Iosif Kobzon Sinatra Russo
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Aggiornato il 31 agosto 2018 30 Agosto Ago 2018 1646 30 agosto 2018

È morto Iosif Kobzon, il "Sinatra russo"

Voce ufficiale dell'Urss. Fedelissimo di Putin. Colpito da sanzioni per associazione criminale e per la crisi ucraina. Ritratto del cantante scomparso a Mosca a 80 anni. Il Cremlino: «Un vero artista della patria».

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È morto il cantante Iosif Kobzon, noto come il "Frank Sinatra russo". Kobzon, 80 anni, era malato di cancro e dal 2015 era sotto sanzioni Ue per la crisi ucraina. Dal 1997 era deputato della Duma con il partito di Vladimir Putin, che lo ha premiato negli anni con diverse onorificenze, tra cui quella di "Eroe del lavoro della Federazione Russa". Leggenda dell'Unione sovietica, il suo mito e il suo parrucchino sono rimasti nel cuore dei russi anche dopo la caduta del Muro. Fino agli ultimi anni è stato l'artista preferito del Cremlino agli eventi ufficiali per intonare canzoni patriottiche e militari. Come si esibì per le truppe sovietiche in Afghanistan negli anni Ottanta, così ha fatto per quelle russe in Siria nel 2016.

Putin ha mandato le sue condoglianze alla famiglia, definendolo «un vero artista del popolo e un uomo di grande forza». Il ministro della Difesa Sergei Shoigu ha dichiarato che il cantante era «un saggio mentore, sempre disponibile a dare una mano».

Kobzon era nato nel 1937 a Chasiv Yar, nel Donbass. Dopo aver esordito davanti a Stalin da bambino, rimase devoto al partito comunista fino alla fine e il suo repertorio di canzoni patriottiche sul popolo sovietico lo rese negli anni la voce di punta e di maggior successo dell'Urss. In carriera ha venduto decine di milioni di dischi, specializzandosi nello stile dei crooner americani che lo ha fatto spesso associare a Frank Sinatra, suo idolo. Negli anni della perestroika provò persino a organizzare una tournée russa per The Voice. Ma quando Sinatra pretese un invito ufficiale da Mikhail Gorbachev e che il concerto si svolgesse nella Piazza Rossa, Kobzon rispose con un insulto secco.

Kobzon a sette anni, con le prime medaglie.

CANTANTE E POLITICO CON L'URSS E CON PUTIN

Nel 1989 l'artista fu eletto al primo parlamento sovietico. Nello stesso anno, in quanto membro della comunità ebraica sovietica, partecipò ai negoziati per la restaurazione dei rapporti diplomatici con Israele, che erano interrotti dalla guerra del 1967. Diventato una vera icona nazionale, l'Fbi lo accusò nel 1995 di essere membro di un'organizzazione criminale internazionale coinvolta in racket, traffico di armi e di droga. Otto anni più tardi, seguendo queste accuse, un tribunale svizzero gli congelò i conti in una banca elvetica confiscandogli 750 mila dollari.

Durante le guerre separatiste in Cecenia, Kobzon utilizzò la sua influenza politica e i suoi agganci per facilitare il rilascio di dozzine di soldati e civili russi catturati dai ribelli. Nel 2002 partecipò ai negoziati con le milizie cecene che avevano preso 850 ostaggi al teatro Dubrovka di Mosca. Il cantante si presentò sul posto ed entrò nel teatro. La sua richiesta di liberare i prigionieri non venne accolta, ma riuscì a ottenere il rilascio di una donna e tre bambini.

SOTTO SANZIONI PER L'UCRAINA

Nel 2015, in un concerto a Donetsk, principale città della Ucraina orientale in mano ai separatisti filorussi dal 2014, cominciò lo spettacolo con queste parole: «Siamo forti e la gente ci teme. Facciamogli avere paura». Al suo fianco sul palco, Alexander Zakharchenko, capo dell'autoproclamata repubblica popolare. Il 31 agosto 2018, un giorno dopo la morte del cantante, Zakharchenko è stato ucciso in un attentato dinamitardo a Donetsk. A causa delle sue parole, Kobzon finì sotto sanzioni Ue, entrando ancor di più nelle grazie di zar Putin, che nel 2016 lo ha premiato con la seconda massima onorificenza russa.

Statua di Kobzon a Donetsk.
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