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2 Settembre Set 2018 1843 02 settembre 2018

Libia nel caos: Sarraj proclama lo stato di emergenza a Tripoli

Il consiglio presidenziale libico riconosciuto dall'autorità internazionale ha diramato un duro comunicato inseguito alla nuova offensiva di alcune milizie nelle aree a sud della capitale.

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È stato di emergenza a Tripoli, con la capitale sotto scacco dopo una settimana di violenti combattimenti e l'avanzata micidiale di una milizia ribelle che non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Il consiglio presidenziale guidato da Fayez al Sarraj è stato costretto alle misure di emergenza dopo la violazione reiterata delle fragili tregue proclamate verso la fine di agosto. Il governo di unità ha bollato i combattimenti come un «attentato alla sicurezza della capitale e dei suoi abitanti, davanti ai quali non si può restare in silenzio».

SERRAJ: MILIZIE VOGLIONO CANCELLARE IL PROCESSO DI PACE

L'obiettivo dei miliziani, sempre secondo il consiglio, «è quello di interrompere il processo pacifico di transizione politica» cancellando «gli sforzi nazionali e internazionali per arrivare alla stabilizzazione del Paese». Sarraj ha passato la domenica protetto nel suo quartier generale in una base navale incontrando ministri e responsabili militari, ai quali ha affidato i piani per ristabilire l'ordine. I consigli municipali degli anziani, in uno strenuo tentativo di mediare tra le parti, hanno lanciato un appello a fermare gli scontri. Un appello che tuttavia sembra destinato a rimanere inascoltato.

ALMENO 40 MORTI DALL'INIZIO DEGLI SCONTRI

La 7/ma Brigata, protagonista dell'assalto alla capitale che dal 27 agosto è costato la vita a oltre 40 persone e ha provocato centinaia di feriti, avanza da Sud e punta sul centro della città. I miliziani hanno annunciato l'imminente assalto al quartiere di Abu Salim a Tripoli, tristemente celebre perché vi sorge il carcere dove il defunto rais Muammar Gheddafi fece strage di oppositori nel 1996, quasi 1.300 i prigionieri massacrati a colpi di granate.

LA MINACCIA DELLA 7/A BRIGATA: PRONTI ALL'ASSALTO

La Brigata «continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata», ha tuonato il leader Abdel Rahim Al Kani. «Noi non vogliamo la distruzione, ma stiamo avanzando in nome dei cittadini che non riescono a trovare cibo e aspettano giorni in coda per avere lo stipendio, mentre i leader delle milizie si godono il denaro libico», ha incalzato Kani. La Brigata ha assunto il controllo di diversi quartieri, nei quali «i residenti erano costretti a pagare un tributo» alle milizie fedeli al governo Sarraj. Nella serata del 2 settembre i suoi portavoce militari hanno annunciato la conquista di centri strategici lungo l'asse verso l'aeroporto, chiuso da due giorni dopo il lancio di alcuni razzi e colpi di mortaio verso lo scalo.

L'AMBASCIATA ITALIANA CONTINA A RIMANERE APERTA

Proprio in quest'area, stando a quanto si apprende, si sarebbero consumati «feroci combattimenti», i miliziani di Kani hanno detto di aver conquistato un'accademia di polizia e una sede del ministero dell'Interno lungo la direttrice verso l'aeroporto. I detenuti del vicino carcere di Ain Zara, temendo un attacco, si sono dati alla fuga. L'ambasciata italiana in Libia, sfiorata il primo settembre da un razzo che ha centrato un hotel poco lontano, «resta aperta. Continuiamo a sostenere l'amata popolazione di Tripoli in questo difficile momento», ha scritto su Twitter la sede diplomatica, smentendo le indiscrezioni, una delle tante prive di fondamento di queste ultime ore, sulla chiusura della stessa e la fuga dei responsabili.

MILITARI ITALIANI AL SICURO A MISURATA

Fonti della Difesa hanno fatto sapere che i militari italiani in Libia stanno bene e in sicurezza. Nessun problema è stato riscontrato all'ospedale da campo a Misurata. Il ministro Elisabetta Trenta segue costantemente l'evolversi dei fatti ed è in continuo contatto con lo Stato Maggiore della Difesa, che le fornisce aggiornamenti puntuali sulla situazione. ​«Sono in contatto diretto con i nostri uomini», ha il ministro dell'Interno Matteo Salvni, «militari, diplomatici, addetti dell'Eni che in Libia vivono rischi portati da un intervento militare senza senso».

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