JUNCKER DISCORSO STATO UNIONE PARLAMENTO EUROPEO
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12 Settembre Set 2018 0910 12 settembre 2018

Cosa ha detto Juncker sullo stato dell'Unione europea

Il presidente della Commissione al suo ultimo discorso di fronte al parlamento europeo. Nel giorno in cui si vota anche sull'Ungheria e sulla riforma del copyright. «Sì al patriottismo, no al nazionalismo».

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È un giorno ricco di avvenimenti al parlamento europeo, dove Jean Claude Juncker ha pronunciato il suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, quello che ogni anno il presidente dell'esecutivo europeo tiene a settembre per fare il bilancio del suo mandato e della slaute dell'Europa e annunciare le iniziative per il futuro (confronta il discorso del 2017). Questo (qui puoi ritrovare il video) è l'utimo discorso di Juncker, eletto presidente nel 2014, dopo essere stato spitzenkandidat del Partito popolare europeo (Ppe), il centrodestra dell'Unione. E dopo il suo intervento il parlamento è chiamato a votare sulle violazioni dello stato di diritto nell'Ungheria di Viktor Orban - che ha spaccato il governo giallo verde italiano - e la discussa direttiva sul copyright. Dall'inizio del suo mandato la situazione economica dell'Ue è migliorata riavvicinando seppur di poco Nord e Sud, ma quella politica è invece peggiorata con partiti populisti ed euroscettici che stanno guadagnando consensi sia nell'Ovest che nell'Est. Juncker ha annunciato che non ha intenzione di correre per il mandato della Commissione dopo il 2019. Il presidente della Commissione ha voluto rimarcare la "differenza" europea rispetto alle altre potenze, sottolineando di fatto il divario con la dottrina di Donald Trump, con cui pure il presidente Ue ha siglato un accordo per bloccare i dazi. «L'Ue», ha spiegato, resta ferma nella difesa del «multilateralismo» ,«l'Ue non sarà mai una fortezza, non volterà la schiena al mondo e in particolare al mondo che soffre, sarà aperta e tollerante». Il numero uno della Commissione ha sottolineato gli sforzi per una sovranità unitaria in politica estera, per una politica di sicurezza e della migrazione unica. «Ogni volta che l'Europa parla con una sola voce riesce ad imporsi agli altri, deve agire come un fronte compatto, e noi lo abbiamo dimostrato quando abbiamo difeso l'accordo di Parigi», ha dichiarato. «Rispettiamo meglio l'Ue, non sporchiamo la sua immagine, cerchiamo di difenderne l'immagine, diciamo sì al patriottismo, no al nazionalismo esagerato che detesta gli altri e cerca di distruggerli», ha esordito di fronte al parlamento. «Le sfide esterne si moltiplicano, non possiamo mollare la presa per costruire un'Europa più unita e più forte. Gli allargamenti per me restano successo, abbiamo conciliato geografia e storia, ma restano sforzi da fare». L'Europa, ha detto Juncker, «è troppo piccola per dividersi».

10 MILA GUARDIE DI FRONTIERA ENTRO IL 2020

Il presidente della Commissione europea ha rivendicato le proposte della Commissione in materia di migrazione. «I nostri sforzi per gestirla hanno portato a dei frutti, gli arrivi sono stati drasticamente ridotti del 97% nel Mediterraneo orientale e dell'80% in quello centrale e le operazioni Ue di salvataggio hanno permesso di salvare oltre 690 mila persone in mare dal 2015», ha ricordato. «Oggi propongo un rafforzamento della guardia costiera e di frontiera europea fino a 10 mila unità da qui al 2020 ed un'agenzia europea per l'asilo», ha detto il presidente. L'obiettivo è avere 10 mila guardie di frontiera in più ai confini esterni entro il 2020.

