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14 Settembre Set 2018 1130 14 settembre 2018

La guerra dell'informazione della Russia sul caso Skripal

L'intervista dei due accusati del tentato omicidio dell'ex spia e della figlia alla tivù del Cremlino Rt non convince. Gli esperti: prodotto confezionato ad hoc per i complottisti. Ecco cosa non torna. 

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A Salisbury ci sono stati, due volte nei tre giorni che hanno passato in Gran Bretagna all’inizio del marzo scorso. Ma solo per turismo: volevano vedere la cattedrale. Viaggiano spesso in coppia, per lavoro o per divertimento. E no, non fanno parte del servizio segreto militare russo. Sono nell’industria del fitness. In un’intervista rilasciata a Rt, televisione satellitare multilingue finanziata dal Cremlino, i due uomini accusati dagli inquirenti britannici del tentato omicidio dell’ex spia di Mosca Sergei Skripal e di sua figlia Yulia si sono riconosciuti nelle immagini delle telecamere a circuito chiuso riprese nella cittadina del Wiltshire, e diffuse da Scotland Yard. «Una coincidenza», hanno spiegato Alexander Petrov e Ruslan Boshirov. («sono i nostri veri nomi», non coperture come dicono gli inglesi). Vorrebbero che il governo di sua maestà si scusasse per aver «messo sotto sopra» la loro esistenza e trovasse «i veri responsabili». L’intervista manca di credibilità, non dirada i sospetti sul ruolo della Russia negli avvelenamenti di Salisbury - semmai li alimenta - e rende necessario interrogarsi sui motivi per cui è stata organizzata, prodotta e pubblicata. L’analisi delle domande e delle risposte suggerisce che lo scopo non sia convincere Londra e il mondo dell’innocenza del regime di Vladimir Putin o rassicurare l’opinione pubblica interna, ma alimentare le teorie del complotto russofobo dilaganti sui media “alternativi” d’Europa che inneggiano al “putinismo” e criticano l’establishment. Un nuovo episodio della guerra ibrida in atto tra Mosca e l’Occidente - guerra di cui l’informazione (o meglio, la disinformazione) è un’arma potente.

UN WEEKEND DI DIVERTIMENTO A LONDRA CHE NON CONVINCE

Petrov e Boshirov hanno raccontato di esser volati a Londra con l’intenzione di andare subito a visitare la «meravigliosa» Salisbury, che hanno didascalicamente descritto come «famosa in Europa e nel mondo per la sua cattedrale e il campanile alto 123 metri, con uno dei più antichi orologi funzionanti». Poi però ci sono stati meno di un’ora, a Salsbury. «Perché c’era la neve», ed era scomodo camminare. Sono tornati l’indomani. Stavolta hanno potuto visitare la cattedrale e fare foto, che però non hanno mostrato. Volevano vedere anche il sito archeologico di Old Sarum. Ma già all’ora di pranzo il maltempo li ha convinti a tornarsene nella capitale e riprendere l’aereo per Mosca. Per andare a Salisbury hanno sempre utilizzato il treno dalla stazione di Waterloo, non troppo distante dall’anonimo albergo dell’East End londinese dove dividevano una camera. Ogni volta, tre ore fra andata e ritorno (e un minimo di 80 sterline, circa 90 euro, per un biglietto). Un modo singolare di trascorrere un fine settimana «di divertimento» a Londra. I social dei moscoviti si sono immediatamente riempiti di commenti ironici o sarcastici sulla passione del turista russo medio per campanili e vecchi orologi, e sulla sua intolleranza al severo clima inglese che può produrre ben tre centimetri di neve ai primi di marzo. Altro che i tiepidi inverni siberiani.

