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10 Settembre Set 2018 1336 10 settembre 2018

L'importanza delle elezioni svedesi per Salvini

L'ultradestra può influenzare la formazione del governo di Stoccolma. Così il segretario leghista strizza l'occhio al suo leader. E punta a estendere a Nord l'asse sovranista. In vista delle elezioni europee.

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Il kingmaker, in Svezia, ha il volto pulito di Jimmie Akesson. E per l'Unione europea non è una buona notizia. All'indomani delle elezioni generali di domenica 9 settembre, il 39enne leader del partito di estrema destra Democratici Svedesi ha dichiarato: «Ora dobbiamo influenzare per davvero la politica del nostro Paese». Con i due blocchi di centrosinistra e centrodestra incapaci di governare da soli e una formazione dell'esecutivo che si annuncia complicata, Akesson ha la possibilità di incidere fin dall'inizio. Nel nome di un'Europa dei nazionalismi che, dal Mar Mediterraneo e attraverso i Paesi dell'Est, si spinga fino alla Scandinavia, un tempo culla della socialdemocrazia. Un tassello in più, peraltro di grande rilevanza simbolica, nel mosaico sovranista che il leader della Lega Matteo Salvini si è candidato a comporre.

I DEMOCRATICI SVEDESI, TRA RADICI NEONAZISTE E RETORICA ANTI-ISLAM

Lo spoglio delle schede ha restituito la fotografia di un Paese privo di una chiara maggioranza politica, complice anche l'ascesa - come da previsione dei sondaggi - dell'estrema destra. Il primo partito resta quello dei Socialdemocratici con il 28,1%, guidato dal premier in carica Stefan Lofven, la cui coalizione di centrosinistra tiene dietro - a fatica - le formazioni rivali. Con il 40,6% dei voti e un totale di 144 seggi al Riksdag (il parlamento di Stoccolma, ndr), è però ben lontana dalla soglia di maggioranza fissata a 175 rappresentanti. Un gradino più sotto, a 143 seggi, la coalizione di centrodestra guidata dal leader del partito dei Moderati (19,8%) Ulf Kristersson, che ha raccolto il 40% dei voti. Sia i Socialdemocratici sia i Moderati hanno perso seggi (e voti) rispetto alle elezioni del 2014: 12 gli uni, 13 gli altri. Ed è in questo contesto che si inserisce l'ascesa dei Democratici Svedesi. I quali, a dispetto del nome, annoverano tra i propri segni particolari radici neonaziste e una retorica apertamente anti-Islam.

Jimmie Akesson, 39enne leader dei Democratici Svedesi.

Akesson, ex web designer con il vizietto del gioco d'azzardo, ha costruito la campagna elettorale sulla minaccia di una Swexit e sulla promessa di chiudere le porte ai migranti: nel 2015, hanno varcato le frontiere oltre 160 mila richiedenti asilo, tanti per un Paese di 10 milioni di abitanti. In proporzione, evidenzia Limes, è come se la Germania ne avesse accolti non 1,2 milioni ma quasi 2. Lo Swedish First ha fatto breccia anche in una terra che vanta una crescita economica stabile (dal 2015 il Pil sale al ritmo del +3-4%) e un tasso di disoccupazione inferiore al 6%, consegnando al partito nato nel 1988 62 seggi e il 17,6% dei consensi. Un aumento vertiginoso (+12,9%) rispetto alla consultazione precedente, seppur non del tutto in linea con le più rosee aspettative, se si considera che diversi sondaggi vedevano i Democratici Svedesi destinati a diventare secondo partito. Quel che più conta, e che più preoccupa Bruxelles, è però il peso che Akesson potrà esercitare nei prossimi mesi, anche in vista del voto europeo. «Abbiamo aumentato i nostri seggi in parlamento e faremo in modo di aver un enorme peso su ciò che accadrà in Svezia nelle prossime settimane, mesi e anni», ha dichiarato il leader del partito di estrema destra. Il quale pare intenzionato a cavalcare i dissidi sempre più evidenti tra i due partiti tradizionali.

DAL GOVERNO DI MINORANZA ALL'ASSE DI DESTRA: QUALE ESECUTIVO?

Al momento, infatti, la creazione di una Grande coalizione che unisca Socialdemocratici e Moderati in contrasto alla forza anti-sistema è tutta in salita. Dopo il voto, il premier Lofven, avvisando che «un partito con radici naziste non potrà mai offrire nulla di responsabile», ha invitato al dialogo il centrodestra: «Sta ai partiti politici cooperare responsabilmente e creare un governo forte», ha dichiarato. Il problema, per Lofven, è che l'approccio del centrodestra non pare altrettanto dialogante, almeno a giudicare dalla immediata risposta di Kristersson: l'alleanza di opposizione in parlamento, ha detto quest'ultimo, «è chiaramente la più ampia e il governo deve andarsene. Abbiamo vinto il primo round per formare un nuovo esecutivo». La priorità, per Kristersson, è la corsa al premierato. E, nonostante tra le ipotesi più chiacchierate sulla stampa svedese ci sia quella di un nuovo governo di minoranza (attualmente l'esecutivo è composto da Socialdemocratici e Verdi e non arriva a 175 seggi, ndr) e gli alleati della coalizione non vogliano unire le forze con l'estrema destra, non è detto che alla fine il leader dei Moderati non si sieda al tavolo con Akesson.

Lega delle Leghe, la mappa dei possibili alleati di Salvini in Europa

Steve Bannon, l'ex ideologo di Donald Trump, durante le elezioni del 4 marzo era Roma, convinto che l'Italia potesse essere il laboratorio per i sovranismi di tutta Europa. E apparentemente non aveva torto. Il 1 luglio, a Pontida, il ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, ha lanciato una "Lega delle Leghe in Europa" che unisca i movimenti che "vogliono difendere le loro frontiere".

Il 39enne leader dell'ultradestra, che a dispetto della giovane età è alla quarta partecipazione alle elezioni politiche, ha già teso la mano a Kristersson. Sa bene che un governo di maggioranza, se si esclude una Grande coalizione, passa necessariamente dai seggi dei Democratici Svedesi. E il dialogo tra le parti non sarebbe certo un inedito. Già a maggio, come raccontato da L43, il numero uno dei Moderati aveva chiesto che l'estrema destra venisse coinvolta nella riforma del diritto di asilo, incassando il netto rifiuto di Lofven. Un asse tra Akesson e Kristersson, seppure non tradotto in un patto ufficiale, è tutt'altro che fantapolitica. Le trattative per eventuali alleanze dureranno circa due settimane. Come spiega il quotidiano svedese Aftonbladet, il Riksdag si riunirà il 24 settembre per esprimersi sul nome del primo ministro che, dopo le consultazioni, si vorrà sottoporre ai parlamentari. Il timore principale, nei corridoi della Unione europea, è che i Democratici Svedesi riescano a diventare i protagonisti del dibattito politico della nuova legislatura. Una débâcle, a pochi mesi dalle elezioni europee del maggio 2019.

SALVINI APPLAUDE AKESSON E GUARDA ALLA SCANDINAVIA

Le elezioni nazionali che si sono svolte di recente nei Paesi membri della Ue hanno visto la crescita diffusa delle forze di ultradestra in Germania, Austria, Danimarca, Francia, Ungheria, Italia. E proprio il nostro Paese, nella sua nuova veste giallo-verde, si candida a fare da trait d'union: «La Svezia patria del multiculturalismo e modello della sinistra, dopo anni di immigrazione selvaggia, ha deciso finalmente di cambiare», ha detto Salvini, offrendosi subito di incontrare Akesson. «Ora anche lì dicono "no" a questa Europa di burocrati e speculatori, "no" ai clandestini, "no" all'estremismo islamico. La forte affermazione di Akesson è l'ennesimo avviso di sfratto ai socialisti: a maggio, alle elezioni Europee, completeremo l'opera del cambiamento fondato sui valori del lavoro, della sicurezza e della famiglia». Già a luglio, dal suolo di Pontida, Salvini aveva parlato di una «Lega delle Leghe in Europa» che unisse i movimenti che «vogliono difendere le loro frontiere». Che i Democratici Svedesi appoggino il governo dall'esterno, che influenzino semplicemente le ricette politiche dei cosiddetti Moderati o che diventino la sola opposizione, il leader del Carroccio ha trovato una ulteriore sponda. Proprio in quel Nord Europa culla del liberalismo e patria dei diritti civili.

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