Libia: Haftar ridà terminali petrolio
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7 Settembre Set 2018 1214 07 settembre 2018

Haftar: «Le mie forze sono pronte a marciare su Tripoli»

L'uomo forte della Cirenaica minaccia le milizie islamiste. E sulle elezioni dice: «Siano trasparenti o le farò naufragare».

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Il generale Khalifa Haftar minaccia le milizie e avverte che se le elezioni in Libia non saranno «trasparenti» il suo esercito le farà naufragare. In dichiarazioni fatte il 6 settembre e rilanciate il 7 dal sito Alwasat, l'uomo forte della Cirenaica ha affermato: «A Parigi c'è stato un accordo politico con le parti rivali in Libia, noi lo rispettiamo», con riferimento all'intesa raggiunta (ma non sottoscritta) nella capitale francese nel maggio scorso indicando la data del 10 dicembre per svolgere elezioni. «Siamo impegnati in un rischio calcolato, non siamo impegnati in un colpo di Stato contro il potere», ha detto ancora Haftar, capo di milizie dell'Est con presenza anche all'Ovest strutturate formalmente in nell'"Esercito Nazionale Libico" (Lna).

Haftar ha affermato che i capi delle milizie a Tripoli devono lasciare la capitale e che una «liberazione» della città con mezzi militari resta «un'opzione inevitabile». «Ai capi delle milizie di Tripoli non resta che uscire. Noi non abbiamo altro da fare che aiutarli prossimamente, attraverso ambasciate, affinché vivano lontano dai libici», ha detto Haftar a capi tribù a Bengasi come riporta il sito Alwasat. «Tripoli deve essere liberata», ha detto Haftar come risulta da un video rilanciato dal sito dell'emittente Sky News Arabiya. Più volte, negli ultimi anni, il generale aveva minacciato di prendere capitale libica con la forza senza poi dar seguito agli annunci come fatto invece per Bengasi e Derna dove ha scacciato terroristi, jihadisti e oppositori. «L'Esercito muoverà verso Tripoli a tempo debito», ha ribadito Haftar, dicendo che l'85% degli abitanti della capitale sostengono le sue forze armate. Circa gli scontri nella capitale, Haftar, almeno secondo Alwasat, avrebbe detto: «Questa crisi a Tripoli deve terminare il prima possibile. Non possiamo restare in silenzio di fronte alla situazione attuale».

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