UNA NUOVA ALLEANZA CON L'AFRICA

Secondo l'ex premier lussemburghese bisogna fondare un nuovo patto tra Europa e Africa, fondato più sulla cooperazione che sulla beneficenza. «Secondo le nostre previsioni», ha spiegato, «questa alleanza contribuirebbe a creare fino a 10 milioni di posti di lavoro in Africa solo nei prossimi 5 anni». Inoltre occorre «trasformare i numerosi accordi commerciali tra l'Ue e l'Africa in un accordo intercontinentale di libero scambio». L'UEe prevede un partenariato strategico che includa la partecipazione per 105.000 studenti e docenti universitari con Erasmus+, entro il 2027; e una formazione professionale per 750mila, entro il 2020. Inoltre, 30 milioni di persone ed imprese potrebbero beneficiare dell'accesso all'energia elettrica, grazie ad investimenti Ue nelle energie rinnovabili; e si prevede l'accesso per 24 milioni di persone a strade praticabili tutto l'anno, grazie a investimenti Ue nelle infrastrutture di trasporto.

VIA DAL WEB IN UN'ORA I CONTENUTI TERRORISTICI

Juncker ha anche annunciato una stretta sulla propaganda terroristica: «La Commissione europea propone oggi nuove norme per eliminare la propaganda terroristica dal web entro un'ora, ossia entro il lasso di tempo decisivo in cui possono essere prodotti i danni più gravi», ha detto il presidente Ue. Questi dovranno essere messi offline dopo segnalazione da parte delle autorità nazionali competenti, ci dovranno essere punti di contatto sempre disponibili per cooperare con Europol e Stati membri e per chi non si adegua sono previste sanzioni finoa l 4% del fatturato. Ogni piattaforma internet, da YouTube a Facebook, sarà quindi soggetta a regole chiare per impedire che i suoi servizi siano utilizzati per diffondere contenuti terroristici (dovere di diligenza), e allo stesso tempo ci saranno forti salvaguardie per proteggere la libertà di espressione e garantire che siano colpiti esclusivamente i contenuti terroristici

SANZIONI PER CHI VIOLA LA PRIVACY PER INFLUENZARE IL VOTO

Un'altra proposta riguarda invece la tutela delle elezioni «libere e regolari» attraverso la modifica del regolamento sul finanziamento dei partiti. La riforma prevede infatti sanzioni pecuniarie per le violazioni della privacy commesse allo scopo di influenzare deliberatamente l'esito delle elezioni europee. Le sanzioni, pari al 5% del bilancio annuale del partito o fondazione politica europei, saranno attuate dall'Autorità competente, e gli autori delle violazioni non potranno chiedere finanziamenti Ue. Lo scopo ha detto Juncker è «proteggere meglio i nostri processi democratici da manipolazioni di Paesi terzi o interessi privati»

«BASTA CON L'UNANIMITÀ IN POLITICA ESTERA E FISCALITÀ»

E ha proposto di abbandonare il voto all'unanimità e di passare alla maggioranza qualificata in particolare nelle relazioni internazionali o meglio in alcuni «ambiti specifici della politica estera». «Il trattato del Consiglio europeo», ha detto Juncker «lo permette ed i tempi sono maturi per spianare la strada ad una maggioranza qualificata, presenteremo delle proposte» e poi ha aggiunto che anche «per certe materie della fiscalità dobbiamo ugualmente decidere a maggioranza qualificata». Non possiamo più ripiombare nell'era delle linee di politica estera confliggenti e parallele, ha chiosato il presidente. Juncker ha anche fatto un riferimento al dibattito avvenuto l'11 settembre sulle violazioni dello Stato di diritto in Ungheria e sul voto previsto in giornata: «L'articolo 7», ovvero l'attivazione delle sanzioni verso uno Stato membro, «va applicato laddove lo stato di diritto è in pericolo». «Vorrei che si dicesse 'no' al nazionalismo malsano, sì al patriottismo illuminato», ha detto Juncker. «Il patriottismo è una virtù, il nazionalismo incontrollato è un veleno che schiaccia", ha aggiunto. «Io amo l'Europa e continuerò a farlo», ha poi concluso.

TAJANI: «INIZIATIVA LEGISLATIVA AL PARLAMENTO UE»

Il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani ha ricordato che il parlamento europeo ha approvato la riforma del regolamento di Dublino, la legge che regola le migrazioni e ha chiesto che al parlamento Ue venga riconosciuto un ruolo maggiore: «Il parlamento vuole essere sempre più il cuore della democrazia, si può cominciare a riflettere per dare potere di iniziativa legislativa al Parlamento europeo, siamo l'unico parlamento al mondo che non ha potere di iniziativa legislativa».

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