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Il doppio filo che lega Russia e Israele in Siria

L'abbattimento dell'aereo non incrina i rapporti tra Mosca e Tel Aviv. Anzi, potrebbe rafforzarli. Ecco quali sono gli interessi incrociati delle due potenze nell'area. 

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La Russia minimizza l’incidente, perché le relazioni con Israele sono determinanti al fine di rendere permanente il suo ritorno in Medio Oriente e quindi al ruolo di grande potenza. Confermando i rischi e i pericoli che l’avventura militare siriana ancora comporta, l’abbattimento dell’aereo spia a largo di Latakia potrebbe semmai portare a un rafforzamento della partnership con Gerusalemme (o Tel Aviv, se preferite), nella prospettiva di soluzioni diplomatiche per il dopoguerra in grado di dare stabilità e prestigio alla posizione di forza riconquistata da Mosca sullo scacchiere internazionale dopo 25 anni di assenza. Le parole con cui Vladimir Putin ha ridimensionato l’episodio costato la vita a 15 militari russi definendolo «una catena di tragici eventi casuali» suonano come uno schiaffo al suo ministro della difesa Sergei Shoigu, che aveva dato tutta la colpa a Israele («un atto ostile, risultato di azioni irresponsabili da parte dei militari israeliani») e preannunciato ritorsioni. Al di là di ogni valutazione sui cortocircuiti ricorrenti ai vertici del regime di Mosca, la correzione del tiro non lascia dubbi: le contromisure si limiteranno ad «assicurare ulteriormente la sicurezza del nostro personale e delle nostre installazioni in Siria», ha detto Putin. E una telefonata col primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha subito disinnescato la crisi.

L'ACCORDO TRA ISRAELE E RUSSIA RESTA INTATTO

L’accordo di deconfliction con Israele resta intatto: nessuna interferenza sull’azione russa per ridare tutta la Siria a Bashar al-Assad, in cambio del via libera di fatto alle azioni di Israele sul territorio siriano contro gli obiettivi legati all’Iran e alla sua emanazione libanese, Hezbollah. Negli ultimi 18 mesi sono stati oltre 200 i raid degli aerei con la stella di David su bersagli di questo tipo, hanno reso noto fonti militari israeliane. La Russia non ha mai davvero protestato. I contatti costanti tra le forze armate e i servizi di sicurezza dei due Paesi hanno sempre evitato scontri diretti. Il ricognitore Yl-20 abbattuto il 18 settembre è stato vittima dei sistemi anti-aerei in mano all’esercito di Assad, non del fuoco diretto israeliano. «Israele e Russia hanno molti interessi in comune, in Siria», spiega a Lettera43.it Andrei Kortunov, direttore del Consiglio russo per gli affari internazionali, un centro studi del Cremlino. Per la Russia, il maggiore di questi interessi è quello di poter essere il broker di un futuro accordo di pace di Gerusalemme con Damasco. Per Israele, è il ritorno delle milizie di Hezbollah in Libano, a guerra finita. A una distanza maggiore possibile dalle di fatto annesse ma tuttora disputate alture del Golan. Quella tra Mosca e Gerusalemme non è un’alleanza, ma una relazione fondata sugli interessi nazionali delle due parti. Ciò le garantisce un grado di stabilità sufficiente per sopportare le pesanti divergenze sul ruolo dell’Iran nella regione.

