Libia, appello congiunto al dialogo
FRONTIERE
6 Settembre Set 2018 1500 06 settembre 2018

Perché la crisi libica non porterà alla caduta di al Serraj

Nel Paese regge un equilibrio tra milizie opposte, usurato dal gioco cinico di Macron ma non ribaltabile. E che l'Europa, se solo esistesse davvero, potrebbe governare. 

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Pessima pagina del giornalismo italiano che dopo 7 anni non ha ancora compreso che la situazione in Libia è drammatica ma non seria e ha dipinto il solito, eterno, ma limitatissimo, scontro tra milizie a Tripoli, come fosse prodromo di una caduta di al Serraj, inizio di una guerra civile devastante e fine o quasi dell’influenza italiana. Il solito, ennesimo, cambiamento di fronte di una, una sola milizia, la settima Brigata agli ordini di Salah Badi, e il quarto o quinto maldestro tentativo di golpe del solito Khalifa Ghwell - scenario ormai abituale a Tripoli - è stato propinato all’opinione pubblica italiana con allarmismo martellante, come l’inizio di una catastrofe. Qualcuno si è pure inventato di sana pianta la necessità di un intervento militare italiano o americano a sostegno di un al Serraj dato ormai per spacciato. È bastato invece che quest’ultimo mettesse in campo la sua forza militare, con le milizie di Misurata che sono subito arrivate a Tripoli con 300 pick-up e 300 blindati, e la settima Brigata si è ritirata in buon ordine, senza sparare un colpo, prologo all’ennesimo cessate il fuoco patrocinato dall’Onu. Si è così scoperto che quel che avevano scritto e detto I media italiani era solo una solenne, ennesima, fola agostana.

UN EQUILIBRIO INSTABILE MA NON RIBALTABILE

Pure non è difficile comprendere l’essenza della crisi libica che si basa su un equilibrio sostanzialmente stabile del rapporto tra il blocco di milizie che difendono al Serraj e quello delle milizie schierate con l’esercito cirenaico di Khalifa Haftar. Lo spostamento di Salah Badi e della sua settima Brigata dalla fedeltà a Serraj all’alleanza con Haftar non può essere sufficiente a garantire a quest’ultimo la conquista di Tripoli per la semplice ragione che dietro le milizie ci sono le tribù libiche. E non è possibile - questo non capiscono i media italiani - che le tribù della Tripolitania permettano che si imponga su di loro il comando militare e politico della Cirenaica di Haftar. Dunque, un equilibrio instabile, usurato sicuramente dalla cinica politica della Francia di Macron che sostiene Haftar sottobanco, ma non ribaltabile. Un equilibrio che potrebbe essere governato solo se l’Europa decidesse di spendere in Libia la metà dei fondi che Merkel ha fatto versare alla Turchia di Erdogan per bloccare il flusso dei profughi dalla Mesopotamia, “comprandosi” le milizie necessarie a difendere una unificazione nazionale. Ma l’Europa non esiste. Non ragiona. Non sa difendere neanche I suoi interessi più vitali. E non c’è bisogno di Salvini per farla saltare in aria. Fa tutto da sola.

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