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11 Settembre Set 2018 0845 11 settembre 2018

Le cose da sapere sul "processo" della Ue a Orban

Strasburgo decide sulla procedura contro l'Ungheria per violazione dello Stato di diritto. Accuse, modalità di voto, schieramenti, possibili conseguenze: analisi di un evento senza precedenti.

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Gli occhi dell'Europa sono puntati sul Partito popolare (Ppe). Mercoledì 12 settembre il parlamento di Strasburgo è chiamato a decidere se avviare contro l'Ungheria la procedura per violazione dello Stato di diritto. E l'esito dipende in gran parte dai voti del Partito popolare europeo, gruppo che con 218 seggi è il più numeroso dell'emiciclo e vede tra i propri membri il premier magiaro Viktor Orban, finito sotto la lente della Ue in primis (ma non solo) per le sue politiche in materia di immigrazione. Quello di mercoledì è un appuntamento storico, oltre che politicamente rilevante, a tre giorni dalle elezioni in Svezia che hanno visto crescere l'ultradestra di Jimmie Akesson: per la prima volta, la plenaria vota su una proposta di iniziativa legislativa suscettibile di innescare la procedura dell'articolo 7 del Trattato sull'Unione europea (Tue). Che sulla carta potrebbe portare alla sospensione del diritto di voto di Budapest all'interno del Consiglio Ue, ma più concretamente rischia di terremotare gli equilibri politici in seno al parlamento.

Matteo Salvini e Viktor Orban.

1. IL REPORT SARGENTINI: ACCUSE IN MATERIA DI MEDIA E IMMIGRAZIONE

La procedura in questione è prevista dall'articolo 7, paragrafo 1, del Tue che ha l'obiettivo «di assicurare che tutti i Paesi Ue rispettino i valori comuni dell’Unione, compreso lo Stato di diritto». Questi valori sono elencati all'articolo 2: «Rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, ruolo della legge e rispetto dei diritti umani, inclusi quelli delle persone appartenenti a minoranze». La proposta di iniziativa legislativa che minaccia Budapest è stata redatta dall'eurodeputata olandese dei Verdi Judith Sargentini e presentata ad aprile 2018 per la prima discussione alla commissione per le Libertà civili, la Giustizia e gli Affari interni (Libe) del parlamento (qui il documento integrale). Le principali accuse mosse dal report Sargentini al governo Orban riguardano le iniziative nel campo dei media, in seguito al passaggio in mani filo-governative della «ultima tivù indipendente» HírTv, l'uso «a fini privati» dei fondi europei, le presunte violazioni della libertà di associazione, la corruzione, il «nepotismo» nell'apparato giudiziario, il mancato rispetto dei «diritti fondamentali di migranti, richiedenti asilo e rifugiati».

Migranti al confine tra Ungheria e Serbia.

2. COME SI VOTA: SERVE UNA "DOPPIA MAGGIORANZA"

Perché la proposta legislativa venga adottata, sono necessari i due terzi dei voti espressi e una maggioranza assoluta dei deputati, fissata a 376 unità, senza contare gli astenuti. In altre parole, è richiesta una doppia maggioranza. L'iter prevede che, una volta adottata, la proposta venga trasmessa al Consiglio dei ministri dell'Ue. In questa sede, però, servirebbe l'unanimità. Con il risultato che le possibilità che la procedura venga azionata siano pressoché pari allo zero: il "no" dei Paesi che con l'Ungheria compongono l'asse di Visegrad (Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca) sarebbe scontato. Ecco perché la questione al centro del voto di Strasburgo è innanzitutto politica, con il Partito popolare europeo, di cui fa parte la formazione di Orban Fidesz, chiamato a dare prova di unità in vista delle elezioni europee del maggio 2019.

La composizione del parlamento europeo.

