si mette in regola. A Berlino, su circa 25 mila alloggi attivi sul portale, questa estate sono state presentate circa 800 iscrizioni.

A ROMA RECORD DI ANNUNCI E VISITATORI AIRBNB

Anche a Roma gli annunci registrati su Airbnb superano quota 25 mila, per oltre il 60% di interi appartamenti e con una media di più annunci per host, più della metà nel centro storico. Come a Firenze e a Venezia, i visitatori che li prenotano – pagando in anticipo anche una commissione (tra il 6% e il 12%) ad Airbnb, tassata in Irlanda – crescono a vista d'occhio: nel 2015 erano 750 mila, nel 2018 hanno superato il milione e 400 mila l'anno, la città eterna è la diventata il luogo italiano più turistico per Airbnb quando, ancora nel 2014, Airbnb festeggiava il traguardo del milione di utenti in tutta Italia. Firenze ha 710 mila arrivi l'anno, Milano 600 mila. Venezia è dietro a 470 mila, ma bastano e avanzano per la laguna sovraffollata di turisti

Firenze il 18% degli immobili del centro storico è destinato a turisti mordi e fuggi

VENEZIA: TROPPI TURISTI, POCHI ABITANTI

Lo ha ammesso anche Airbnb, lanciando quest'estate la campagna #EnjoyRespectVenezia per il turismo responsabile nella città d'arte italiana, che in laguna in due anni ha raddoppiato gli alloggi sul portale. L'obiettivo era forse scongiurare le proteste di un anno fa in spiaggia a Barcellona contro l'assalto di frotte di visitatori che, a causa della piattaforma, hanno invaso i quartieri delle Ramblas svuotandoli di cittadini comuni e sottraendo spazi all'emergenza abitativa. È così anche a Firenze, dove il 18% dei locali sfitti del centro storico è ormai destinata per lucro al turismo mordi e fuggi, lasciando in strada migliaia di studenti fuori sede e di privati in cerca di affitti stabili o di immobili da acquistare. Mancano case per vivere, insomma.

A FIRENZE IN LAGUNA SINDACI TIMIDI CON LA PIATTAFORMA

A Berlino hanno cercato di metterci una pezza, come a Barcellona. Nel 2016 per prima la sindaca Ada Colau ha inflitto ad Airbnb una multa di 600 mila euro per gli annunci di proprietari che si erano sottratti alla registrazione, che in Catalogna è obbligatoria per tutti gli appartamenti affittati per turismo. Dal 2014 Amsterdam tenta di regolare, in modo limitato, Airbnb nel mercato delle «locazioni a breve termine», un cammino iniziato anche da Parigi. E diverse strette sono state date anche dall'amministrazione di New York, che ha intimato alla compagnia l'elenco di nomi e indirizzi dei proprietari degli immobili sul sito, in vista di sanzioni. In Italia invece l'argine è ancora soft: un tentativo di registrazione e tassazione è stato fatto dalla giunta Raggi e a Firenze e Venezia i sindaci sono ancora più timidi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso