'Trump vuole libertà Stati su emissioni'
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30 Agosto Ago 2018 1532 30 agosto 2018

Caro Trump il problema non è Google

Il presidente Usa attacca il motore di ricerca. Ma tra i casi Cohen e Manafort, i vari scandali e l'ultimo schiaffo di McCain dovrebbe prendersi una pausa. 

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A qualcuno capita, quando è molto annoiato, di cercare il proprio nome su Google. Vengono fuori alcuni amici in comune, il proprio account di Twitter e poco altro. Ma siccome Trump ha passato una settimana difficile, ha trovato molte più cose sul suo conto, a volte addirittura negative. Mi chiedo, prima di andare avanti, quando trova il tempo di googlare il suo nome, visto che secondo alcune voci fare il presidente degli Stati Uniti è molto impegnativo. È solo una curiosità. Magari era a tavola ad aspettare il dessert e gli è venuto in mente di andare su Google e digitare il suo nome. Bè, pare che ci sia rimasto malissimo, perché tutte le notizie che lo riguardano sono negative. E infatti qualche ora dopo aver twittato che non se ne può più di leggere cose su di lui che lo rappresentano come un poco di buono, è uscita la notizia che il consulente economico del governo sta cercando di capire se si può cambiare il modo in cui le news che appaiono su Google vengono normate. Come se fosse colpa di Google se stanno succedendo disastri a destra e a manca. Tutti, mio caro presidente, aspettiamo da tempo una bella notizia, anche piccolina, anche insignificante: che ne so, che ha detto una cosa gentile su una persona che non la pensa come lei, o che non si è contraddetto, ma va bene anche che ha portato sua moglie a cena fuori.

I CASI DI COHEN E MANAFORT

D’altronde, se Michael Cohen, l’ex avvocato personale di Trump, ha cominciato a cantare al Fbi dei reati commessi insieme (quelli federali che riguardano le finanze della campagna elettorale, per esempio) e se ha anche detto che non vede l’ora di raccontare tutto, anche ciò che riguarda i rapporti con la Russia, le notizie non possono che essere brutte. E se Paul Manafort, l’ex manager della campagna elettorale di Trump, è stato giudicato colpevole di otto su 18 reati (sugli altri 10, un componente della giuria non era convinto, ma probabilmente riapriranno il caso) per cui rischia tipo 80 anni di carcere, le notizie non possono essere che brutte.

Perché Trump ora è più vicino all'impeachment

La confessione dell'ex avvocato Cohen e le condanne dell'ex capo della campagna Manafort fanno tremare il tycoon. Che minaccia: "Se mi mettono in stato d'accusa i mercati crolleranno". L'ora più buia della presidenza di Donald Trump minaccia di avere gravi conseguenze per l'inquilino della Casa Bianca.

Ma non solo. Allan Weisselberg, il direttore finanziario della Trump Organization, che conosce per filo e per segno ogni operazione monetaria dell’organizzazione, ha deciso anche lui di dire tutta la verità e nient’altro che la verità su quello che Trump e Cohen avevano combinato insieme. Le notizie non possono essere tutte positive, né su Google né da nessun’altra parte, mi sembra. Infine, se è vero, come pare che sia, che uno degli usceri della Trump Tower è stato pagato 30 mila dollari per tenere chiuso il becco su una presunta scappatella del presidente con una inserviente, scappatella da cui pare sia nato un bambino, o forse una bambina, c’è ben poco da aspettarsi di sentire belle cose.

L'ULTIMO SCHIAFFO DI MCCAIN

Come se non bastasse, capita che muore un gigante del Senato, John McCain. Durante la guerra in Vietnam venne catturato e passò cinque anni in prigionia, di cui due in isolamento, mentre Donald Trump riuscì, grazie alla mediazione del padre, a non essere richiamato alle armi perché gli faceva male l’osso di un piede. Non è che il presidente abbia fatto una bella figura. Per non parlare di tutti i tweet sparati da Trump contro il senatore che aveva osato votare contro l’abolizione dell’Obamacare. Non si stimavano, i due. E infatti, prima della sua morte, McCain ha lasciato scritto che avrebbe voluto che George Bush e Barack Obama parlassero al suo funerale, ma non Trump. D’altronde, a Trump era anche capitato di dire che siccome McCain era stato catturato non era un eroe: «I prefer the heroes that are not captured», aveva detto con quel suo sorriso lì. Insomma, povero presidente, non ne dice una giusta. E ultimamente, non gliene va bene neanche una. Ci mancava anche Google, e questa sua strana idea di libertà di espressione e libertà di parola, per cui può pure permettersi di dire quello che vuole. Può gridare FAKE NEWS ai quattro venti, il caro Donald, ma questa volta davvero farebbe meglio ad andare a giocare a golf per distrarsi un attimo.

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