Onu visita Rohingya in campi Bangladesh
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3 Settembre Set 2018 1724 03 settembre 2018

In Myanmar condannati due reporter della Reuters

I giornalisti avevano denunciato la repressione dei Rohingya a Rahkine, nella parte occidentale del Paese. Amnesty e Hrw: «Scandaloso».

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Due giornalisti della Reuters, Wa Lone e Kyaw Soe Oo, sono stati condannati a sette anni di detenzione per possesso illegale di documenti ufficiali da un tribunale del Myanmar. I due reporter birmani, che lo scorso anno avevano denunciato la repressione dei Rohingya a Rahkine, nella parte occidentale del Paese, sostengono di non aver violato la legge sui Secrets Act, reato punibile con la detenzione fino a 14 anni di carcere, e di essere stati incastrati dalla polizia. «Oggi è un giorno triste per la Birmania, per i cronisti Wa Lone e Kyaw Soe Oro e per l'informazione ovunque», ha commentato la notizia il direttore dell'agenzia Reuters, Stephen J. Adler, «questi due ammirevoli giornalisti hanno già trascorso nove mesi in carcere con false accuse, concepite per mettere a tacere la loro attività e intimidire la stampa. Senza alcuna prova che abbiano commesso reati e a fronte invece di prove schiaccianti di un complotto della polizia, la sentenza di oggi li condanna alla perdita continuata della libertà». Sulla condotta degli alti ufficiali militari del Myanmar si sono pronunciati anche gli investigatori delle Nazioni Unite per i diritti umani, parlando della necessità di un'accusa di genocidio per le violenze perpetrate durante le ripetute persecuzioni che hanno costretto più di 700 mila Rohingya a fuggire in Bangladesh.

LA DENUNCIA DI AMNESTY E HRW

Definendo la sentenza «sconvolgente e scandalosa», Amnesty International e Human Rights Watch (Hrw) si sono schierati dalla parte dei cronisti condannati. Per Tirana Hassan, direttore di Amnesty per la risposta alle crisi, la sentenza dovrebbe essere annullata e i due giornalisti, colpevoli solo di «aver osato fare domande scomode sulle atrocità dei militari nello stato di Rahkine»,dovrebbero essere rilasciati senza condizioni. Human Rights Watch, per parte sua, etichetta la sentenza come «politicamente motivata» e, nella persona di Brad Adams, direttore dell'organizzazione per l'Asia, riferisce come le condanne dei due reporter non facciano altro che mostrare «la volontà della giustizia della Birmania di mettere il bavaglio a coloro che riferiscono sulle atrocità dei militari».

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