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16 Settembre Set 2018 1200 16 settembre 2018

La corsa infuocata del Brasile verso le elezioni

Il 7 ottobre si vota per le Presidenziali. Con Lula, il leader più amato, escluso dalla corsa per guai giudiziari. E con il "Trump dei tropici", Bolsonaro, in testa ai sondaggi dopo un attentato.

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Il futuro di 210 milioni di brasiliani si gioca in una campagna elettorale in cui il candidato con il maggior consenso è in cella e il suo principale avversario è stato accoltellato durante un comizio. Il gigante del Sud America va al voto il 7 ottobre 2018, dopo almeno due anni di instabilità politica, per il primo turno delle elezioni presidenziali più incerte della sua storia recente. L'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, in carcere per una condanna di corruzione, è stato in testa ai sondaggi finché i giudici non hanno bloccato la sua corsa. L'esponente di estrema destra Jair Bolsonaro, il “Trump brasiliano”, è stato accoltellato allo stomaco durante un comizio e ora è il favorito. Come se non bastasse, la procura sta decidendo se incriminare o meno l'attuale presidente Michel Temer, con le conseguenze del caso sul suo partito centrista, il Movimento democratico brasiliano (Mdb).

1. L'ESCLUSIONE DI LULA: IL LEADER PIÙ AMATO

Il primo settembre il candidato favorito da tutti i sondaggi, l'ex presidente Lula, è stato escluso dalla gara dal Tribunale supremo elettorale. Si tratta della vittima più illustre e politicamente significativa dell'inchiesta anti-corruzione, detta Lava Jato, lanciata dal giudice Sergio Moro della procura di Curitiba, la stessa città dove da aprile 2018 Lula sconta una pena di 12 anni per corruzione e riciclaggio. Dopo l'esclusione, il leader del Partito dei lavoratori (Pt) ha continuato a fare campagna dalla cella e ha presentato ricorso senza successo. L'11 settembre ha alzato bandiera bianca. Al suo posto è sceso in campo l'ex sindaco di San Paolo Fernando Haddad, presentato come erede suo e di Dilma Rousseff, l'altra ex presidente del Pt, caduta dopo l'impeachment nel 2016.

Manifestazione sotto la prigione di Lula.

Fino e anche al di là della bocciatura della sua candidatura, Lula è rimasto il chiaro favorito di tutti i sondaggi, con punte al di sopra del 40% dei voti. Haddad, invece, è partito con numeri molto bassi. Un sondaggio di Datafolha diffuso il 10 settembre lo ha dato al 9%. La fuga dei "solo Lula" dal Pt ha riversato voti verso due candidati del centrosinistra, l'ambientalista Marina Silva e il laburista Ciro Gomes. Una faida interna alla sinistra che avvantaggia il grande outsider di questa tornata: Jair Bolsonaro.

2. L'ATTENTATO A BOLSONARO: IL TRUMP BRASILIANO

La campagna elettorale è stata insanguinata il 6 settembre, quando il candidato di estrema destra Bolsonaro è stato accoltellato durante un comizio a Juiz de Fora, nello Stato di Minas Gerais. L'autore è risultato essere un uomo di 40 anni con problemi psichiatrici. Bolsonaro, candidato col Partito Social Liberale (Psl), è stato ricoverato d'urgenza e il 13 settembre è stato operato con successo.

Il momento dell'aggressione a Bolsonaro.

L'attentato, come era prevedibile, ha aumentato considerevolmente il consenso del cosiddetto “Trump brasiliano”, che si è piazzato stabilmente in testa ai sondaggi. Il leader di estrema destra era dato al 22% prima dell'accoltellamento. Una settimana dopo è salito al 26%. Ex paracadutista militare, deputato dagli Anni 90 benché si presenti come un outsider, si dice a favore della tortura, di un alleggerimento delle norme sul porto d’armi e di una stretta sull’ingresso degli «sporchi migranti». Due giorni dopo l'attentato, ha pubblicato una foto su Twitter facendo il gesto del fucile per galvanizzare la sua base.