Fin dall’inizio delle operazioni militari intraprese per soccorrere Assad, la Russia ha mantenuto contatti stretti con Israele, evitando che il partner si sentisse minacciato dal dispositivo bellico che Mosca stava costruendo in Siria. Ha dimostrato di tenere in considerazione i timori di Israele per la sua sicurezza. Nel 2013 cancellò il previsto rifornimento di sistemi di difesa anti-area S-300 a Damasco, su esplicita richiesta di Netanyahu. Non ha rifornito di armi Hezbollah, e ha insistito perché l’esercito di Assad non trasferisse a Hezbollah gli armamenti con cui lo riforniva. Eppure la milizia filo-iraniana è stata e rimane l’alleato più efficace dei russi per le operazioni sul terreno in Siria. Il corteggiamento a Gerusalemme era iniziato già prima del conflitto siriano. Nel 2010, mentre la retorica anti-israeliana dell’allora presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad raggiungeva il culmine, la Russia aveva sospeso la consegna di sofisticati sistemi di difesa missilistica a Teheran, che li aveva già pagati. Una conferma della relativa solidità di rapporti costruiti nel tempo sul piano diplomatico e continuati con la collaborazione per evitare incidenti diretti sul teatro bellico arrivò quando, nel marzo del 2014, l’Assemblea generale dell’Onu condannò la Russia per l’annessione della Crimea: Israele si astenne. E non partecipò alle sanzioni contro Mosca.

LE PRESSIONI DI NETANYAHU IN CHIAVE ANTI-IRANIANA

Israele conta sulla possibilità che la Russia riesca a garantire che nella Siria post-bellica non siano presenti forze militari straniere, a parte le sue. In particolare, Netanyahu da almeno due anni insiste con Putin affinché non sia permessa una presenza iraniana nella forma di una base navale sul Mediterraneo o di installazioni di Hezbollah e di altre milizie sciite nel Golan. La Russia appare disposta ad accettare queste richieste. L’alleanza con l’Iran resta prioritaria, ma a Mosca si ritiene di poterla gestire tenendo conto delle esigenze israeliane. «I russi considerano l’Iran una società complessa, con un sistema politico elaborato e caratterizzato da contrappesi», scrive il direttore del think tank Carnegie di Mosca Dmitri Trenin. «L’esperienza di Mosca con i leader iraniani suggerisce che - sebbene siano tipi difficili - facendo leva su interessi nazionali, economici o personali, un modo di trattare con loro si trova sempre». A Gerusalemme si scommette su questa expertise. Ai tempi dell’Unione Sovietica, Israele era l’avversario per antonomasia di Mosca in Medio Oriente. Oggi è un partner indispensabile per la sua politica militare e diplomatica in una regione dove Mosca è tornata senza una grande strategia. Col solo obiettivo di proiettare di nuovo la sua potenza sulla scena internazionale, al livello più alto. L’affidabilità di Israele come partner è corroborata da motivi economici di alta rilevanza strategica: da 10 anni l’industria della difesa russa compra tecnologia israeliana per i droni. Lo Stato ebraico è diventato la fonte di approvvigionamento pressoché esclusiva di Mosca nel settore. A confortare la stabilità delle relazioni ci sono anche le affinità culturali: il russo è la lingua non ufficiale più diffusa in Israele. Lo parla un milione e mezzo di persone, ovvero circa il 20% della popolazione. Effetto dell’imponente immigrazione dall’ex Urss.

OGNI ESCALATION IN SIRIA DANNEGGEREBBE MOSCA E TEL AVIV

«Forse, dopo l’abbattimento dell’areo e la tragica perdita di vite, le relazioni tra Russia e Israele si rafforzeranno ancor più», suggerisce Trenin. La previsione potrebbe avverarsi, perché l’incidente dell' Yl-20 niente toglie alle ragioni di questa partnership inedita nella storia della diplomazia, mentre rende sempre più necessaria la collaborazione. Si tratta di evitare che nei pericolosi cieli della Siria, dove scorrazzano gli aerei da guerra di almeno sei Paesi (Russia, Israele, Siria, Turchia, Gran Bretagna, Usa), si verifichino eventi incontrollati con conseguenze letali. Non solo perché Mosca ha perso almeno 20 aerei e i relativi equipaggi dall’inizio delle ostilità. Ma perché ogni escalation, involontaria o provocata, renderebbe impraticabili gli obiettivi di Vladimir Putin in Medio Oriente. E attenterebbe alla sicurezza di Israele.

19 Settembre Set 2018 1600 19 settembre 2018
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