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8 Settembre Set 2018 1800 08 settembre 2018

L'estrema destra minaccia la Svezia

I partiti moderati ai minimi storici alle Legislative. Crescono gli ultanazionalisti, ma nessuna formazione raggiunge la maggioranza. Per Stoccolma si chiude un'era.

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La scossa delle elezioni del 9 settembre 2018 è attesa da mesi ma non mancherà di scatenare un terremoto, ben oltre la borghese Stoccolma e le foreste da fiaba della Lapponia. La Svezia è, come il Canada, agli occhi del mondo il Paese dove i diritti di tutti trovano cittadinanza. La patria della più longeva socialdemocrazia applicata ha il più alto tasso di rifugiati d'Europa, spicca per aver riconosciuto lo Stato della Palestina ed è da decenni modello di civiltà. Pensare a un quinto dei sui abitanti che preme per bloccare tutti i richiedenti asilo e insegue la versione edulcorata di un partito di estrema destra è dura. Eppure il trend del consenso ai partiti prima, e delle intenzioni di voto poi, è inesorabile. Semmai, come alle ultime Legislative in Germania e in Italia, il gap tra chi sale e chi scende potrebbe essere, nei dati reali, ancor più accentuato.

(Leggi anche: I risultati delle elezioni in Svezia)

L'importanza delle elezioni svedesi per Salvini

Mondo L'ultradestra può influenzare la formazione del governo di Stoccolma. Così il segretario leghista strizza l'occhio al suo leader. E punta a estendere a Nord l'asse sovranista. In vista delle elezioni europee. Il kingmaker, in Svezia, ha il volto pulito di Jimmie Akesson. E per l' Unione europea non è una buona notizia.

NAZIONALISTI VERSO IL BOOM

Tutte le rilevazioni dicono che i socialdemocratici, primo partito in Svezia dal 1917, si inabisseranno al 22%-25% dal 31% delle precedenti elezioni. Un declino iniziato dagli Anni 90, quando i governi costruttori del welfare “dalla culla alla tomba” cominciarono a assere votati da meno del 40%. Come in Germania e in Italia, si prevede raggiungano il minimo storico al voto nazionale del 2018. Il guaio è che, ancora una volta come nelle ultime due elezioni choc per l'Europa, anche il partito dei conservatori svedesi toccherà, secondo tutti i sondaggi, il fondo tra il 16% e il 18%. Soprattutto, contemporaneamente spiccherà il volo l'estrema destra, indicata al suo massimo di sempre, tra il 18% e il 25%, secondo o addirittura primo partito. In Svezia anche gli ultra-nazionalisti Democratici svedesi non potevano che avere un nome rassicurante (anche se rassicuranti non sono) e anche il loro percorso era da tempo già scritto.

LA "BANDA DEI QUATTRO" DEL LEADER AKESSON

Dal 6% del 2010, poco sopra la soglia di sbarramento del 4% per il parlamento, al 13% del 2014, al salto in avanti di altri 10 punti pronosticato per l'ultima chiamata alle urne è un crescendo di successi per il partito fondato nel 1988 da esponenti di varie frange degli ambienti neonazisti e xenofobi del sottobosco scandinavo. Il salto è avvenuto con il maquillage ideologico impresso al partito dalla nuova dirigenza della “banda dei quattro” del leader carismatico Jimmie Akesson e i suoi fidatissimi compagni di università: dismessi i panni dei naziskin anti-islamici difensori dell'etnia nordica, con Akesson l'estrema destra svedese si è definita «socialista conservatrice in una prospettiva nazionalista». Detto così, il nazionalsocialismo dei Democratici svedesi ha fatto presa anche su parte dei conservatori e nei ceti medi e bassi, impauriti delle conseguenze dell'ingresso di oltre 200 mila richiedenti asilo dal 2015.

I tumulti nella Piccola Mogadiscio di Stoccolma.
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I GHETTI DI PERIFERIA DEGLI STRANIERI

È un dato l'intensificarsi delle violenze delle gang di periferia e degli episodi di vandalismo, come le decine di auto bruciate a catena in varie città della Svezia ad agosto. E per quanto sia tutt'altro che dimostrata la responsabilità dei profughi – ad appiccare il fuoco sono stati notati giovani vestiti di nero a volto coperto e le bande di periferia sono composte in maggioranza da immigrati di seconda generazione – c'è la tendenza ad addossare all'ondata di stranieri appena arrivati il teppismo e il degrado delle banlieue. Alla gente comune il 39enne Akesson promette nella sostanza un ritorno ai dorati Anni 70 e 80 degli Abba, quando il benessere non era intaccato dai progressivi tagli al sociale e quando i nei della multiculturalità non erano ancora spuntati. Effettivamente alcune periferie e talvolta anche centri svedesi come Södertälje sono diventati ghetti di stranieri.

IL FALSO ALLARME SUI RICHIEDENTI ASILO

L'integrazione è uno scoglio anche in Svezia. Il sobborgo di Stoccolma di Rinkeby, ribattezzato Piccola Mogadiscio, ha fatto notizia per una rivolta e nelle banlieue di Malmö scorrazzano ragazzini armati di kalashnikov. Ma a Rinkeby e a Malmö erano esplose violenze e tumulti anche anni fa. Nelle statistiche non c'è un aumento né di omicidi né di altri reati, il tasso resta molto basso e nel complesso l'economia svedese gode di buona salute: sotto il governo uscente di socialdemocratici e verdi la disoccupazione è scesa al 6% e il Prodotto interno lordo è in crescita al 3,3%. Non c'è alcuna emergenza economica o sociale, i richiedenti asilo entrati dal 2015 rappresentano poco più del 2% dei quasi 10 milioni di abitanti del Paese. Ciò nonostante la percezione dell'allarme e il pericolo concreto dell'ascesa di una destra impresentabile ha spinto anche l'ultimo premier Stefan Löfven a limitare il diritto all'asilo.

Il premier socialdemocratico svedese Stefan Löfven con l'omologo spagnolo Pedro Sanchez.
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TUTTI I PARTITI SENZA MAGGIORANZA DI GOVERNO

I migliaia di rimpatri di richiedenti asilo respinti hanno creato frizioni nell'esecutivo di socialdemocratici e verdi. Per non parlare della reazione della sinistra radicale, balzata al 10% nei sondaggi, dal 5,7% del voto del 2014. È in netta crescita ma tra i partiti litigiosi della sinistra non è all'orizzonte un'allenza. Anche nel fronte dei cristiano-democratici, liberali e conservatori moderati c'è sempre meno accordo. Löfven ha teso la mano al centrodestra per la prima grande coalizione della Svezia, che tuttavia con la legge elettorale proporzionale non ha una maggioranza. Come in Italia si prefigurano difficili negoziati dopo il voto. Un terzo dell'elettorato conservatore è aperto a un'alleanza in stile austriaco con i Democratici svedesi, ma tutti i partiti rifiutano un governo con l'uomo nero della Svezia: questa estate uno dei membri della “banda dei quattro” ha detto di non ritenere svedesi gli ebrei e i lapponi e sempre nel partito di Akesson sono stati scoperti candidati neonazi, attivi e redenti.

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