Eni Libia Petrolio Haftar Francia
FRONTIERE
13 Settembre Set 2018 1736 13 settembre 2018

In Libia la geopolitica dell'Eni fa i conti con la Francia corsara

Haftar ora tratta con l'Italia perché significa negoziare con il player energetico. Che tanto ha fatto per l'Egitto di al Sisi. Ma deve affrontare la pirateria di Parigi. 

  • ...

Alle tre componenti del governo Conte (ministri del 5Stelle, della Lega e del Quirinale) ne va aggiunta una quarta, determinante su dossier strategici: l'Eni, in piena continuità con la prima e la seconda repubblica. L'improvviso avvicinamento alle posizioni di Roma sulla Libia espresso dal generale Khalifa Haftar durante il recente vertice col nostro ministro degli Esteri Moavero Milanesi, è infatti frutto di una complessa triangolazione che da anni sviluppano di concerto la Farnesina (da Frattini in poi) e il nostro colosso petrolifero. Una raffinata strategia che parte da lontano e che si basa - a differenza di quella energetica francese «di rapina» - sulla decisione di effettuare investimenti per centinaia e centinaia di milioni di dollari, nella ricerca di nuovi giacimenti proprio nella fascia che va da Cipro alla Libia. L'Eni ha rischiato fortemente capitali consistenti in queste costosissime prospezioni e alla fine ha conseguito risultati immensi che l'hanno trasformata da holding energetica in una vera «potenza politica ombra» con grandi poteri di condizionamento su una regione strategica che comprende oltre ai già citati Cipro e Libia, anche Israele e Egitto.

Il premier libico Fayez Al Sarraj

L'Eni ha conseguito risultati immensi che l'hanno trasformata da holding energetica in una vera potenza politica ombra

TRATTARE CON L'ITALIA È TRATTARE CON L'ENI

Haftar oggi apre all'Italia perché Moavero Milanesi non solo può trattare con lui la ripartizione dei profitti del più grande player energetico in Libia - l'Eni, appunto- ma anche perché lo sponsor politico militare principale del generale cirenaico è il presidente egiziano al Sisi che deve sempre all'Eni la scoperta di quegli immensi giacimenti di metano che stanno ribaltando in positivo addirittura l’assetto economico dell’Egitto, nuova potenza energetica a livello mondiale.

La sede della National Oil company.

L'ASSE FARNESINA ENI HA CARTE DA GIOCARSI PER RISOLVERE LA CRISI

L'asse Farnesina-Eni ha dunque le carte in mano per intessere una sottile e sotterranea rete di accordi che possono risultare determinanti nella crisi libica a patto di risolvere l’equazione più difficile: l'intrinseca debolezza del governo di Tripoli di Fayez al Serraj. Su questa debolezza lavora in questi giorni Moavero Milanesi con non poche difficoltà, tentando di inserire il tassello mancante: un accordo con la Francia di Macron. Accordo non semplice perché la politica francese in Libia dal 2011 in poi è corsara, distruttiva, mai subordinata a una strategia di risoluzione della crisi epocale e sempre tesa a perseguire vantaggi petroliferi che peraltro non riesce mai a concretizzare. Basti pensare che, come raccontato da Lettera43.it, mentre l'Eni produce in Libia quasi 400 mila barili di petrolio al giorno – 384mila barili secondo gli ultimi dati del Sole 24 Ore - la francese Total si fermava nel 2017 ad appena 31mila, meno di un decimo.

LA FRANCIA ALLA PROVA DELLA CONFERENZA ORGANIZZATA DALL'ITALIA

Si vedrà nella grande Conferenza sulla Libia che l’Italia organizza tra il 10 e il 22 novembre a Roma o in Sicilia, se finalmente Macron capirà di doversi alleare con Roma nella definizione di una strategia omogenea, o se continuerà la sua sterile politica corsara (in larga parte -il dato è indicativo - affidata a qualche centinaio di commandos attivissimi militarmente). Certo è che anche su questo versante appare chiaro che l'Europa, semplicemente, non esiste.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso