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9 Settembre Set 2018 1800 09 settembre 2018

Così Trump vuole cancellare la Palestina per aiutare Israele

Il taglio degli Usa dei fondi all'agenzia Unrwa per i rifugiati mira a togliere loro ogni diritto. Scaricando i profughi sulla Giordania. Ma così la situazione nell'area rischia di diventare esplosiva. 

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Dopo il colpo di spugna dell'uscita dall'Unesco «anti-israeliana», Donald Trump è stato di parola anche sull'Agenzia dell'Onu per i Rifugiati palestinesi (Unrwa). Per il presidente americano un organismo inutile, visto che in violazione del diritto internazionale ne ha interrotto il finanziamento dopo averlo tagliato, dal 2018, da 364 milioni a 60 milioni di dollari. A detta della Casa Bianca, l'agenzia fondata nel 1950 dopo la prima guerra arabo-israeliana e la nascita di Israele – per il mondo arabo la nakba, «catastrofe» – Unrwa «perpetua il conflitto», aiutando a sopravvivere i circa 5 milioni e mezzo di palestinesi privati delle loro case originarie. Sparsi nei tra la Cisgiordania e Gerusalemme Est, la Striscia di Gaza e i campi in Libano, Siria e Giordania.

Una scuola dell'Unrwa a Gaza.
GETTY

IL RICATTO PER ANNULLARE I PALESTINESI

Il passo, «molto importante» per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, vicino al genero ebreo di Trump Jared Kushner, ha l'obiettivo di stringere in un angolo l'Autorità nazionale palestinese (Anp) di Abu Mazen e di riflesso anche Hamas al governo nella Striscia, in modo da obbligarle a firmare accordi bislacchi che annullino le loro rivendicazioni sulla capitale Gerusalemme Est e sui Territori occupati o sotto assedio. Dopo le indiscrezioni su un piano elaborato insieme ai sauditi sul sobborgo di Abu Dis, estrema periferia di Gerusalemme Est, come improponibile capitale palestinese, Trump ha appena rilanciato il progetto di una «federazione con la Giordania», ossia di scaricare i palestinesi sul territorio del regno limitrofo.

LA FALSA (E VECCHIA) OPZIONE GIORDANA

Per il tycoon strozzare gli Stati nemici è una tattica ormai rodata, impiegata di recente anche rimettendo l'embargo a Cuba e all'Iran, in modo da spingerli ad accettare condizioni al ribasso, dovessero mai riaprirsi i negoziati con gli Usa come è avvenuto con la Corea del Nord. L'opzione giordana, trita e ritrita (il primo piano per l'annessione israeliana dei territori contesi, svuotati dei palestinesi trasferiti nella cosiddetta Giordania-Palestina risale al 1977) è stata con fair play rimbalzata dal presidente palestinese: «La accetto se anche Israele entra nella federazione», ha risposto Abu Mazen e chiaramente Netanyahu non sarà mai della partita, perché lo stop ai fondi degli Usa all'Unrwa mira a delegittimare lo status dei palestinesi e cancellarne i diritti. Di profughi, oltre che di cittadini di uno Stato riconosciuto ormai dalla netta maggioranza dei membri delle Nazioni Unite nel 2012 e da 121 Stati del mondo, non ultimi Svezia, Islanda e Città del Vaticano.

UNRWA INDISPENSABILE PER SCUOLE E OSPEDALI

A dispetto dell'Assemblea dell'Onu, allineata con la Lega araba e con le prese di posizione dell'Unesco sui siti patrimonio palestinese di Gerusalemme Est e Hebron, Trump punta a spingere altri governi a ridurre o interrompere i finanziamenti all'Unrwa che permettono l'invio di aiuti umanitari e fanno andare avanti scuole, ospedali e altri servizi di base nei Territori palestinesi. Ma per i sionisti al governo con Netanyahu i palestinesi non esistono né come profughi né come apolidi: storicamente le terre bibliche sono di Israele e la nazionalità palestinese è un'invenzione.

IL RISCHIO DI INSTABILITÀ E VIOLENZE

Chiudendo i rubinetti all'Unrwa – gli Usa ne erano i massimi finanziatori, seguiti dall'Ue – «si è finalmente iniziato a risolvere il problema», ha commentato il premier israeliano alleato dell'estrema destra. Per l'Anp si tratta di una «plateale aggressione e una sfida all'Onu»: come per il riconoscimento unilaterale di Trump di Gerusalemme sola capitale di Israele, gli Stati con gli Usa si conteranno probabilmente sulla punta di una mano. Ma chi difende la Palestina è disposto a metterci i soldi? Le conseguenze umanitarie si stimano gravi soprattutto nella polveriera di Gaza, dove i profughi sono il 70% della popolazione e dipendono dall'Unrwa anche per i posti di lavoro. Si teme più instabilità anche in Cisgiordania, Giordania, Siria e Libano. La decisione «più irresponsabile e stupita» che si poteresse prendere, denunciano anche i pacifisti israeliani.

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