Vladimir Solovyev Putin Giornalista
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9 Settembre Set 2018 1200 09 settembre 2018

Chi è Vladimir Solovyev, il cantore di Putin

La formazione elitaria. I legami (milionari) con l'Italia. La colorita retorica anti-occidentale. Ritratto del giornalista a cui il presidente russo ha affidato il rilancio della propria immagine.

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Vladimir Solovyev è un nome importante nel discorso putiniano. Così si chiamava il filosofo tardo ottocentesco che con i suoi versi teorizzanti l'eccezionalismo russo è entrato nel Pantheon letterario dell'inquilino del Cremlino e, di conseguenza, nella stretta cerchia degli autori “consigliati” dallo stesso ai governatori regionali del Paese. Così si chiama anche un influente giornalista di 54 anni che, negli ultimi tempi, ha fatto della propaganda governativa un'arte di certo più prosaica dell'illustre omonimo ma, con buone probabilità, ugualmente apprezzata dal presidente russo Vladimir Putin.

Vladimir Solovyev è nato a Mosca il 20 ottobre 1963.

L'ultima fatica del Solovyev giornalista è la conduzione di Mosca. Cremlino. Putin, programma televisivo con cadenza settimanale andato in onda per la prima volta domenica 2 settembre 2018 sul canale statale Rossiya 1 e votato all'esaltazione senza veli del volto privato del presidente. Tanto che un canale online di opposizione come Tv Dozhd non ha esitato a rispolverare il paragone con il culto della personalità di Vladimir Lenin esercitato in epoca sovietica. Nel programma, della durata di un'ora, vengono mostrate le attività settimanali di Putin, di cui non si manca di sottolineare il fisico «meraviglioso» e l'amore per i giovani figli della Madre Russia. Un reality show di Stato. A commentare le immagini, in studio accanto all'onnipresente portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, un Solovyev in total black pronto a garantire che, «quando Putin parla con una madre o guarda i bambini, risulta chiaro quanto li ami. Ha un atteggiamento umano e sincero nei confronti dei bambini».

PER IL 51% DEI RUSSI LA TIVÙ DI STATO È LA FONTE DI NOTIZIE PIÙ CREDIBILE

Nel programma, che sulla stampa al di là del Pacifico ha strappato sorrisi e qualche commento malizioso, non c'è nulla di casuale. A partire dalla tempistica, in concomitanza con le proteste contro l'innalzamento dell'età pensionabile e il conseguente crollo di popolarità del presidente (stando a una rilevazione di luglio, "soltanto" il 67% dei russi ne approva l'operato, 12 punti in meno rispetto al 79% di maggio). Non è casuale, poi, la scelta del mezzo, alla luce della credibilità di cui continua a godere la televisione di Stato, ritenuta affidabile dal 51% dei cittadini contro il 19% dell'online, secondo una ricerca pubblicata dall'istituto indipendente Levada Center nell'aprile del 2018. Non è casuale, infine, la scelta dell'ambasciatore a cui Putin affida il proprio messaggio di forza e candore. In Russia, Solovyev è un volto riconoscibile e riconosciuto, che negli anni s'è guadagnato i gradi di celebrità del piccolo schermo, ma soprattutto quelli di fedelissimo del presidente.

Nel 1999, anno in cui Putin entrò al Cremlino per il primo mandato, l'ex professore fece il suo esordio da presentatore tivù. E da allora l'ascesa è stata costante

