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Aggiornato il 10 settembre 2018 9 Settembre Set 2018 1959 09 settembre 2018

I risultati delle elezioni politiche in Svezia

I Socialdemocratici sono rimasti il primo partito del Paese con il 28% delle preferenze. Cresce la destra radicale che ha raggiunto il 17,7%. Boom degli ex comunisti all'8%.

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Non ha raggiunto le aspettative trionfali della vigilia, ma la destra radicale svedese ha compiuto un consistente balzo in avanti. A scrutinio praticamente terminato, il partito anti-immigrati degli Svedesi Democratici ha raggiunto il 17,7% (+4,7% rispetto al 2014). Il primo partito è rimasto quello dei Socialdemocratici con il 28,3%, temperando la debacle che gli assegnavano i primi exit poll. I Moderati si sono attestati al 19,7%, seconda forza, mentre quel che appare certa è l'affermazione dei piccoli partiti. In primis gli ex comunisti, Sinistra, che si sono aggiudicati l'8%. Bene anche il partito di centrodestra, Centro, e i cristiano democratici che hanno incrementato di un terzo le preferenze del 2014. (Leggi anche: L'importanza delle elezioni svedesi per Salvini)

L'importanza delle elezioni svedesi per Salvini

Mondo L'ultradestra può influenzare la formazione del governo di Stoccolma. Così il segretario leghista strizza l'occhio al suo leader. E punta a estendere a Nord l'asse sovranista. In vista delle elezioni europee. Il kingmaker, in Svezia, ha il volto pulito di Jimmie Akesson. E per l' Unione europea non è una buona notizia.

DIFFICILE FORMARE UNA COALIZIONE DI GOVERNO

Al termine di una tornata elettorale, che ha tenuto l'Europa con il fiato sospeso, sondaggio dopo sondaggio con le indicazioni dell'ascesa dei Svedesi Democratici, il futuro governo di Stoccolma è al momento un enigma: se si escludono accordi con la destra populista, il blocco di centrodestra avrebbe, secondo l'ultimo exit poll, il 39,6% dei consensi, mentre il centrosinistra raggiungerebbe il 39,4. E senza l'ipotesi di una Gross Koalition tra i partiti tradizionali e filo-europei, i contatti con il partito emergente del giovane leader Jimmie Akesson appaiono inevitabili.

IL PREMIER TENDE LA MANO AL CENTRODESTRA

Il premier Stefan Lovfen ha detto che intende «restare al lavoro», invitando al dialogo il centrodestra per formare un «governo forte» in grado di arginare gli estremismi. «Il risultato non è ancora chiaro», ha detto riferendosi alla necessità di cucire alleanze per formare una maggioranza. «Sta ora ai partiti politici cooperare responsabilmente e creare un governo forte». Per tutta risposta, il leader del centrodestra Ulf Kristersson ha detto che si attende un mandato per formare un nuovo governo e che Lofven dovrebbe dimettersi. L'alleanza di opposizione in parlamento, ha detto, «è chiaramente la più ampia e il governo deve andarsene. Abbiamo vinto il primo round per formare un nuovo esecutivo». Prima delle elezioni entrambi i maggiori blocchi in parlamento, quello socialdemocratico e quello di centrodestra, avevano detto che non avrebbero stretto alleanze con la destra anti-immigrati.

CAMPAGNE ELETTORALE INTORNO AL TEMA DEI MIGRANTI

La campagna elettorale che ha preceduto il voto per il rinnovo del parlamento è stata tesa e difficile. E ancora i segnali sono arrivati da aggressioni, ai seggi, di militanti neonazisti contro giornalisti ed elettori. La corsa alle urne si è incentrata essenzialmente su come frenare l'arrivo di nuovi stranieri, tema 'forte' ovunque in Europa, e cavalcato abilmente dagli Svedesi Democratici. Solo nel 2015 erano stati accolti più di 160mila nuovi migranti, un'enormità per un paese di 10 milioni di abitanti. Le limitazioni degli anni successivi non hanno evidentemente saputo arginare un sentimento diffuso di crescente esasperazione.

VERSO COMPLESSE RIFORME SANITARI E DEL LAVORO

Sfruttato politicamente dagli Svedesi Democratici, che hanno denunciato in maniera martellante, con toni spesso violenti, i problemi dell'integrazione, tra segregazione residenziale e gang criminali. Il futuro governo dovrà in ogni caso metter mano alle riforme che il Paese si aspetta: dalla modernizzazione del sistema sanitario nazionale alle politiche sulla casa. Fino alle scottanti politiche migratorie. Un Paese reso inquieto proprio da quest'ultimo tema, nonostante una crescita economica stabile e un tasso di disoccupazione sotto al 6%

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