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17 Agosto Ago 2018 1021 17 agosto 2018

I dipendenti Google contro la censura in Cina

Una lettera firmata da oltre mille lavoratori di Mountain View per dire no al progetto Dragonfly, un motore di ricerca che soddisfi le esigenze del governo cinese. «Bisogna rivedere i criteri etici».

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Altro che Don't be Evil! Oltre mille dipendenti di Google hanno espresso in una lettera la loro contrarietà al piano segreto per mettere a punto un motore di ricerca volto a soddisfare la censura cinese. Lo ha rivelato uno dei promotori dell'iniziativa che ha chiesto di restare anonimo. Nella lettera si richiamerebbero i dirigenti a rivedere i criteri etici e di trasparenza nelle politiche aziendali. I firmatari lamentano la mancanza di informazioni fornite agli impiegati affinchè questi possano «fare le loro scelte etiche nell'ambito del loro lavoro», e che la notizia del progetto 'Dragonfly' sia giunta loro attraverso i media. La lettera ricalca quella scritta contro il progetto Maven, un contratto militare con gli Stati Uniti che Google ha poi deciso, nel giugno scorso, di non rinnovare.

Google torna in Cina ma censurato

Google ha lasciato la Cina otto anni fa, in polemica con la censura che Pechino applicava al web. Oggi, che la Grande muraglia digitale della Repubblica popolare è molto più potente di allora starebbe lavorando a un motore di ricerca "censurato" per andare incontro ai regolatori cinesi.

Google aveva lasciato la Cina otto anni fa, in polemica con la censura che Pechino applicava al web. Oggi, che la Grande muraglia digitale della Repubblica popolare è molto più potente di allora, ma il gigante di Mountain View starebbe lavorando a un motore di ricerca “già censurato” per andare incontro ai regolatori cinesi. A darne notizia ad inizio agosto è stato il magazine online The Intercept, che ha pubblicato documenti esclusivi. Si chiamerebbe Dragonfly e gli ingegneri ci starebbero lavorando dalla primavera 2017 con un'accelerazione seguita all'incontro di dicembre 2017 tra l'ad Sundar Pichai e i funzionari cinesi. Ci sarebbero già delle app in versione beta per Android presentate al governo di Pechino: una si chiamerebbe Maotai e l'altra Longfei. La versione finale potrebbe essere pronta in sei-nove mesi.

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