A livello internazionale, i punti di riferimento di Bolsonaro per suo stesso riconoscimento sono il presidente americano, la francese Marine Le Pen e l'olandese Geert Wilders. Le sue posizioni radicali e le sue dichiarazioni polemiche sulla "mano dura" nella lotta contro il crimine («se un poliziotto uccide 20 delinquenti non lo metto sotto inchiesta, gli do una medaglia») o i diritti delle minoranze («preferisco avere un figlio morto che gay») ricordano molto quelle del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. Lo stesso Matteo Salvini, dopo l'attentato, ha espresso la sua solidarietà: «Ci auguriamo che Bolsonaro si rimetta presto e diventi il nuovo presidente del Brasile. Esprimo la mia solidarietà alla sua famiglia e a tutto il popolo brasiliano».

3. IL PRESIDENTE TEMER SOTTO ACCUSA: SOFFRE IL PARTITO CENTRISTA

A rendere ancor più straordinaria la campagna elettorale è l'inchiesta per corruzione sul presidente in carica Michel Temer del Movimento Democratico (Mdb, di centro). Un magistrato del Supremo tribunale federale (Stf) ha dato fino al 28 settembre alla procura generale della Repubblica perché stabilisca se esistono gli estremi per incriminare il capo dello Stato. Secondo l'accusa, nel 2014 Temer ha intascato una tangente da 1,4 milioni di reais (poco più di 300 mila dollari) versata dalla Odebrecht, multinazionale edilizia brasiliana. Temer ha preso il posto della Roussef nell'agosto 2016 come vice della presidentessa, accusata di aver violato le leggi di bilancio. La popolarità del presidente centrista è sempre stata tra le più basse per la presidenza brasiliana, mai sopra al 20%. Ma, con un'eventuale incriminazione, il suo partito rischia di essere ulteriormente penalizzato. La candidatura di Henrique Meirelle del Movimento democratico non è mai riuscita a decollare e già ora fatica ad arrivare al 5%. In caso di rinvio a giudizio del presidente, potrebbe toccare percentuali da prefisso telefonico.

4. SFIDA PER IL SECONDO POSTO: SINISTRA DIVISA

Con forti possibilità che Bolsonaro passi al ballottaggio – il sistema elettorale brasiliano prevede due turni - si creerà dunque una versione tropicale dell'effetto Le Pen nelle ultime presidenziali francesi: il candidato che riuscirà ad affrontarlo al secondo turno sarà con ogni probabilità il vincitore finale. Anche perché il polemico ex militare ha sì una base solida, ma anche una percentuale di rigetto elettorale superiore al 43%. Ora, dunque, l'indicazione che si attende dalle inchieste è quale percentuale si riporterà su Haddad. I sondaggi finora sono stati poco favorevoli per il sostituto di Lula, anche se alcuni analisti elettorali sono più ottimisti su una sua possibile rimonta.

Fernando Haddad, il sostituto di Lula.

Ma Haddad dovrà fare i conti con due candidati di centrosinistra che, come lui, sono stati ministri nei governi di Lula e Roussef. Si tratta di Marina Silva, che incarna un mix politico e biografico tutto brasiliano - radici afro, analfabeta fino ai 16 anni, ambientalista, cristiana evangelica - e Ciro Gomes, candidato del Partito democratico laburista, un dirigente di lunga esperienza e assodato pragmatismo. Sul versante opposto, Geraldo Alckmin del Partito della social democrazia (Psdb, di centrodestra malgrado il nome) ha già cominciato a concentrare la sua campagna in attacchi costanti contro Bolsonaro, e il già citato Henrique Meirelle del Movimento democratico. Per aggiungere un'altra dose di incertezza, tutti i sondaggi indicano che, eliminata la candidatura di Lula, la percentuale di astensioni e schede bianche, già alta, potrebbe aumentare in modo esponenziale.

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