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TRUMPERIE
19 Settembre Set 2018 1200 19 settembre 2018

Perché sul caso Kavanaugh credo a Christine Blasey Ford

L'accusatrice del candidato alla Corte Suprema non ha alcun motivo di mentire. E poco importa se la presunta aggressione è avvenuta 40 anni fa. Non è questa la lezione del  #metoo? 

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Sono ormai settimane che un comitato di senatori democratici e repubblicani ascolta le deposizioni di Brett Kavanaugh che, se convince tutti, diventerà il prossimo giudice della Corte Suprema. Il nono re, praticamente. La Corte Suprema è l’organo giuridico americano che ha più potere in assoluto, e la paura del centrosinistra è che Donald Trump continui a proporre giudici conservatori in modo che possano cambiare molte delle leggi progressiste delle corti precedenti. Non è un caso che Kavanaugh, persona estremamente intelligente e preparata, sia contrario alla legge in supporto dell’aborto, per esempio, e che una analisi accurata lo descriva come il secondo giudice più conservatore presente nei tribunali di Washington. Durante le deposizioni, la sua credibilità è stata messa in discussione in due casi: il primo riguarda una lista di nomine di giudici democratici che lui non avrebbe dovuto avere perché non doveva essere a disposizione dei repubblicani e l’altro riguarda alcune discussioni che aveva avuto riguardo norme su torture e detenuti.

L'OUTING DI CHRISTINE BLASEY FORD E LE MINACCE DI MORTE

Poi, la settimana scorsa, è scoppiata una bomba: Christine Blasey Ford, docente universitaria di Psicologia, accusa Kavanaugh di violenza sessuale. In realtà, lo ha fatto lo scorso luglio con una lettera alla senatrice Dianne Feinstein, membro del comitato chiamato a decidere se Kavanaugh sia il candidato giusto per la Corte Suprema. Blasey Ford l'aveva anche implorata di mantenere l’anonimato per paura di ripercussioni. Feinstein dal canto suo aveva mantenuto il segreto, mandando la lettera-denuncia al Fbi. La settimana scorsa alcuni giornalisti hanno scoperto la notizia, e Miss Ford ha deciso di uscire dall’anonimato e di parlare. Ha raccontato, sottoponendosi anche a un test della verità, che negli Anni 80, durante una festa, Kavanaugh e un amico la chiusero in una stanza e il giudice tentò di violentarla, cercò di spogliarla, alzò la musica per coprire le urla e le mise una mano davanti la bocca. Fortunatamente, Ford riuscì a scappare. Ne parlò, anni dopo, alla sua terapista, che ha ancora gli appunti della triste confessione. L’evento le causò per più di cinque anni severi problemi psicologici, che sono sfociati in profonda ansia. Il suo outing però non è stato indolore. La docente è infatti stata oggetto di minacce di morte, la sua famiglia è stata costretta a trasferirsi e la sua email è stata hackerata. Ovviamente, Kavanaugh ha negato ferocemente le accuse. Alla fine, è la parola di lei contro la parola di lui, come sempre. L’avvocatessa della docente in Psicologia ha detto: «Se c’è una lezione da imparare dal movimento #metoo è che una vittima ha la possibilità di scegliere quando e come raccontare la sua vicenda, sapendo che dovrà affrontare un bagno di sangue». Rispondendo così ai molti conservatori che hanno provato a dire che non si dovrebbe rivangare il passato.

Il caso Kavanaugh spacca le donne e i media Usa

Due petizioni femminili di segno opposto, e due quotidiani autorevoli che si schierano agli antipodi: divide l'opinione pubblica il caso Kavanaugh , il giudice nominato da Donald Trump alla Corte Suprema ora accusato da Christine Blasey Ford, una docente di psicologia, di aggressione sessuale che sarebbe avvenuta nel lontano 1982.

L'AMERICA ASCOLTI LA VOCE DELLE VITTIME

La storia ricorda vagamente quella di Anita Hill, che nel 1991 accusò l’allora candidato alla Corte Suprema Clarence Thomas, che invece la passò liscia. La differenza fondamentale è il momento storico: l’America ha imparato a prendere queste accuse molto seriamente, soprattutto dopo il movimento #metoo, appunto, che ha mostrato il volto orribile di uomini di potere che si permettono di trattare le donne come oggetti. Non aiuta neanche il fatto che il presidente attuale, denunciato da più di una dozzina di donne di molestie sessuali, sia la persona che più appoggia la candidatura di Kavannaugh. Qualcuno chiede di annullare la candidatura, anche se con Trump alla presidenza i nomi suggeriti saranno comunque estremamente reazionari, per cui non cambierebbe molto. Ma il problema, a mio parere, è un altro: vogliamo davvero che persone accusate di stupro prendano per il Paese decisioni del calibro di quelle che prende la Corte Suprema? Non ne abbiamo abbastanza di uomini che ci rappresentano accusati di molestie sessuali? Certo, come in molti di questi casi, non ci sono abbastanza prove per stabilire la verità, che forse non sapremo mai. Ma, dati i tempi, tendo a credere a Ms. Ford, che comunque, non essendo in politica, non ha nessun motivo di dire il falso, e che ha ben più prove del giudice, compresi, come dicevo, gli appunti della sua terapista che risalgono al 2012. Lunedì 24 settembre, Ms. Ford e Brett Kavanaugh saranno ascoltati dal comitato. Speriamo che l’America abbia imparato ad ascoltare le vittime e ad agire di conseguenza.

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