3. GLI SCHIERAMENTI: INCOGNITA PPE, S&D A FAVORE. E IL M5S?

Il Ppe è diviso tra chi si schiera a difesa del premier magiaro, a partire dalla Forza Italia di Silvio Berlusconi che Orban definì suo «solo grande amico» nel nostro Paese, e chi, come il cancelliere austriaco Sebastian Kurz (sulla carta, vicino al leader di Fidesz), denuncia gravi violazioni dei valori fondanti dell'Ue. Tra le opzioni, l'ipotesi che non siano date indicazioni di voto e l'astensione. Il pressing dall'esterno, intanto, monta. Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato il gruppo a «chiarire le sue posizioni» sui migranti e sul rispetto dello Stato di diritto, perché «non può stare dalla parte di [Angela] Merkel e dalla parte di Orban». Tra gli altri gruppi, il centrosinistra, che include Socialisti e Democratici (S&D) e Verdi, è favorevole all'avvio della procedura. Sulla medesima posizione i liberali. Le destre invece si oppongono. Quanto ai partiti di governo italiani, se il supporto della Lega a Orban, alleato di Matteo Salvini, è scontato, il Movimento 5 stelle è atteso da una decisione in extremis. Contattato la mattina dell'11 settembre da L43, l'ufficio stampa del M5s Europa ha confermato che le valutazioni sono in corso e «sarà fatta una scelta in giornata». A giugno in commissione Libe il M5s aveva votato a favore. E ora tutto lascia intendere che possa replicare, nel tentativo di smarcarsi dall'ingombrante alleato di governo.

Il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs ha parlato di «caccia alle streghe» contro il suo Paese, pericolosa perché punta a «dividere l'Europa in due»

4 . LE CONSEGUENZE: NUOVE ALLEANZE IN VISTA DELLE EUROPEE

Dal 'processo' europeo a Orban potrebbero scaturire nuove alleanze tra i diversi gruppi. Il contesto politico a Strasburgo è estremamente fluido, a otto mesi dalle elezioni europee. E l'avanzata dell'asse sovranista ha dato impulso a inediti sodalizi. L'ultimo in ordine di tempo è quello stretto dall'ex premier belga e capo dei liberali europei (Alde) Guy Verhofstadt e dal leader di En Marche!, Macron. I due hanno annunciato la formazione di un movimento, che sarà lanciato a ottobre, in vista del voto di maggio. «Dopo l'incontro Orban-Salvini, la lotta nel 2019 sarà tra i populisti nazionalisti da una parte e un'alternativa pro-europea dall'altra», ha detto Verhofstadt, assicurando di condividere con Macron la stessa analisi e «più o meno» le stesse proposte. Gli effetti più dirompenti del voto del 12 settembre, però, potrebberò riguardare il Ppe, soprattutto nel caso in cui venisse data un'indicazione di voto contro Orban: una spaccatura tra l'ala moderata e quella più a destra del gruppo diverrebbe qualcosa più di un'eventualità. Secondo Massimo Maugeri, corrispondente dell'Agi da Bruxelles, il leader del partito di estrema destra austriaco Fpo, Heinz-Christian Strache, ha già proposto a Orban di formare un gruppo comune. A Strasburgo la Fpo è alleata con la Lega e il Rassemblement national (ex Front National) di Marine Le Pen.

Su Orban l'ennesima rottura tra Fico e Salvini

Continua lo scontro a distanza tra il presidente della Camera Roberto Fico e il ministro dell'Interno Matteo Salvini. E questa volta la ragione del contendere è l'incontro a Milano tra il titolare del Viminale e il premier ungherese Viktor Orban. "Orban?

5. LA STRATEGIA DI BUDAPEST: CONTRO-RELAZIONE A BRUXELLES

Finora, Fidesz ha sempre dichiarato di volere rimanere nel Ppe. Il 10 settembre il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs ha parlato di una «caccia alle streghe» contro il suo Paese, volta a «dividere l'Europa in due». Nella contro-relazione che Budapest ha mandato ai membri del parlamento europeo e ai governi dell'Ue, si evidenziano «punto per punto tutti gli errori, i casi già chiusi e le falsità» del rapporto redatto dalla eurodeputata Sargentini. Orban, che nel pomeriggio dell'11 settembre parlerà al cospetto dell'aula di Strasburgo, sembra non volere indietreggiare, deciso a rimanere al proprio posto anche per dimostrare che la «nostra prospettiva può aiutare» il gruppo. Ma i giochi sono aperti. Come ha lasciato intendere anche Manfred Weber, nella sua doppia veste di mediatore e guida dei Popolari, definendo «non negoziabili» i valori europei e «vivo» il dibattito all'interno del gruppo.

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