scontri germania Chemnitz
FRONTIERE
30 Agosto Ago 2018 0800 30 agosto 2018

Chemnitz è il primo pogrom della Germania postbellica

La caccia all'immigrato in Sassonia è un duro colpo all'aperturismo della cancelliera. E testimonia la rabbia dei tedeschi. Oltre all'avanzamento delle forze xenofobe. 

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Un pogrom, il primo della Germania postbellica: questo volevano i 6 mila manifestanti scesi lunedì 27 agosto nelle strade di Chemnitz, in Sassonia, alla ricerca dell’”arabo” da linciare in un tripudio di saluti nazisti, di violenze contro gli immigrati e contro poliziotti che tutto sono riusciti a fare tranne contenerli. La scintilla che ha scatenato la voglia di pogrom è stata l’uccisione di un giovane tedesco durante incidenti interrazziali da parte di un iracheno e di un siriano il sabato precedente. Il dato rilevante e impressionante non è stato che a convocare il corteo fossero Alternative für Deutschland, il partito neonazista Pegida e gli ultrà di Kaotic Chemnitz. In Sassonia AfD ha il 25% dei suffragi. Il dato allarmante è stata la massa di normali, normalissimi cittadini tedeschi scesi rumorosamente in piazza per chiedere e fare il pogrom. Un seguito popolare del peggior estremismo xenofobo mai visto.

IL FALLIMENTO DELLA LINEA APERTURISTA DI MERKEL

La Germania - per prima Angela Merkel - è sotto choc per Chemnitz, e ne ha tutte le ragioni, perché quella manifestazione segna un prima e un dopo. Mai la voglia di linciaggio si era manifestata con tale ampiezza di seguito popolare. Segno di un limite, di una intolleranza di massa mai verificatisi, ampliati dal fallimento della contro-manifestazione anti-razzista organizzata dalle forze di sinistra che ha visto scendere in piazza solo 1.500 persone, un quarto dei razzisti violenti. Chemnitz, insomma, segna il fallimento della linea aperturista verso gli immigrati seguita da Merkel che nel 2015, a fronte dell’arrivo di centinaia di migliaia di profughi dalla Mesopotamia, decise di accoglierli con lo slogan «Wir schaffen das», possiamo farcela. Non è così. Una parte ormai imponente della società tedesca non solo rifiuta, ma ormai si ribella alle politiche di accoglienza e di integrazione degli immigrati.

I RISCHI ELETTORALI IN GERMANIA E IN EUROPA

Ancora una volta un fantasma si aggira per l’Europa, e questa volta all’insegna dell’odio razziale e della xenofobia. Lo si vedrà chiaramente nelle cruciali elezioni regionali del 14 ottobre in Baviera dove tutti i sondaggi pronosticano la perdita della maggioranza assoluta della Csu, già concretizzatasi nelle ultime elezioni politiche (per la prima volta dal 1948), a vantaggio proprio di una affermazione di una Alternative für Deutschland che viaggia nei sondaggi tra il 12 e il 16%, non molto distante dai socialdemocratici della Spd in caduta libera attorno al 20%. Lo si vedrà ancora più chiaramente nelle prossime elezioni europee, là dove si sancirà la fine della egemonia del blocco popolare e di quello socialdemocratico con una affermazione delle forze sovraniste, affiancate da quelle xenofobe (che sono altra cosa), che terremoterà la formazione della prossima Commissione europea, con esiti formidabili e imprevedibili. Comunque, pessimi.

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