I due intervistati da Russia Today
ANSA

Gli spostamenti ammessi dai due collimano con quelli ricostruiti dalla polizia, secondo cui il primo breve soggiorno a Salisbury era la ricognizione necessaria per l’attentato del giorno dopo, quando Petrov e Boshirov sono stati inquadrati a spasso vicino a casa Skripal. «Può essere, mica sapevamo l’indirizzo. Mai sentito parlare di Skripal, prima», hanno detto. Il fatto è che quella zona è a nord della stazione ferroviaria da cui gli intervistati hanno detto di aver raggiunto a piedi la cattedrale. Che invece si trova a sud. Dall’intervistatrice, la numero uno di Rt Margarita Simonyan, nessuna domanda sull’incongruenza. Né sui passaporti dai numeri quasi identici emessi proprio alla vigilia del viaggio, almeno secondo gli investigatori d’Oltremanica, che dicono di conoscere la vera identità del paio e sono certi appartengano al Gru, il più aggressivo dei servizi segreti russi. «Abbiamo una piccola azienda che commercializza integratori alimentari per il fitness, facciamo consulenza e training agli atleti», hanno detto invece gli accusati. Nessun altro particolare, «per non creare problemi alle persone con cui lavoriamo e ai nostri amici». I due lamentano di aver avuto la vita distrutta a causa dall’improvvisa notorietà negativa. Non hanno detto di dove sono. Simonyan non ha insistito. Accordi pregressi. Ha però insistito sul tipo di rapporto tra loro, alludendo all’omosessualità. Petrov e Bashirov hanno prima negato, e poi rivendicato: «Rispetto per la privacy». Durante tutta l’intervista sono apparsi parecchio a disagio. Simonyan altrettanto.

UNA VERSIONE CONFEZIONATA PER I COMPLOTTISTI

«Un’intervista del genere non può che esser stata organizzata dall’amministrazione presidenziale», fa notare a Lettera43.it l’accademico dell’Istituto di relazioni internazionali di Praga e dell’Università Europea Mark Galeotti, tra i maggiori esperti di servizi di sicurezza russi. «Le accuse dalla Gran Bretagna sono circostanziate, il Cremlino doveva rispondere, e ha scelto la audience internazionale di Rt», aggiunge. In fondo, il presidente Putin l’intervista l’aveva preannunciata il 12 settembre, invitando i due a farsi avanti. «L’obiettivo principale non era convincere della verità ma presentare una versione alternativa», aggiunge Tatiana Stanovaya, direttrice di R.Politik, istituto di analisi sulla politica russa. «L’intervista non è una difesa da parte del Cremlino, non è un dialogo con chi è sicuro che Petrov e Boshirov hanno avvelenato gli Skripal: è parte della guerra dell’informazione. Si rivolge a chi non si fida dei media tradizionali e tende a credere ai complotti». Si è voluto dare ai media “alternativi” che rilanciano la propaganda pro-Putin in Occidente «l’immagine di due persone che sono l’opposto di come ci si immagina un “agente segreto”. Nervose e insicure, sono state presentate indirettamente come gay e come non troppo intelligenti», dice Stanovaya a L43. «L’intervista puntava a provocare la domanda: "Ma davvero questi due possono essere delle spie?"».

PETROV E BOSHIROV TORNATI NELL'OMBRA

In realtà Petrov e Boshirov dell’agente operativo o dello spetsnaz (forze speciali dipendenti dal Gru) almeno il fisico ce l’hanno. Perché sono parecchio in forma, ha notato Margarita Simonyan dopo averli incontrati. D’altra parte, sono nell’industria del fitness. La versione ufficiale è che abbiano contattato la numero 1 di Rt direttamente, chiamandola sul telefonino, trovando il numero su internet. In effetti su Yandex, il Google russo, il numero c’è. Solo da un giorno però, ha verificato il quotidiano online Meduza. Simonyan ritiene che i due non parleranno più con i media. Ha detto alla Bbc che non rispondono più al telefono. Linea disattivata. Sapremo poco di loro, nel prossimo futuro. «Solo informazioni limitate, solo quel che ci è concesso di sapere», prevede Stanovaya. Da Londra si ribadiscono tutte le accuse. All’inchiesta sul tentato omicidio degli Skripal, per la quale la giustizia britannica chiede l’arresto di Petrov e Boshirov, si sovrappone quella sulla morte di Dawn Sturgess, l’uomo di 44 anni avvelenato a Salisbury dal contatto col contenitore che - secondo le indagini - aveva contenuto l’agente nervino novichok utilizzato contro la ex spia.

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