Figlio di un professore e di una critica d'arte, Vladimir Rudolfovich Solovyev si formò negli ambienti elitari della Mosca degli Anni 80, in quella British Special School n.27 che raccoglieva i giovani eredi dei membri del Comitato centrale del Partito comunista dell'Unione sovietica. Laureatosi al prestigioso Moscow Institute of Steel and Alloys prima, e all'Institute of World Economy and International Relations poi, Solovyev trascorse gli anni successivi agli studi nel campo degli insegnamento scientifico, nuovamente alla School n.27 e, al tramonto della Guerra fredda, negli Stati Uniti, frequentando in quel periodo un programma di addestramento in Media encryption alla Cia. A fine Anni 90, stando a quanto racconta la sua biografia, l'improvvisa virata professionale: al rientro in Russia, Solovyev smise i panni dell'insegnante di successo per vestire quelli del giornalista e uomo di spettacolo. Nel 1999, anno in cui Putin entrò al Cremlino per il primo mandato presidenziale, l'ex professore fece il suo esordio da presentatore tivù. E, da allora, l'ascesa è stata costante. Di pari passo con quella del lodato presidente.

Vladimir Putin immortalato ad agosto 2018 nella regione di Tuva, Siberia meridionale.

LA MEDAGLIA DELL'ORDINE AL MERITO PER LA PATRIA RICEVUTA NEL 2014

Proprio dal Cremlino, nel maggio del 2014, Solovyev fu insignito della medaglia dell'Ordine al merito per la Patria grazie alla “copertura obiettiva” del referendum per l'annessione della Crimea, concretizzatasi nella conduzione di talk show in cui analisti e politici della maggioranza di governo plaudivano l'azione presidenziale e fustigavano l'ipocrisia dell'Occidente nei suoi rapporti con l'Ucraina. Con i suoi toni coloriti e l'attrazione fatale per la polemica politica, Solovyev era già ai tempi uno dei volti di punta della squadra giornalistica di Rossiya 1. Il canale televisivo, lanciato nel 1991, è oggi il secondo più seguito nel Paese - con circa 50 milioni di spettatori -, ingranaggio centrale nella macchina d'informazione filo-governativa. Nel percorso di avvicinamento alle elezioni presidenziali del 18 marzo 2018, Rossiya 1 è stato da più parti criticato per avere concesso più spazio a Putin che a tutti gli altri candidati messi insieme. In primo piano, spalla prediletta del presidente, spesso e volentieri Solovyev. Rigorosamente in total black.

La villa intestata a Vladimir Solovyev sul Lago di Como.

I due Vladimir compaiono fianco a fianco anche nel documentario World Order: L'uno – Solovyev – in qualità di ideatore e intervistatore; l'altro – Putin – in qualità di (unico) protagonista. Che dà la propria lettura degli eventi storici che ne hanno punteggiato la presidenza, dalla guerra in Siria ai rapporti con gli Stati Uniti, in due ore scandite dalla compiacente interazione del giornalista-professore. Questo appoggio incondizionato offerto a Putin negli ultimi anni è costato a Solovyev sferzanti critiche da parte di esponenti dell'opposizione, in particolare da Alexey Navalny. Il blogger moscovita, segretario del Partito del Progresso e nemico pubblico numero uno del presidente, nel 2017 ha rovistato negli affari della star di Rossiya 1, quantificando in 17 milioni di dollari il valore delle sue proprietà, inclusa una villa di 900 metri quadri affacciata sul Lago di Como, di proprietà di Solovyev dal 2016 e del valore stimato di oltre 8 milioni di euro. Solovyev, che stando ai documenti ha ottenuto nel frattempo anche la residenza italiana, ha risposto a Navalny con un laconico: «Sono un uomo ricco, non essere invidioso».

Il documento delle Agenzie delle Entrate, relativo all'immobile sul Lago di Como e divulgato da Alexey Navalny.

L'inchiesta - in cui Navalny dipinge un Solovyev putiniano sì, ma per convenienza e non per convinzione - non ha incrinato il rapporto tra il leader del Cremlino e il suo cantore. Il quale imperversa sempre più sui piccoli schermi della nazione e si lancia in invettive contro quell'Occidente che, nell'Ottocento, il Solovyev filosofo immaginava governato dall'Anticristo, presidente a vita degli Stati Uniti d'Europa. Secondo qualcuno, all'interno del Cremlino, esercizio letterario trasformatosi in sibillina anticipazione.

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